Pubblicato dal 2003 in Bologna.

Eccomi

Utente: Serghei24
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!

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lunedì, dicembre 29, 2008
Russia: previsioni per il 2009-2010


Nell’incertezza attuale data dalla crisi economica, è possibile intravedere il corso del paese più grande del mondo nell’anno venturo. Non appena i fuochi d’artificio si spegneranno sopra le cupole di san basilio.


* Il duopolio al governo del paese fra il presidente Medvedev e il primo ministro Putin, dovrà passare il suo test più difficile: fronteggiare la crisi economica e il crollo del prezzo del petrolio e del gas, evitando la svalutazione del rublo e una crisi finanziaria.
* Un fallimento nel prevenire la crisi destabilizzerà il sistema politico russo, molto più fragile di quanto possa apparire da fuori.
* Il raffreddamento nei rapporti con la comunità internazionale a seguito della guerra contro la Georgia, è stato minore di quanto si poteva attendere. Putin e Medvedev hanno saputo limitare al massimo i danni (o gli occidentali non avevano alcuna voglia di litigare). Ma il peggioramento dei rapporti con l’Occidente c’è stato e durerrà a medio lungo termine.
* Questione cruciale sul miglioramento o peggioramento dei rapporti russo-occidentali è l’allargamento della NATO all’EST. Il nuovo presidente americano Obama non è stato chiaro su quale sia la sua vera posizione sull’allargamento.
* La previsione di crescita del PIL è in rallentamento dal 8% del 2008 a 4% nel 2009-2010 ed è il riflesso della crisi mondiale e dei prezzi bassi di gas e petrolio. Alto il rischio di una svalutazione del rublo che avrà ripercussioni su tutta l’area del CSI.
* La domanda interna per i beni è molto debole, ci sarà una riduzione del famoso surplus di bilancio, si renderanno necessari tagli nel settore pubblico.

Postato da: Serghei alle 19:02 | link |
economia, russia, 2009

domenica, dicembre 28, 2008
Lukashenko, ci sa fare.

Lukashenko gioca d'astuzia. Dato per spacciato lui e il suo regime solo qualche anno fa, adesso diventa un crucevia dello scontro russo americano. Lottano entrambi per "l'anima della bielorussia". Dopo la promessa di un prestito varato in via eccezionale dagli Stati Uniti, Mosca ha risposto ribassando il prezzo del gas per il 2009. Gazprom ha comunicato di essere disponibile a fornire il gas a Minsk a un prezzo inferiore a quello prevvisto nel contratto stipulato solo un paio d'anni fa. Sì, più caro che nel 2008 ma meno di quanto i bielorussi si aspettavano di dover pagare.

La mossa russa è di facile lettura. Putin cerca di tenere nella sua sfera il dispotico regime di Lukashenko, dopo che questi ha fatto aperture all'Europa e agli Stati Uniti.

Lukashenko sta sfruttando l'insperata occasione al massimo, alzando il suo prezzo. Ha già incassato un prestito di 2 miliardi di dollari (in cinque anni) dai russi ma non ha riconosciuto l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e Abkhazia come prevvisto negli accordi. Riconoscere le due regioni separatiste per cui la Russia e la Georgia hanno combatutto una guerra, avrebbe significato dare un duro colpo ai suoi "troieggiamenti" (definizione di un giornale russo) con gli americani.

Insomma, ultimo regime d'Europa. Condannato dalla storia secondo molti, ma ancora saldamente in sella dopo quasi vent'anni.

Lukashenko, ci sa fare.

Postato da: Serghei alle 17:31 | link |
usa , russia, bielorussia

sabato, dicembre 27, 2008
Russia nella morsa della crisi

La Russia ha gettato al vento un quarto delle proprie riserve in valuta straniera per rallentare il crollo del rublo. La fuga dei capitali stranieri, il crollo del prezzo del petrolio e la crisi internazionale ha provocato un’improvvisa svalutazione della moneta russa.
Ogni russo ha ancora in mente la crisi del 1998 quando il rublo praticamente perse ogni valore diventando carta straccia. Con lo stipendio di un mese compravi un pacchetto di sigarette. Putin ha promesso che ciò non si sarebbe ripetuto. La banca centrale ha speso 100 miliardi di dollari nell’inutile tentativo di frenare la svalutazione del rublo. Nonostante ciò, per la prima volta, l’euro ha superato la barriera dei 40 rubli. Alla banca centrale regna panico più totale, scrive Kommersant.

Sorprendentemente, il basso prezzo del petrolio e la svalutazione del rublo non sono argomenti centrali dei tg. Troppo occupati a descrivere con compiaciuta minuziosità le conseguenze della crisi negli States con titoli quali “Aumentano furti nei supermercati” e “Disoccupazione ai livelli record negli Stati Uniti”.

Conseguenza della nuova legge sulla stampa che consente alla cosiddetta Autorithy di chiudere giornali e radio senza alcuna ulteriore formalità. Kommersant stesso è stato avvisato dalla Autorithy di “non scrivere in maniera troppo pessimistica sulla crisi”. Ci vuole più allegria e spensieratezza.

Ma l'allegria e la spensieratezza non possono celare la lezione politica forse più importante di questa crisi. L'orso che rinasce, che fa tanto paura all'Europa,  è caduto in ginocchio. E' bastato un solo colpo di freddo per far ammalare il gigante. Una lezione, prima di tutto, per il leader russo, chiunque esso sia.

Postato da: Serghei alle 15:00 | link |
economia, russia, mass media, crisi economica

domenica, dicembre 21, 2008
La rinascita di Lukashenko

    Anche se è considerato l'ultimo dittatore d'Europa, Lukashenko gode di una certa popolarità nel suo paese. Non avrebbe resistito per tutti questi anni sotto embargo economico ed isolamento internazionale.
    La sua popolarità si basa su un stato sociale di stampo sovietico. E' un welfare, come diremmo qui, molto costoso ma anche molto popolare. Per pagarlo, negli anni passati, Lukashenko speculava sul gas. Comprava ad un prezzo a lui riservato il gas da Mosca, e lo rivendeva al prezzo di mercato in Europa. Con il plusvalore pagava stipendi, pensioni e assegni di invalidità. Poi Putin mise fine ai pasti gratis.
    Putin raddoppiò dal giorno alla notte il prezzo del gas e liquidò definitivamente, anche se non sulla carta, quello strambo istituto dell'Unione fra la russia e bielorussia. Era un vecchio sogno di Lukashenko. l'unione russo bielorussa, che aveva proposto quando ancora al Cremlino sedeva un malandato Eltsin. L'intento malcelato era di formare un unico governo russo-bielorusso con Eltsin presidente e Lukashenko vicepresidente. Poi non appena Eltsin avrebbe avuto un attacco di cuore...
Era nell'ambito di questa unione che Minsk ha goduto di molti vantaggi, fra cui il ridicolo prezzo del gas pagato a Mosca. Putin commentò il futuro di quest'associazione con la sprezzante battuta: "bisogna scacciare la mosca dalla polpetta".
    Lukashenko ha fatto buon viso a cattivo gioco. Ha minacciato, per salvare le forme, di interrompere il transito del gas verso l'europa, di aumentare l'affitto delle basi militari russi sul suolo bielorusso, di introdurre un regime di visti per i cittadini russi. Ma alla fine, accettò l'aumento del gas senza colpo ferire.
    Chiamò da Londra una costosissima agenzia di pubbliche relazioni per rilanciare la propria immagine in occidente. Si parlò di milioni di sterline pagate. Cambiò look, iniziò ad indossare abiti di taglio occidentale, a sorridere in tv, alle olimpiadi si portò il figlio di cinque anni. Iniziò a lanciare segnali di apertura all'Occidente.
    Notizia di questa settimana, ha chiesto un prestito di 5 miliardi di dollari agli Stati Uniti che non hanno ancora fatto sapere la loro risposta.
    Pensare che non sono lontani i tempi in cui Lukashenko sbraitava con la bava alla bocca, definendo l'Occidente "un cane rabbioso", "un virus che corrompe e uccide" e bollava i suoi vicini ex sovietici come "traditori passati al nemico" reclamandone la fucilazione dei governi.
    Oggi è lui, il padre dei bielorussi, col cappello in mano, che batte cassa dal nemico. Sperando che anche questo ultimo sia interessato a scacciare la mosca dalla polpetta russa.

Postato da: Serghei alle 11:12 | link |
russia, bielorussia, lukashenko

sabato, novembre 22, 2008
I Lettoni arrestano economista russo per aver

Lettonia è un paese dell'Unione Europea. Non so se esiste un precedente per l'arresto di un economista al seguito di un suo editoriale. E' la situazione paradossale in cui si è trovato a Riga l'Economista, di origine russa, Dimitrij Smirnov (foto in basso), professore associato alla Scuola Superiore di Studi Economici Ventspiliskij, prestigiosa università privata di Riga. Smirnov ha pubblicato un editoriale sul giornale lettone Ventas balss in cui sosteneva: in questi tempi di crisi è fortemente sconsigliato di tenere i propri investimenti e risparmi nella moneta locale, il lat. Smirnov consigliava di trasformare i propri risparmi in dollari, in quanto - lui scriveva - è forte il rischio di una svalutazione improvvisa del lat. Il Lat, secondo lui, è aganciato in modo artificioso e per precise volontà politiche al corso dell'euro quindi è sopravalutato.

Al seguito dell'uscita del articolo la Banca Nazionale Lettone ha emesso un secco comunicato stampa in cui prometeva  "agire risolutamente contro ogni speculazione e ogni provocazione da parte di individui con secondi interessi finalizzati a creare un ingiustificato panico nel pubblico e colpire la credibilità del sistema bancario nazionale". Specificando, nel comunicato stampa, che il lat è più stabile che mai e che la Banca nazionale immeterà una cifra imprecisata di soldi a sostegno del valore del lat.

In tanto la paranoia dilaga. Leader politici lettoni parlano alla tv apertamente di una congiura russa per distruggere il sistema economico lettuano. Smirnov è arrestato dal servizio segreto (Kommeranst) e trattenuto due giorni in carcere come "persona informata dei fatti". Il capo dei servizi segreti lettoni parla di un sedicente piano segreto russo che il giorno X avrebbe riempito i cellulari dei lettoni con SMS allarmati sul immediato crollo del lat e consigli di acquistare al più presto dollari,
seminando il panico e provocando un collasso economico. Paranoia pura.

Il lata vale oggi 0.70 lata/€  ma la Banca nazionale ha ammesso la richiesta sempre più maggiore di valuta straniera, specificando di avere riserve valutarie per 5,4 miliardi di dollari (Kommersant).

Il povero Smirnov nel fratempo è stato rilasciato con il divieto di espatriare e il passaporto sequestrato. E' rinviato a giudizio secondo il famigerato articolo 194.1 del codice penale lettuano "Diffusione di notizie caluniose sullo stato del sistema finanziario nazionale". Con il 194 lettuano si può mettere in galera metà degli editorialisti del Sole 24 ore e della Bocconi. Accade in Unione Europea. Lettonia.

Il famigerato 194.1ha già colpito in passato. In ambiti più improbabili. Oltre al povero economista russo, ci è cascato il solista del gruppo musicale baltico
Putnu balle. Si tratta di quei gruppi che spaccano le ghitarre sul palcoscenico per la gioia di un pubblico estasiato. Valters Frindebergs, e lui è lettone mica russo, fa parte del complotto russo. Durante la pausa in un concerto, Frindebergs, ha scherzato sulla situazione nelle due banche nazionalizzate durante la crisi, la Parex Banka e la Latvijas Krajbanka. Ha concluso il siparietto con le seguenti parole: "adesso vorrete correre ai sportelli bancomat più vicini. Ma prima aspettiate almeno che finiamo di suonare". Frindebergs è stato arrestato ed è in attesa del giudizio insieme a Smirnov.

Per una volta sono d'accordo col Ministero degli esteri russo. "L'arresto e la detenzione del prof. Smirnov non è solo un gesto selvaggio ma controproducente".

A Mosca presso l'Istituto degli Studi economici sono d'accordo con Smirnov: il lat crollerà. "Nessuna valuta può crollare a meno che è stata, fino a quel momento, sorpavalutata. - dichiara prof. Sonin a Kommersant. "Di fatto il governo lettuano ci ha confermato che il lat è sopravalutato richiedendo aiuto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Centrale Europea per sostenere il valore della loro moneta. Ricordo che la Moody's ha già abbassato il raiting dei paese baltici per la terza volta consecutiva".

Dire queste cose in UNIONE EUROPEA si rischia la galera. Articolo 194.1 codice penale lettuano.


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Коммерсантъ. Издательский дом
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Postato da: Serghei alle 12:51 | link |
economia, unione europea, lettonia, riga, smirnov, lat , sonin, putnu balle, parex banca, latvijas krajbanka

venerdì, novembre 21, 2008
BBC denuncia torture russe in Inghusezia

Un interessante reportage è andato in onda sulla BBC. Richard Galpin ha visitato in incognito l'Inguscezia una repubblica che fa parte della Federazione Russa. Nell'Inguscezia, come in Cecenia, da anni va avanti una guerra silenziosa contro i cosidetti terroristi islamici. Col termine "terroristi" le forze russe intendono non solo vere e proprie cellule terroristiche legate ad Al Qaeda e che hanno un progetto di instaurazione di uno stato islamico radicale, ma anche una qualunque forma di dissidenza o movimento di autodeterminazione nazionale. Bisogna sempre tenere a mente questa specificità russa nell'uso del termine "terrorista".

Galpin ha visitato le famiglie di persone torturate e uccisi dalle forze di sicurezza russi. Una famiglia, per esempio, sosteneva che il loro parente è stato fucilato solo perchè era un musulmano praticante. Probabilmente, il parente, era coinvolto in qualcosa di più grosso che "essere semplice praticante". Ma sicuramente, come molti blog italiani denunciano da tempo, quando si tratta di fare giustizia sommaria ne fanno le spese le persone più innocenti.

Appare sullo schermo Nazrani Tamerlan presentato come sopravissuto alle torture russe. "Ci picchiavano in testa, in faccia, ci pungolavano con aghi sotto le unghie. Ho visto che ad alcuni ragazzi venivano "affilati" i denti" - racconta Tamerlan. Tamerlan sostiene di essere stato fermato perchè nel suo villaggio è stato ucciso da ignoti un poliziotto russo. Dopo essere stato tratenuto, Tamerlan è stato liberato senza che gli fosse stata formulata alcuna accusa.

Il rappresentante delle forze russe sostiene che in Inghuscetia è in corso una lotta contro il cresente terrorismo islamico che ha lo scopo dichiarato di insaturare una repubblica islamica nel Caucaso. Avrebbe fatto piacere sentire anche un analisi russa sul perchè, negli ultimi anni, ci sia stata la nascita di un forte movimento islamico, che evidentemente gode di simpatie presso una parte della popolazione per continuare ad esistere e crescere, nonostante anni di "lotte al terrorismo".

Aushev è un oppositore politico al presidente attuale dell'Ingushezia. "Siamo in guerra civile. Sempre più persone vengono da me con la richiesta di organizzare un referendum per la separazione dalla Russia. 80% della popolazione è delusa da Mosca". La statistica di Aushev sembra un po' troppo altina.

Buzurtanov è un altro politico noto della Repubblica. "Noi riteniamo che l'atteggiamento delle forze russe manchi di professionalità, razionalità e scopo. Conosco perfettamente come lavorano. Basta che qualcuno senta delle voci che una persona è legata alla resistenza che questo cittadino sarà fatto oggetto di persecuzioni e può sparire senza lasciare traccia. Non abbiamo idea di quanti articoli della Costituzione vengano violati ogni giorno."

Seguono interviste a persone "della strada". I commenti sono speranziosi che l'appena avvenuto cambio ai vertici della Repubblica possa aiutare a fermare una guerra civile latente.

Rettoricamente, Galpin, si chiede se sarà sufficiente cambiare il leader per far migliorare la situazione in una delle repubbliche più martoriate della Russia.

Il reportage può essere visto in internet solo nella versione russa. Ma le immagini sono eloquenti anche per lo spettatore italiano. (BBC avvisa in russo di non visionare il materiale alle persone impressionabili).

Postato da: Serghei alle 18:35 | link |
russia, inguscezia, ingushezia

giovedì, novembre 13, 2008
Italia sabota l'indipendenza energetica europea (d'accordo con la Russia).

Una volta eravamo il paese più europeo d'europa. Adesso siamo il più ambiguo. Remiamo di nascosto contro il resto della squadra. Lo facciamo nel settore strategico dell'energia.

L'europa dipende per il 25% delle proprie forniture dal gas russo. L'ingresso di nuovi paesi nella Ue, ha complicato ulteriormente il quadro. Sei dei nuovi paesi europei dipendono per oltre l'80% dalle forniture russe. La nuova politica russa, iniziata da Putin, ha portato la Russia in linea di collisione non solo con gli Stati Uniti ma anche i valori europei. La guerra in Georgia è l'ultimo e più grave episodio di una rapida e violenta risurrezione politica ed economia di Mosca. Perciò è forte negli ultimi anni lo sforzo comune europeo a cercare --almeno a parole-- una maggiore indipendenza dal gas russo, in quanto la Russia crea perplessità come partner affidabile e serio. L'apice di questo sforzo comune europeo nella politica energetica è l'alquanto fumoso progetto Nabucco.

Ribatezzato così perchè i suoi promotori hanno festeggiato la nascita del progetto ritrovandosi a Vienna ad assistere ad una rappresentazione di Verdi, è un gigantesco progetto per un gasdotto alternativo ai russi che dovrebbe collegare i fornitori del gas asiatici all'Ue tramite la Turchia. I dati sono impressionanti: oltre 3000km di estensione per collegare i pozzi del Mar Caspio all'Europa, fine dei lavori prevvisto per il 2012.

Se ne parla poco ma in un'UE incapace spesso di avere posizioni comuni su questioni strategiche, come la guerra in Iraq e in Georgia; in un'Ue accusata di essere un gigante economico ma un nano politico, Nabucco è il più grande progetto europeo comune mai intrapreso fuori dai confini europei e le cui finalità sono strategicamente importanti.

I russi, ovviamente, non sono stati a guardare e hanno varato il progetto concorente South Stream. Il succo è convincere i paesi asiastici, tutti ex unione sovietica, nel 2012 non pompare il gas in Nabucco ma in una rete alternativa (che si sta costruendo in fretta e furia) finanziata e controllata dai russi. A sorpresa si è fatto avanti un partner europeo: l'Italia con l'Eni.

 South Stream è costruito assieme all'Eni e avrà lo sbocco in Puglia.

Così l'Italia finanzia, tramite l'Europa, il progetto Nabucco. E tramite l'Eni il progetto concorrente South Stream. Uno allegerirà la dipendenza energetica europea dalla Russia, l'altro lo rafforzerà.

D'altronde siamo o no il paese che ha sempre iniziato la guerra da una parte e la finiva dall'altra. Vale anche per la guerra energetica.

Postato da: Serghei alle 15:36 | link |
italia, gas , gazprom, eni , nabucco, mar caspio

mercoledì, ottobre 08, 2008
Arrivederci, SPS

Un'altro colpo duro si abbatte sulla fragile democrazia russa. Uno dei partiti simbolo dell'epoca eltsiniana, l'Unione delle Forze della Destra (SPS), si scioglie. SPS con Jabloko e i Comunisti dell'ex PCUSS hanno svolto il difficile ruolo dell'opposizione nella russia moderna. Senza accesso alla televisione, senza possibilità di manifestare, distribuire i volantini davanti ai supermercati (perchè i comuni non danno i permessi) è molto difficile far sentire la propria critica alla politica del governo. E' difficile anche ottenere la sala per farci i propri congressi, perchè i proprietari temono vendette "mascherate" del Cremlino. Non fu raro nel passato "accertamenti fiscali" sugli proprietari che concedavano in affitto sale ai partiti dell'opposizione.

SPS rimase senza i finanziamenti. Nel sistema politico russo non ci sono finanziamenti pubblici. Oguno si finanzia da solo. Il partito pro cremlino, è noto, usa persino i soldi delle tasse dei cittadini per pagare le proprie campagne elettorali. Gli osservatori internazionali hanno denunciato più volte queste storture del sistema. SPS fu finanziata largamente da Hodorkovskij, ex titolare del colosso petrolifero Yukos, finito in galera con generiche accuse di "evasione" e che la vox populi voleva candidato alle presidenziali contro Putin, proprio nelle liste del SPS.

SPS fin dalla sua fondazione si appoggiava sul ceto moderato e benestante che caratterizza la popolazione urbana di Mosca e San Pietroburgo. Fra i suoi leaders ci sono stati figure emblematiche dell'epoca di Eltsin come il riformista Nemtsov e Gaidar, accusati spesso ingiustamente davanti all'opinione pubblica di essere gli artefici del grande assalto alle aziende pubbliche dell'ex Unione Sovietica, venduti per spiccioli a ignoti imprenditori negli anni '90. Fortune immense furono spartiti con meccanismi oscuri e di dubbia legalità.

SPS rappresentava il ceto moderato, la middle class, che in Russia non ha mai avuto idee chiare e un progetto politico. E' un ceto moderato che chiede allo Stato un mercato libero, la certezza delle leggi, la lotta alla corruzione ma spesso appoggia la deriva autoritaria della Russia. Come fa uno Stato autoritario, al di sopra della legge, che non rende conto a nessuno delle proprie azioni a creare un mercato libero, tutelato dalla certezza della legge? Non lo potrà mai fare.

SPS per tutte queste ragioni ha rischiato di rimanere fuori dalla Duma. La scissione di ieri certifica una lunga frattura nel partito fra i cosidetti "pragmattisti" che vogliano collaborare con Putin e scendere ai compromessi per sedere nella Duma, e i gli "idealisti" che reclamano una opposizione dura, anche fuori dalla Duma, alla deriva autoritaria del Paese.

L'ala pragmattista si unirà in un nuovo progetto di partito di Destra pro Cremlino, l'altra ala andrà a riempiere l'eterogenea area di opposizione extraparlamentare russa. Quella che va dallo scacchista Kasparov ai gruppi anarchici borderline. L'epoca di Eltsin è finita definitivamente.

Postato da: Serghei alle 13:31 | link |
russia, eltsin, sps , politica russa