Quel Pignoletto che si sentì a disagio.

"Quando mangio una mela, posso dire che sa del Montugni"? la domanda risuona davanti ad un esterefatto Franco Vecchi, sommelier di razza.
Con la primavera alle porte, sento sempre la necessità di iscrivermi a corsi serali di sommelier, di quelli che si tengono in cantine regionali, che qui in Emilia fa binomio solo col assaggiare il Pignoletto, Lambrusco e il Montugni. Stanzone caldo con le finestre aperte, fuori sulla sera. Signorine dell'AIS, in cravatta e tailleur, che riempiono i bicchieri scivolando silenziosamente sul parquet ,e un Franco Vecchi che troneggia solenne mentre snocciola le ultime beghe da cortile importate da Vininitaly, assumendo pose che ricordono molto Cesare nei fumetti di Asterix.
Personalmente a questi corsi mi rilasso. E per questo forse mi iscrivo regolarmente. Sana atmosfera maschile unita alla polemica da stadio.
Io vado per la polemica da stadio. (prima che laBuba mi ridia del maschilista).
C'era la polemica del barricato, una volta. Il mercato ha detto: barricato, sì, e vaffanculo la poliedricità del sapore. C'era la polemica sugli vini autoctoni e gli inesti americani. E c'era, come dimenticarne, la polemica sui nomi dei vini:
POLEMICA SUI NOMI DEI VINI. DRAMATIZZAZIONE.
Lui invita Lei:
mi porti un Bordeaux.
Lei gli sorride, inclina la testa e si accarezza le gambe.
Lui invita Lei/2:
mi porti un TEROLDEGO.
Lei si alza, butta il fazzoletto sul tavolo e se ne va.
Ora siamo al Pignoletto passito. Non c'è cantina emiliana che non sperimenti, in segretezza e circospezione, il suo bravo Pignoletto passito. Ma ufficialmente è come in Iran: nessuno sa niente.
Tutto è nato dallo strepitoso successo del romagnolo Albana passito (si, quel divino Albana passito), a cui l'Emilia tenta timidamente di reagire convertendosi armi e bagagli alla vinificazione con macerazione del suo bianco più noto.
La guerra dei passiti, per quest'anno, rilassa anima e corpo obbligando, ogni buongustai, a dire - rigorosamente non richiesta - la sua. E c'è solo un modo per formulare un giudizio equo e fondato. Assaggiare, assaggiare, assaggiare. Coi cantuccini è meglio. Che ne dica Sirchia.

L'interessante agenda politica.
Il Papà, in Russia, continua a fare paura anche da morto. Stamattina la Duma affrontava di petto un acuto problema del paese: perchè i giornali dedicano troppo spazio alla morte del Pontefice. La fazione dei LiberlNazional di Zirinovskij (quello che fece passare un brutto quarta d'ora alla Finlandia rivendicandola come Russa, per intenderci) ha presentato una mozione in seduta plenaria e alla comissione per l'Informazione su perchè "in un paese ortodosso si parla cosi tanto della morte di un Papà cattolico".
I cretini ce ne sono ovunque: non è questo. E' che gli altri hanno dato corda. Anizchè fare un gesto con la mano e dire qualcosa del tipo "ne parliamo dopo in pausa pranzo", si sono impalagati in un serio dibattito con tesi e controtesi.
Alessio II aveva già fatto trapellare a chi di competenza la sua irritazione per un'eccessiva copertura mediatica del morte del Pontefice, da parte delle televisioni di stato. Putin, che secondo alcune indiscrezioni avrebbe partecipato volentieri ai funerali di Giovanni Paolo II, ha letto fra le righe e ha preferito mandare il suo primo ministro Fradkov. Noto anche come "L'orso Yoghi" per il dinamismo e la viviacità culturale che lo contadistingue.
Non è Arroganza.
La Chiesa Ortodossa Russa è stata criticata molto in questi giorni per aver opposto un sdegnoso rifiuto alla mano tesa di Giovanni Paolo II. Tentiamo di capire. E' una chiesa riemersa da sett'anni di clandestinità e umiliazione e, proprio quando era pronta a riprendre il suo posto storico di custode dell'anima russa, la chiesa ortodossa di Mosca scopre di essere stata preceduta dalla chiesa globalizzata del consumismo.
La reazione infantile del "è mio" opposto alla proposta di visita del Papà non è altro che una manifestazione di debolezza e insicurezza interiore. Non di arroganza. La chiesa ortodossa, e Alessio II, non sono ancora pronti per un dialogo inter religioso, proprio perchè non hanno ancora sufficiente sicurezza di se e dei propri mezzi. Vedono sfascarsi attorno i loro ideali, come Putin si vede sfasciarsi adosso i resti dell'influenza russa sulla regione. Entrambi oppongono una politica che, lo sfascio, lo accelera soltanto.
Qualcuno lo chiama arroganza. Io, stupidità.
Sempreverdi

Che Berlusconi perderà le elezioni politiche di qua a 11 mesi, lo sa anche lui. Altrimenti non l'avremmo visto stasera a Ballarò. (Rientrato a casa prima da una cena con un amico , non appena informato al cellulare). Personalità del genere hanno una fiammata troppo corta. O si accendono subito o si spengono lentamente e inesorabilmente. Berlusconi si sta spegnendo, non senza agonia.
Sarà il candidato naturale fra 11 mesi, e perderà. Magari non cosi oscenatamente, ma in democrazia il risultato è sufficiente . Ma il dubbio, la paura, che mi assila è che la sua carriera politica finirà là. Fra sei anni il candidato del centro destra sarà un'altro. Magari Fini, magari Follini, magari - Vendola docet: niente è impossibile - Bossi. Questa gente che va bene per tutte le stagioni: si rienventa, si rigenera assomigliando molto ai sempreverdi.
Berlusconi no. Alla prima sconfitta, non di quelli da martire del '94, ma di quelli sul campo, è finito. L'alone da eroi moderno sarà da rottamare. Fa parte del personaggio.
Penso che quando perderà le politiche, si avverà la profezia di Indro Montanelli. Montanelli è come Beppe Grillo: ci azzecca. Montanelli andrebbe ascoltato dalla magistratura come "informato sui fatti." Prima della chiusura del Fatto di Biagio disse: Berlusconi bisogna averlo per metabolizzare un vaccino. Ecco il vaccino ora l'abbiamo.
E siamo pronti a tornare alla solita grigia politica. Quella che sa perdere sempreverdamente. Potrebbe essere una piccola tragedia.
Ciao, Wojtlyla.

L'unico Papa che ho conosciuto. Se ne va umanemente e ci unisce tutti nello stesso sentimento. Oggi mi sento parte di un'unico piccolo mondo.
DENUNCIA DI MORTE
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
Certifico che Sua Santità Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla) nato a Wadowice (Krakòv, Polonia) il 18 maggio 1920, residente nella Città del Vaticano, Cittadino Vaticano, è deceduto alle ore 21.37 del giorno 2 Aprile 2005 nel Suo Appartamento nel Palazzo Apostolico Vaticano (Città del Vaticano) per
Shock settico
Collasso cardiocircolatorio irreversibile
In soggetto affetto da:
Morbo di Parkinson
Pregressi episodi di insufficienza respiratoria acuta e conseguente tracheotomia
Ipertrofia prostatica benigna complicata da urosepsi
Cardiopatia ipertensiva ed ischemica
L’accertamento della morte è stato effettuato mediante registrazione elettrocardiotanatografica della durata di oltre 20 minuti primi.
Dichiaro che le cause della morte, secondo la mia scienza e coscienza, sono quelle su indicate.
Città del Vaticano, il 2 Aprile 2005
Il Direttore della Direzione di Sanità ed Igiene
dello Stato della Città del Vaticano
Dr. RENATO BUZZONETTI