
"La Sovranità deve essere autocratica. Nessuna altra forma di governo se non l'accentramento di tutti i poteri nella nostra persona è compatibile con le dimensioni di uno stato grande come il nostro...Qualsiasi altra forma di governo non sarà solamente dannosa, ma assolutamente distruttiva per la Russia". Caterina la Grande, Zarina delle Russie.
(Notate la sottile tecnica di sputanamento: accostare una citazione autarchica di Caterina alla foto di Putin)
Economist si dimentica sempre i peli sulla lingua, consiglio il reportage sulla russia putiniana.
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Che bravi ragazzi che eravamo.
E' un Mubarak pieno di ricordi, quello che rilascia oggi un'intervista a Izvestja. Il Presidente Egiziano non brillerà per la democrazia e rispetto degli diritti umani però, e dovrebbe compensare, è coraggioso. Ha mangiato un gelato a 20° sotto zero.
Ipse Dixit:
"Sono arrivato al potere in una situazione molto difficile. [dopo l'assassinio di Sadat] Ho dovuto prendere la responsabilità del paese. Perchè il potere non è un divertimento, come pensa qualcuno, ma una responsabilità."
Qualcuno pensa: meglio comandare che fottere. (proverbio siciliano).
"Il terrorismo è nato in Afghanistan, dopo l'invasione sovietica. Gli uomini che furono addestrati in quella circostanza, sono diventati terroristi. ho già proposto una conferenza mondiale sul terrorismo. Però consideri questo: alcune personalità uccidono, mettono ordigni, distruggono e non si può farci niente. Commettono i crimini nei loro paesi poi corrono in Europa dove li danno protezione e alloggi."
Penso - ed è un consiglio per continuare insieme la lotta al terrorismo internazionale - è necessario mettersi d'accordo col sig. Mubarak sul epistomologia del termine terrorista. Probabilmente sarà sorpreso che, colui chi scrive un articolo contro di lui, non è tecnicamente un terrorista. Poi ci si potrà mettersi d'accordo, tanto di questi tempi...
"Si, ho studiato nell'accademia militare di Frunze [la più prestigiosa accademia militare sovietica] e sì, è vero, mi piace la cioccolata russa. La ringrazio per averne portato una scattola."
Vespa, impara!
"Grazie per il complimento. Sono in forma perchè giocavo a calcio. E poi la nostra squadra perse e misero quasi tutti in galera. Da quella volta non gioco più a calcio".
Sembra una battuta, ma non lo è.
"Sono in perfetta forma perchè mangio leggero. Il cibo pesante, piccante - sopratutto in estate - fa venire sonno. Formaggio bianco, fagioli, pomodoro - sono in cima alla mia lista."
Mi raccomando con quei cioccolatini.
Qui in un'assolata Emilia, nei paesini persi nella pianura, planiamo ormai a fine campagna elettorale. Se campagna elettorale si può chiamarla.
Gli anziani spettegolano, sotto i tendoni del bar. E li chiamano già sindaco e giunta. I postini distribuiscono, sotto banco, i cartoncini delle preferenze, e ci ingrassiamo nelle cene elettorali. Tortellini a volontà.
Vi farò sapere, come è andata.

Una proposta per il manifesto di una agenzia di lavoro temporaneo. Non sarà accolto, sospetto. Ci sono diversi contradizioni che avrei voluto far passare: cercano un esercito di executive manager, e c'è ancora qualcuno che lavora con qualcosa di diverso da un telefono e business card? Per la legge dell'economia, da qualche parte, sì. Ci dovrebbe essere.
Se il lavoro è un diritto, come affermava il gestore, si può accettare un lavoro a tempo? Un diritto a tempo? E se l'economia ce la impone, non dovremmo rivedere il il binomio lavoro-diritto?
Mah.
La foto è di McCallun, fotografo che legò il proprio nome alle storiche riprese dei luoghi di lavoro: fabbriche, miniere. I testi giù, sono annunci veri, presi a caso dal database dell'azienda.![]()
Do ut des. (per citare Alain, nei commenti).

Ieri ho fatto un po' di teoria. Su chi sia stato immolato dalla Rice sull’altare del appoggio russo alla risoluzione Onu per l’Iraq.
Oggi, dietrologo più che mai, osservo divertito, sui giornali, la messa in pratica. Igor' Ivanov, Presidente del Comitato per la Sicurezza Nazionale, ha fatto un blitz di ventiquattro ore a Tbilissi, capitale della Georgia. Evidentemente, sul primo aereo dopo la partenza della Rice.
Con Saakashvili - riporta l'edizione on line di Izvestja odierna - hanno avuto "scambi di vedute su un ampio ventaglio di questioni ". Il Primo Ministro georgiano, Zuraba Zvanie, ha riassunto questo “ampio ventaglio di questioni” in "Si è parlato principalmente della questione adjariana". E ha definito la visita come “inaspettata”.
E mentre un inaspettato Ivanov si scambiava vedute su un ampio ventaglio di questioni, con Zvanie e Saakashvili, a Mosca, il presidente della Commissione Parlamentare per gli Affari Esteri, non rubava il suo stipendio.
"Abbiamo seri preoccupazioni che [...] la Georgia possa gestire la questione nel modo peggiore". “Con l'aiuto della Russia là è stata indicata una via verso la stabilizzazione, che ha evitato uno spargimento di sangue su scala massiccia".
La soluzione indicata dalla Russia è un'indipendenza de facto della regione. Monetaria, politica, militare. E poi più in là, quando le acque si calmano, un referendum.
Saakashvili sta cercando di portare avanti una forte politica di riconquista di tutte le regioni del paese. E sarebbe anche un fautore di un progressivo sganciamento della Georgia dalla zona di influenza russa per volteggiare verso l'Europa e gli Stati Uniti. Questi ultimi l’hanno già accoltellato alla schiena sull'altare dell'Iraq, l’Europa dovrebbe farlo presto su quello della indifferenza.
Spengo ora anche io i fari sulla Adjaria - da bravo europeo - senno si rischia di diventare un covo di specialisti.
Che però, all’ombra dei media internazionali, ci saranno laggiù grandi via e vai in aereo di un accigliato Ivanov, a scambiarsi vedute “su temi di largo respiro”, è una certezza.
Come l'Iraq.
Condoliza Rice confessa: abbiamo trovato un accordo.

(la foto non centra niente, però mi piaceva).
L’arrivo della Consigliera del Presidente americano, da Berlino, a Mosca è stato accolto con livore e rabbia trattenuti a stento. Non per la questione irachena, su cui, pensando, la Rice si era affilata le unghie, bensì per “le relazioni americane verso i paesi del CSI [Comunità degli Stati Indipendenti, non il telefilm] e del vicino Caucaso”, cito dal comunicato del Cremlino, via Interfax.
Ovvero la mano (la manna) degli americani nel reprimere le ambizioni indipendentiste della Adjaria -- regione a predominanza russa -- a Saakashvili, presidente georgiano. Regione che il Cremlino sta meditando di annettere, alla chetichella, alla Federazione. Imbastendo qualche referendum o simili.
Rigurgiti del zarismo.
Le priorità della due capitali sono differenti. Washington è impantanato in Iraq, il 30 giugno, Brahimi, i governi provvisori, gli attentati, Abu Ghraib. Etc.
Mosca ha già lasciato perdere da un pezzo la situazione irachena, rivendicando di tanto in tanto il diritto-dovere di accappararsi qualche contratto. E' impegnato in altre faccende, e all’ombra dei fari mediatici.
La “riorganizzazione” della repubblica Cecena, dopo l’attentato al filo putin Kadyrov. Sul come la si sta portando avanti, ha scritto divertentissime corrispondenze la prima penna di Moskovskie Novisti, Igor’ Najdenev. Divertenti ed amare, nella migliore tradizione del giornalismo russo. (Penso che nella blogosfera italiana, CeceniaSOS stia seguendo la situazione).
Poi, Mosca, è occupata a mettere i bastoni diplomatico-economico ai nuovi paesi membri della NATO. E ad impedire – in una disperata corsa contro il tempo – che anche i paesi del CSI possano avanzare la loro candidatura. E non è facile, credetemi.
Poi c’è la Georgia. Là forse gli interessi americani e russi si sono scontrati in modo più diretto. Finora.
E’ probabile che gli aiuti americani a Saakashivili – economici e di consulenza militare – iniziano a diminuire sensibilmente. Ed è sempre probabile che l’inviato di Mosca, all’Onu, alzerà svogliatamente la mano su qualsiasi pezzo di carta targato “Draft of United States”. Mentre la Francia si affannerà a porre condizioni e sottolineare i distinguo.
Ecco cosa ha confessato la Rice con quello "abbiamo trovato un'accordo".
E, francamente, di questi tempi non vorrei proprio vivere in Adjaria.
So chi ha ucciso Kennedy.
Madre Teresa. (e ho una foto per documentarlo).

- Ok abbiamo tarroccato le foto, ma abbiamo sollevato una questione importante.
(source: Daily Telegraph)
Mentre la portavoce della democrazia occidentale, la dolce e umile Lynndie England, fa il mea culpa innanzi al mondo ("Era divertente maltrattare i prigionieri iracheni"), viene fuori che la metà delle immagini delle torture diffuse erano facked, tarroccate. Il militare brittanico che urinava sulla testa di un prigioniero, non urinava affatto in Iraq. Lo faceva da qualche parte nella campagna inglese. Dunque, non ci interessa più.
Salvato dal fucile in primo piano: se solo l'avesse tenuto un po' più indietro, per maggior comodità...
Mi ha colpito l'assenza dell'abituale, per queste occasioni, schiere dei dietrologhi. Per ogni foto diffusa, per ogni buon occidentale innoridito, ci sarebbe dovuto essere qualcuno reso saggio dall'esperienza che liquidava tutto come propaganda e grossolano tentativo di manipolazione. Avrei visto bene anche un libro che, misurando l'ampiezza dei pixel, giungeva alla conclusione che le foto furono riprese non in Iraq, ma da qualche parte sulla barriera corallina, con uso di consumati attori traditi dall'erronea lunghezza della barba, e piercing polinesiani sulla pancia. ("se osservate bene, si intravede anche una lancia appoggiata al muro").
E invece niente. L'assassinio di Kennedy, lo sbarco sulla luna, l'11 Settembre era un falso manipolato dal Grande Vecchio. Per alcuni è un fatto assodato. Sulle foto, invece, nessun misuratore dei pixel, indugiò per un'istante. Come dire quando servano, sono nell'altra stanza a straparsi i cappelli sul declino morale dell'occidente.
Poi scopri che c'è di mezzo gente come Lynndie England, e non fai fatica a credere che le altre foto siano vere. Non c'è tesi che tenga.
Jiao Guobiao e i visitatori bielorussi di bbcnews.com
Censurare Internet è la maggiore sfida (challenge) che i regimi cosidetti democratici e popolari -- almeno quelli che, pur la loro democraticità e popolarità, sentano l'esigenza di farlo -- si trovano di fronte. La tecnologia è ancora indietro, su questo fronte. E' possibile, ad esempio, inibire l'accesso a un determinato dominio (ad esempio dalla Bielorussia, non visiterete mai www.bbcnews.com). Ma se è possibile farlo con i soliti noti: cnn, bbc; è umanamente improponibile catalogare tutte le miriadi di piccoli o minuscoli siti autogestiti, a contenuto -- diciamo così -- fuoriviante per i regimi democratici e popolari.
I filtri funzionano con lo stesso principio dell'anti spam. Chiamiamolo "funzionare" tanto per fissare le idee.
Jiao Guobiao, professore di giornalismo all'università di Pechino, ha lanciato un lunghissimo -- (l'oriente, ama la lunghezza) -- appello per ricordare al mondo che nella metà dei paesi del nostro globo si censura o meglio, si cerca, di censurare internet. L'appello, inizialmente pubblicato in cinese, ha fatto rapidamente il giro del mondo. Ne furono fatte diverse traduzioni in inglese, citate in seguito dal Guardian e dal New York Times. Una versione breve (il 25%) è disponibile nel sito del giornale cinese in inglese The Standard.
ne segnalo un passaggio:
Its power has become Vaticanised. The department is as powerful and self-righteous as the Roman Catholic Church was in the Middle Ages in Europe. Anyone who touches the department will get burned. The department has disciplined many reporters and editors, but nobody dares to speak up. Could the department always be correct? In other government departments, there are still different degrees by which rules and regulations are obeyed. The Central Propaganda Department is the only one that does not operate by rules and regulations; it is a dark empire where the rule of law does not exist.
A mio avviso, questo accostamento, è riuscito quanto un orso polare all'equatore. I roghi dei libri nel sedicesimo secolo, e il Dipartimento di Propaganda Centrale, sono due esperienze diverse. Il Dipartimento è più da Guerre Stellari che da Chiesa Cattolica, ad esempio. (Dark Empire).
Checche se ne dica, l'ondata di commentatori come me, come il NYT, come il Guardian è destinata a rifluire a breve. L'effetto di questi appelli è destinato a diliguarsi come, per appunto, un'orso polare all'equatore. (vi prego veramente di scusarmi queste orribili metafore).
E come, Zen - a proposito del commento di ieri l'altro - penso finirà l'effetto di quelle voltastomachevole immagini dei prigionieri iracheni. E' una storia già vista: fra un mese saremmo occupati dalla calura di quest'estate. Inizio già ad avere caldo.
Io credo all'ACPI.

C’erano una volta gli adolescenti che sgattoilavano in edicola, si dirigevano circospetti nel angolino seminascosto ed eventualmente salticchiavano, con la rivista di cucina in mano, nell’attesa che uscisse l’anziana signora. Oggi, invece, si va dall’attacchino a chiedere i poster delle modelle delle ditte di biancheria intima.
Tanto, più o meno, ci siamo.
L’Ape stracarica di rotoli full color, e in grandezza naturale, di modelle russo-ceche-slovacche, (se cerchi di pronunciarne il nome, ti dicano “salute”) -- l’attacchino alla fermata dell’autobus è un guru sul tema. “Intimissimi è la più gettonata, ma anche le altre non scherzano. La Seredova l’ho già finito da un pezzo”.
E uno si immagina il tredicenne in bagno che srotola un mezzo metro per due di poster o la mamma che entra in camera del figliolo e si trova la Seredova, a grandezza naturale, col il timbro di traverso: “Comune di Bologna. Affissione autorizzata.”
Per me, l’Associazione di Categoria produttori e attori film a contenuto pubblico maggiorenne è in subbuglio. Faranno una convenzione sulla falsariga di quella fra gli notai e gli avvocati: il tuo campo finisce qui, il mio inizia qua? O si fonderanno in un unico settore, tirando magari dentro anche Mtv?
“La Pubblicità educa, stimola, informa” – recitava tempo fa una promo dell’Associazione Pubblicitari Italiani.
Io li credo.
P.S.: Dal momento che (spero) la pubblicità si rivolga alle donne (biancheria intima), c'è bisogno di mostrarli come non saranno mai. O si cerca, forse, di convincere serie professioniste che, comprando un paio di regiseno, si trasformeranno in modelle superfighe. Proprio come Hulk l'Incredibile, davanti allo specchio? Sottile. Ribadisco la mia disposizione nel lavorare nel mondo della pubblicità: penso di essere portato.
Ripercussioni della morte di Kadyrov. In breve.

L'assassinio del Presidente Ceceno Kadyrov, di cinque membri del suo gabinetto e il ferimento del comandante in capo delle forze armate russe della regione Caucaso sud, ha messo in serio imbarazzo le redazione dei giornali moscoviti. Sempre preoccupate a non pestare i piedi al Cremlino, i giornali russi si sono lanciati in giri di valzer, per dare la notizia e non darla, per dire e non dire, per commentare ma non troppo. La regola non scritta è usare piedi di piombo, con la Cecenia. Ignorare la questione, è ancora meglio. Occhio non vede, cuore non duole.
A dire il vero, visto da Mosca, non ci dovrebbe essere più nessuna questione cecene. Da un anno a questa parte, precisamente. Il suggello del amore ritrovato fra i russi e i cugini ceceni – questi ultimi sempre più soddisfatti del loro futuro all’interno della Grande Madre Russia – sono state le elezioni politiche in cui fu eletto Kadyrov, e lo fu con percentuali bulgare.
Approvarono anche la nuova costituzione, sempre con percentuali plebiscitarie. Un osservatore del parlamento europeo, poi, giurò di non aver incontrato mai un ceceno che sapesse concretamente cosa ci stesse scritto in quella carta.
In generale, ho sempre ritenuto che, come fu gestita la situazione cecena, sarebbe dovuto essere un case history da studiare e applicare per il passaggio di poteri in Iraq. Dalle foto che girano, sospetto che è quello che è stato fatto.
Come cambieranno gli equilibri nella regione, ora, dopo la morte di Kadyrov? Non è carino dirlo, lo so, però: cosa succederà alla villa del miliardario di turno, quando l’anziana pensionata, prestanome, se ne va all’altro mondo? Mettete ora, alla pensionata, in testa un copricapo di pecora e aggiungetele un paio di baffi.
E intanto, a Mosca, tenteranno di limare e ritagliare l’omicidio di Kadyrov, finche non si incastrerà, alla bella e meglio, nel puzzle che si è dipinto da un anno a questa parte sulla situazione caucasica. La scatola è bella, grande e colorata di blu.
Lambrusco col assessore provinciale.
Sono latitante da un po, perché ( so che non ve ne frega niente) devo di divincolarmi fra essere uno studente non bocciato; un bravo figliolo che va a dare una mano in cantiere al papà, quando serve; e un politico possibilmente eletto (altrimenti: gran figura di merda).
A proposito di politica: è riunione con la cittadinanza – elettorato. Momenti di scendere fra la gente, stringere le mani, mangiare due stuzzichini, annaffiarli con un lambrusco (vino che non sopporto. Ma è un suicidio politico rifiutare un Lambrusco, in Emilia). Scaletta: due affossate al governo, due sviolinate sulla città, siamo importanti, crocevia economico culturale lambrusco parmigiano.
E invece è finita che io ed un impacciato Assessore della provincia non abbiamo letto una parola. Appena entrati siamo stati accolti da una massaia che, facendosi larga fra la gente, ci viene vicino e fissandoci negli occhi: “Lo sapete che per pagare il ticket a Bentivoglio [ospedale] ho dovuto chiedere un prestito. Devo scegliere: o mangio o mi curo”. Le indico il notabile della provincia: si occupa lui della sanità. Parte un timido di ma signora ma signora è il governo ma signora la 778/98 ma signora la regione ma signora ma signora.
Poi un emigrato di colore. Si avvicina a me, stringe la mano – mano segnata dalla fatica – ti voto perché sei giovani e il mondo è vostro noi abbiamo fallito guardati solo dal diventare come loro. Parlava un italiano stentato e traspirava dignità da ogni poro. Ecco: era la dignità fatta persona. Prima che potessi rendermi conto e replicare, era già svanito nella folla. Folla di impiegati, operai, pensionati ed immigrati. Folla che parla prima dei figli. Me ne sono andato: che ci vada Berlusconi a parlarci. Il resto è retorica col lambrusco.
Dio benedica il progresso tecnologico. Un benvenuto a Splinder 2.0: useremo le medesime funzioni, coi pulsanti di diverso colore, però. ![]()
EU -25 / E la Russia?

Scusate, sono venuto meno nel riferire gli umori moscoviti.
Prima una segnalazione: la lettera aperta di Havrier Solana a Izvestja (questa volta disponibile anche in orginale). Izvestja, giornale ben informato e gradito al Cremlino, il primo maggio - giorno di allargamento - fa sapere da fonti annonime, ma "ben altolocate", che la Federazione Russa non è interessata ad una propria ed eventuale candidatura nell'Unione Europea.
"Non sono interessati ad offrircela, e noi non siamo interessate ad accettarla". Un'inversione di rotta. Tanto non ci prendano, diciamo net per primi. (?)
La stessa gola profonda riporta che, ormai, visto dal Cremlino, la Federazione e l'Unione Europea, hanno intrapreso strade diverse e non sarebbe più possibile pensare ad una integrazione di entità cosi profondamente differenti. Però, ovviamente bisognerà rafforzare la cooperazione, le relazioni priviligiate etc, etc, etc.
Tempo fa, in conferenza stampa, Putin definì gli europei dei "paranoici degli diritti umani". Che sia questa, "le diverse strade intraprese"?
Izvestja riporta, inoltre, il retroscena delle trattative "dell'amico" Berlusconi, durante il suo semestre di presidenza. Penso di tradurle e renderle disponibili in questo blog. Sicuramente non stasera: che il mio russo è già andato a dormire. E io dovrei seguirlo.
EU -25

Passato il giorno delle fanfare (titolo di copertina del Economist) è il momento di porsi qualche domanda. Non tanto sull'invasione di operai lituani, polli di allevamento polacco o richieste dei fondi europei per costruire di tutto, dai porti alle autostrade. Lascio queste alla Padania, organo ufficiale di Lega Nord, che li tratterrà meglio e più compentemente.
Invece è un'altra la domanda su cui mi scervello: perchè i più entusiasti sostenitori dell'allargamento sono stati gli Stati Uniti d'America? Se l'ha chiesto anche un diplomatico francese ai microfoni della BBC. Non che sia un anti americano, tanto da vedere reconditi fini in ogni loro gesto. Ma poco ci manca.
Ci hanno spiegato che un Europa più larga, potrà finalmente porsi come un soggetto politico decente. Farà sentire più forte la propria voce. Conterà di più. E poi guardi a Washington, e li vedi tutti entusiasti come e più di noi, di questa europa a venticinque. (E uno si domanda: ci vogliano cosi tanto bene, da gioire che ci prepariamo a diventare un forte soggetto politico?) Guardi in europa, e vedi un'oppinione pubblica favorevole al quarantasei per cento (sempre BBC). Matematicamente parlando, è un cinquanta quattro di euro-allargati scettici.
Non è invece che una presenza di paese sfacciatamente filo americani, la Polonia, l'Ungheria, i baltici, abituati a parteggiare per gli Stati Uniti - spesso e volentieri prima ancora di sapere da che parte sono gli Stati Uniti - ci renderà ancora più arduo concepire e portare avanti una politica indipendente dalle scelte del Dipartimento di Stato? Visceralmente anti americana o pro americana che sia.
La risposta la sapremo, vedendo quanto - a parte gli slogan e gli inni - conteranno in retro botega questi nuovi membri. Se l'Asse portante rimarrà il caro e glorioso bruxelles - paris - berlin, allora la presidentessa della Lituania che dichiara (sempre alla BBC. Guardo quella, che volete che faccia?) "la partnership con la NATO per noi rimarrà prioritaria, anche dopo questo ingresso nella UE", non ci preoccupa. Altrimenti gli entusiasmi Rumsfeldiani sono belli e spegati.
Ma per ora, gustiamoci solo questo giorno delle fanfare. Al di là e al di qua del Atlantico.
scusate gli errori, non ho fatto in tempo passare per il correttore.