Russia, Putin e il Terzo Presidente

Ne te quaesiveris extra, Oh Mater Russia! - Non cercarti al di fuori di te stessa, Madre Russia.
Osservatorio del Dr. Woland: Ci occupiamo di Russia e dei paesi dell'ex area sovietica. Ce ne occupiamo a titolo amatoriale,
saltuario e senza alcuna pretesa di seguire l'incalzare degli eventi. A questo punto forse vi state domandando che senso ha leggerci...
(Russia, Putin, Politovaskaja e amici vari)


Pubblicato dal 2003 in Bologna.
sabato, luglio 30, 2005

Dalai Lama a Rimini

Ieri il Dalai Lama a Rimini, con Sergio Zavoli, sotto il sole leone della Romagna. Una folla pacifica per ascoltare un'ora di intervento del Dalai Lama, dedicata interamente alla covivenza fra i popoli. E in mezzo alla folla, bisogno dirlo, si notavano anche facce sorridenti dei cinesi.

Il Dalai Lama non perde mai neanche il suo abituale umorismo come quando, mentre l'interprete finiva di tradurre, guarda l'orologio "scometto che con questo caldo vi starete domandando quando finisco, per andarvene".

(Da notare nelle quinte un monaco con la maglietta: Mi piace stare dietro le quinte e davanti alle quarte. Una chiara dichiarazione di principii).

Una timida e solitaria bandierina "Liberate il Tibet" sventolava sullo sfondo del ponte di Tiberio, attraversato da turisti in mutande con gli asciugamani sulla spalla.

 

 

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categorie: dalai lama, emilia romagna
giovedì, luglio 28, 2005

Boris Berezovskij. La Gente è Contro.
Dalla Lettera aperta di Boris Berezovskij al Daily Times. Tradotta dal russo nella sua prima parte. Seguirà una critica analisi.
 
Dal momento che il pubblico dibattito è castrato oggi in Russia, mentre il Cremlino è nella posizione di aggiustare le elezioni; l’unica strada che rimane da percorrere per tutti coloro che vogliono salvare l’idea di democrazia oggi in Russia, è il cambio del sistema politico. La questione del potere in Russia non può più essere risolta nei seggi elettorali. Come già gli esempi di Ucraina, di Livano e di Kirghizistan ci indicano, la questione sarà risolta per le strade.
 
Io stesso ho contribuito alla elezione di Vladimir Putin in qualità di successore del primo presidente eletto della Russia, Boris Eltsin. Dal momento che oggigiorno il paese è in mano ad un lobby mafiosa e dei ex servizi segreti, che controllano il paese e pilotano il sistema giudiziario, è opinione diffusa che Eltsin tenesse a scegliere personalmente il proprio successore onde evitare futuri e probabili procedimenti penali. In realtà, a tutti noi - ovvero a coloro che scelsero Putin - era stato richiesto di trovare un uomo in grado di conservare e continuare le riforme eltsiniane. Non a difendere lui e la sua famiglia.
 
Elstin, è un personaggio temerario, e pensava non alla sua sicurezza personale, ma alla conservazione della idea della democrazia che lui ha portato in Russia. Proprio quella idea che si trova oggi in pericolo e proprio da parte del suo successore.
 
Riconosco le mie responsabilità per aver sostenuto Putin. Non siamo mai stati amici intimi, ma ci capitò di lavorare fianco a fianco in situazioni caotiche, e non ho mai dubitato della sua sincerità. Putin agisce partendo dalle proprie convenzioni. Il problema è che proprio queste convinzioni – ivi incluso l’idea che solo la concentrazione del potere in un solo paio di mani può assicurare il progresso della Russia – sono tutto un errore. E questo serissimo errore sta portando la Russia al fallimento politico.
 
Ovviamente nessun uomo che occupi qualsiasi posto alto dello stato, non potrà mai evitare di incappare in errori di calcolo anche su questioni di strategica importanza, sopratutto in periodi di tumultuosi cambiamenti. Eltsin non fa eccezione, bensi lui aveva la capacità di riconoscere il proprio errore. Fu in questo modo che, dimettendosi l’ultimo giorno del 1999, chiese perdono per la guerra in Cecenia.
 
Putin, a giudicare dai fatti, non è in grado ne di capire ne di riconoscere i propri errori e testardamente mantiene la propria rotta, anche se il fallimento è evidente a tutto il mondo.
 
(continua) Trad. Serghei24
 
 
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categorie: russia, democrazia, berezovsky
mercoledì, luglio 27, 2005

Vistosky, 25 anni dalla morte/2

Dai ricordi di Amy Bougara, a Mosca negli anni 80.

(...)

All'improvviso quella voce: non riuscivo a capire tutte le parole della bellissima canzone, ma ricordo perfettamente quella voce profonda e potente, a volte rauca, spesso quasi parlata, teatrale al massimo. Ricordo anche la chitarra che passava dall'arpeggio dolcissimo alla pennata rabbiosa, accompagnando la storia che veniva raccontata. Volli ascoltare ancora e poi ancora altre canzoni di Vysotsky e gradualmente, aiutata anche dal racconto del mio nuovo amico russo, riuscii ad entrare nel suo mondo, venni catapultata nello spettacolo della sua vita, nella storia e nella tradizione della sua terra.

Un poeta che canta, un attore che suona, un Amleto perfetto e in genere un eccezionale interprete sui palcoscenici russi, un musicista ancorato alla tradizione e innamorato del jazz; un cantautore che alimenta la fantasia e la capacità critica in un paese sterminato avvolto nella "stagnazione brezhneviana"; un intellettuale che penetra il cuore della gente e che per il Potere non è altro che un fastidioso guitto. Tutto questo è stato Vladimir Vysotsky, grande attore, poeta, e cantautore.

È difficile descrivere una voce: si possono usare diversi aggettivi ed espressioni, ma è impossibile riuscire a "farla sentire" a chi non l'ha mai ascoltata. Immaginate la voce di Vysotsky come la sua arma più affilata: è espressiva, infiammata, di tanto in tanto ironica con una vena ammiccante e poi dura o triste, nostalgica e malinconica; è' una voce irripetibile e indimenticabile. Il suo è un canto sempre perfettamente scandito in cui i testi, le parole, gli accenni e le metafore devono essere compresi: arrota le "erre", si sofferma sulle consonanti più dure, prolunga i suoni, tenta di far sciogliere magicamente le consonanti in vocali che alla fine risultano più nitide e lineari. Grande è l'abilità del cantante: la sua voce diventa sempre più tagliente, incisiva, incalzante, a volte si trasforma nel lupo, ripercorre la sua corsa, braccato dai cacciatori e ci trasmette la sua paura la sua rabbia, la voglia di riscossa e di libertà.

"La caccia ai lupi", una favola sulla libertà, è il pezzo che Vysotsky inserisce in un suo spettacolo nel 1970 e che diventerà uno dei suoi maggiori successi.

Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
ma oggi, ancora come ieri,
sono braccato. Braccato!
i tiratori, allegri, corrono ad appostarsi!

Dietro gli abeti un tramestio di fucili a canne doppie,
i cacciatori sono acquattati nell'ombra,
i lupi si rotolano sulla neve
trasformandosi in bersagli viventi.

La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, alle madri e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.

I cacciatori non giocano alla pari
con i lupi, e le loro mani non tremano!
Hanno accerchiato la nostra libertà con le bandierine,
ci colpiscono con certezza, sicuri di centrare il bersaglio.

Il lupo non può rompere le tradizioni,
noi da piccoli cuccioli ciechi
abbiamo succhiato dalla lupa,
e con il suo latte, il divieto di oltrepassare le bandierine!

La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, alle madri e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.

Le nostre zampe e le nostre mascelle sono veloci.
E rispondi, tu che sei il capo branco,
perché ci avventiamo, braccati, contro i fucili
e non cerchiamo di trasgredire il divieto?

Il lupo non può, non deve agire diversamente,
Ecco, è arrivata la mia ora.
Colui al quale sono destinato
Sorride e solleva il fucile.

Ho rifiutato di obbedire,
ho oltrepassato le bandierine - la sete di vita è più forte!
Ho solo sentito dietro di me, con gioia,
le grida di stupore degli uomini.

Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
ma oggi, non sono come ieri!
Sono braccato. Braccato!
E i cacciatori sono rimasti a mani vuote!

La caccia ai lupi. La caccia!
Ai predoni grigi, alle madri e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea.
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.

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mercoledì, luglio 27, 2005

25 anni dalla morte, di Visotskiy. La morte di un poeta.

foto: Visotskiy con Marina Vladi (Marina De Poliakoff-Baidaroff).

Il grande poeta, cantante, attore russo, muore nel luglio del 1980. A ricordarlo solo un monumento nel cimitero di Mosca dove è sepolto. Lui, con il suo viso che guarda verso il cielo "verso le nostre autorità, il Signore onnipotente" legato con la ghitarra accanto. Metafora di un'intera vita alla ricerca della libertà laddove è più difficile trovarla.

Ricordato in questi gionri da una Russia nostalgica con siti internet, concerti, documentari televisivi (fra cui l'inedito La Morte di un Poeta) e da Putin in persona. Quel Putin che incarna per eccelenza il sistema contro cui Visotsky ha sempre combatuto e da cui era cosi tanto temuto. Un sistema che oggi, con l'inchino di Putin, si inchina al grande artista che cantò la vita dei piccoli sovietici.

unica pagina in italiano, con alcuni testi

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mercoledì, luglio 20, 2005

La storia di una ragazza che scopre il mondo attorno a lei. Da Mosca in Italia, sul Garda, per fare uno spettacolo teatrale che si rivela un lavoro in night club per ricchi annoiati. E poi via, in Egitto, fra la nuova ricchezza. Un mondo fatto di arabi ricchi e lardosi, di protettori e uomini soli. Una storia dei principi che vincono, dei valori che muoiono e dei veri complici del nostro destino. Una riflessione sui nostri giorni, sull'apatia e sulla incomunicabilità nell'era della comunicazione.

Una storia dei giorni nostri.

Prossima publicazione

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giovedì, luglio 14, 2005

L'Agenzia Russa RIA NOVOSTI ha battuto un lancio secondo il quale "in Italia si stavano preparando tre attentanti simultanei a mezzo esplosivo."

Secondo la RIA NOVOSTI "durante un'ampia operazione di rettata sono stati fermati sugli Appenini due terroristi con base a Cremona che pianficavano esplosioni in due città italiane". Le città sono Cremona e Milano.

Secondo quanto riportato dalla polizia italiana gli obbiettivi erano la Stazione Centrale di Milano e il Duomo, oltre alla Catedrale di Cremona. I terroristi, secondo i loro scritti, pianificavano di provocare la morte di almeno 250 persone.

RIA NOVOSTI (trad. ser)

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giovedì, luglio 14, 2005

FULLY COVERED

Le Assicurazioni ora comprano anche la calvizia. Uno dei assicuratori italiani più antichi, la Cattolica Assicurazioni, ha fatto squadra con una ditta di trapianto dei capelli per offrire la prima poliza di protezione dal trauma di diventare calvo. Per circa EUR 330 all'anno, uomini e donne, anche giù in fasa diradata, avranno la garanzia di incassare EUR 8000, non appena si inizia a vedere la calvizia, da spendersi in un intervento di trapianto presso un istituto specializzato.

Cesare Ragazzi, hair guru, ammette che è anche una trovata per attirare attenzione. (...) "E' una questione di prevenzione, come andare dal dentista per un check up ". Anche se il più famoso testimonial italiano di lotta contro la calvizia, il Primo Ministro Silvio Berlusconi, non lo ha impressionato. Il suo modesto intervento è fallito - secondo Cesare Ragazzi - "lo guardi ed è ancora un uomo calvo". E non assicurato.

TIME european edition (trad. ser)

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categorie: italia, berlusconi
mercoledì, luglio 13, 2005

La banalità del male e le ragioni dell'assassinio. Sono le domande a cui l'ispettore Derrick cerca di rispondere, ogni giorno dopo pranzo.

 Demolire le barriere fra il bene e il male, o meglio comprendere la labilità di queste divisioni.

Questo, potrebbe, suggerirci la sparatoria all'università di Bologna, facoltà di matematica. Edifici quotidiani.

E c'è anche il sito dell'omicida. Per spaventarci definitivamente con una normalità quotidiana.

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lunedì, luglio 11, 2005

La Comunità Cristiana di Oklahoma, narra l’International Herald Tribune, si è presa una rivincita quando allo zoo locale è stato ordinato di bilanciare la propria esposizione scientifica accostando anche la Genesi, come possibilità dello sviluppo degli animali. Si chiedeva anche la rimozione di una statua di Ganesh dal padiglione degli elefanti.
 
Il direttore dello zoo però non vuole passare come un monopolista di Adamo ed Eva e sta pensando di affiancare, sempre nello stand scientifico, anche altre sei-sette storie da altrettanti religioni sulla evoluzione degli animali.
 
Ci sarebbe l’obbiezione: esistono migliaia di storie affascinanti sulla creazione dell’universo che si farebbe torto ad ignorarle, e forse si dovrebbe ingrandirlo, questo stand scientifico.
 
Pare che il direttore si sia reso da solo di aver aperto un vaso di Pandora, ritrovandosi folle di sette ed esaltati vari, ognuno con la sua storia sulla nascita ed evoluzione degli animali.
 
Meno male per la statua di Ganesh, l'unica speranza per la disastrata direzione dello Zoo.
 
Dio della rimozione degli ostacoli e dell’armonia, contro l'idiozia dell'uomo.
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giovedì, luglio 07, 2005

Probabilmente si tratta di Al Queda: gli attacchi similtanei, sono una loro specialità. Colpire Londra era solo una questione di tempo, obbiettivamente. Rimarrà solo da vedere per che genere di reazione propenderanno gli inglesi. Se per quella emotiva: sentrianno la necessità di radere al suolo qualcosa (versione americana), se sentiranno il richiamo del nido di casa e fuggiranno a gambe levate (versione spagnola) o per una reazione tutta loro, la versione inglese.

Rimane ora solo un paese europeo filoameriano e con presenza in Iraq, da punire. (Toccatina di rito). Si spera che il governo italiano riveda al più presto la macchina della sicurezza nazionale. Gli inglesi ci insegnano che livelli di allarme alti per periodi, non funzionano. Bisogna vivere in un perenne livello di allarme alto. Oggi, domani, fra un'anno.

C'è solo una certa preoccupazione, in quello che accade in queste ore nella blogosfera. Piovano post sui musulmani e sull'islam. E certe volte le parole usate, stonano cosi tanto, in quei bloghetti ornati dai cagnolini da occhi dolci.

 

postato da: Serghei24 alle ore 13:38 | link | commenti (6) | commenti (6)
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mercoledì, luglio 06, 2005

Live 8 è piaciuto. L'idea di non ragrenallare qualche soldo ma puntare sul mobilitare l'opinione pubblica - il pane dei politici - è da plauso. Secondo qualche stima, per quanto un concertone possa raccogliere e battere ogni record, l'Africa ne paga di più ogni giorno sotto forma di debiti al mondo.
Bush sottolinea che la corruzione possa vanificare ogni somma e ogni azione. Plauso a Bush. L'immagine di Menghistu che spendeva tre quarti di valuta pregiata che riceveva dagli aiuti internazionali per comprare gli armi, mentre la gente moriva per strada di fame appena fuori da Adis Abbeba, è ancora nitida.
 
Anche Putin, nei vesti del magnanimo, promette che nel G8  "farà la sua parte".
 
La Russia è il più grande venditore di armi verso i paesi del terzo mondo. Il commercio va alla grande anche per articoli ufficialmente proibiti, attraverso la cosiddetta pratica della triangolazione. Si vende ad aziende offshore dei paesi terzi, che ufficialmente non hanno sottoscritto nessun bando, e poi da là...
 
Sono stati sviluppati parternship con l'India, ad esempio, per svecchiare la parte tecnologica degli aerei. La carena e i motori sono russi, il navigatore: tecnologia Indiana. O Tedesca.
 
Fra gli acquirenti, i paesi più poveri del globo. Più sono poveri, più armi comprano. La Russia è diffatto un felice monopolista del settore, dal momento che aziende di armi europei e americani ufficialmente non possono concludere affari con paesi banditi dai trattati.
 
E' necessario inserire in agenda di lotta alla povertà, anche il tema dei armi e dei suoi produttori e smerciatori. Sono armi, in fondo, pagati dai contribuenti europei e americani sotto la voce "aiuti ai governi africani"della dichiarazione dei redditi.
 
Ecco, se è questa la parte di Putin: anche Putin è da plauso.
 
Altrimenti, ci fermiamo a Bono.
 
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categorie: democrazia, armi, g8 , povertà
lunedì, luglio 04, 2005

Il Ministero degli Esteri della Russia ha commentato il Rapporto di Freedom House.(pdf)

Abbastanza negativamente. Nel rapporto del think thank americano, Freedom House, sulla progresso della democrazia nei paesi dell'ex blocco Sovietico, la Russia era indicato come il paese che più si è discostato dal processo democratico.

" Non riteniamo nemmeno utile perdere del tempo a commentare questa roba" - è il commento del Ministero degli Esteri, a Mosca. "Ci è noto il contenuto di questo documento che rimane unicamente sulla coscienza dei propri autori. Non riteniamo nemmeno utile commentarlo."

Russia warrants special attention. "The fate of Russian democracy has enormous implications, both for the former Soviet region and globally," said Ms. Windsor. "The fact that democracy has failed in so many countries of the former Soviet Union is due in part to the increasingly authoritarian Russian example. The U.S. and Europe should press Moscow to play a constructive role in supporting democratic practice both at home and abroad."

E' uno dei passaggi del comunicato stampa con cui la Freedom House ha diffuso il proprio rapporto.

In effetti si commenta da solo. Non ha poi torto Lavrov.

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categorie: russia, democrazia, freedom house
domenica, luglio 03, 2005






1000 Donne per la Pace e l'Uzbekistan.

Dal giorno in cui il Premio Nobel è stato istituito, nel 1901, fra i suoi laureati si contano soltanto dodici donne. La sig.ra Gabi Vermut, deputata europea svedese e femminista convinta, sta promuovendo un progetto internazionale per nominare subito mille donne di tutto il mondo per la prossima premiazione del 2005. L’elenco comprenderà le distintosi per la propria lotta per la pace, contro la povertà, la malattia, a difesa dei bambini e vecchi e per una maggiore uguaglianza sociale e distribuzione delle risorse. Tre donne, sorteggiate fra tutte, si reccherebbero a Stoccolma per ritirare il premio a nome anche di tutti gli altri, il premio di denaro invece, sarebbe devoluto in beneficenza.
 
L’intraprendente signora ha incassato il sostegno del Reale Comitato del Premio Nobel, ma si è vista scontrare con alcune difficoltà non preventivate.
 
In Uzbekstan, ad esempio.
 
Quando la delegazione europea è arrivata a Tashekent, capitale dell’Uzbekistan, per la presentazione delle dieci donne uzbeke nominate, la saletta riunioni dell’Interkontinetal - prenotata appositamente per  scopo – non era più disponibile. La presentazione si è tenuto in uno scantinato arrangiato alla bella e meglio, per l’impianto audio.
 
Alcune donne ci hanno raccontato – rivela uno dalla delegazione – che hanno ricevuto concrete pressioni dalle autorità Uzbeche, per rinunciare volontariamente alla nomina. Stanno raccogliendo informazioni sulla loro famiglie, sui loro figli e il loro lavoro, sono quasi tutti pedinati. Lo Stato teme che possa nascere in Uzbekistan un punto di riferimento indipendente e autorevole per la società civile. Delle dieci donne, già in sei hanno manifestato la volontà di rinunciare.
 
Qui la Situazione è inaccettabile – tuona Tamara Cirnikova del Fronte Donne Libere. Secondo il regolamento i nomi dei candidati dovrebbero rimanere riservati. Qui invece hanno pubblicato la lista di tutti i mille nomi, ivi inclusi di coloro che vivono in paesi con regime dittatoriali come Burundi, Haiti, Papua Nuova Guinea, Uzbekistan. Ma se nei primi li considerano come eroi nazionali, qui si rischia la prigione. Sono tutti esposto a rischi incalcolabili e in pochi arriveranno a Stoccolma. Il Comitato di Coordinamento in Svizzera ha levato i nomi dal sito internet dell’iniziativa.
 
E non sarebbe male, se il Premio Nobel lo vincessero. Queste donne senza nome.
 
Fonte: Fergana Press Agency, 1000peacewomen.org
postato da: Serghei24 alle ore 16:08 | link | commenti | commenti
categorie: uzbekistan, donne per la pace, premio nobel
sabato, luglio 02, 2005

Putin, il riformatore

Ieri, appoggiati tutta la notte sul parapetto dell’A1 fra Reggio e Modena Nord, a fumare e bere birra con compagni di sventura, causa coda esodo intelligente e chiusura della tangenziale di Bologna: lavori intelligenti, ebbi un’illuminazione. Cosa centrasse non lo so.
 
La verticale di potere, è stata inventata da Pietro il Grande. Non da Putin. Il termine stesso, è di Pietro il Grande. La teoria era semplice: la Russia non può essere governata in nessun altro modo eccetto che da un sistema gerarchico verticale. Altrimenti ci sarebbe la disgregazione di un impero tanto multinazionale e multilinguistico.
 
Ora la RIA lancia le ultime dichiarazioni di Putin di questo inizio luglio. I poteri delle regioni russe dovranno essere ampliati. Putin è convinto che ne dipende il rilancio economico delle regioni e del paese. I prezzi alti del petrolio di questi mesi, sta favorendo un’enorme surplus di valute nelle casse governative. Ma non può durare, avvisano alcuni economisti, indicando il modello arabo saudita.
 
Perciò torno alla galla la vecchia idea Gorbacioviana delle autonomie. Alla russa. Avranno autonomie maggiori in diversi campi dal bilancio alla saluto. Ma che si discosterà dal percorso indicato dal Cremlino, sarà punito arrivando “fino al rianullamento dei nuovi poteri” (Putin). Perché più autonomia significa più responsabilità. E Mosca dovrà vigiliare sull’uso di questa responsabilità.” (Putin).
 
Che dire, un modo interessante di iniziare una riforma dello Stato.
 
Mi ricorda, non so perchè, la tangenziale di Bologna chiusa nel weekend del esodo. Una strana associazione di idee.
 
fonte: RIA NOVOSTI
 
postato da: Serghei24 alle ore 15:05 | link | commenti (2) | commenti (2)
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sabato, luglio 02, 2005

Scusate la latitanza: ho fatto un po’ di viaggi, e un po’ di code.
Per quei pochi lettori che mi sono rimasti, e che torneranno su questo blog, vorrei fare una confidenza. Il taglio editoriale, lo vorrei un po’ più spostato sull’informazione. Su quello che accadde in Russia e nei paesi limitrofi, quelli dell’Asia ex Sovietica soprattutto. Lì, il contributo potrebbe essere maggiore. Anche senza opinioni, solo la traduzione di un lancio di agenzia. Penso che, in qualche misura, possa essere utile anche questo.
 
 
Sarà necessario, però, parlare anche dell’Italia. Di un paese profondamente in crisi, e in cui alcuni sembrano aver perso la fiducia definitivamente. E’ rinato un silenzioso flusso di immigrazione verso il Brasile e l’America del Nord, alla ricerca di opportunità che una società di lavoro, chiusa in caste, difficilmente può offrire in Italia. Soprattutto nel settore della nuova e giovane imprenditoria: quella che inizia senza appoggi e senza soldi, col  proprio rischio a soffiare nel vento di poppa. Nonostante i proclami e i programmi, c’è una enormità di normative, divieti e posizioni di rendita da difendere con cui saranno destinati  a scontrarsi.
 
Direi che si potrebbe tornare a dialogare su questo.
 
Serghei
postato da: Serghei24 alle ore 02:14 | link | commenti (4) | commenti (4)
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Chi sono

Blogger: Serghei24
studente di scienze della comunicazione a bologna, 24 anni. Animo sensibile, fra i personaggi pubblici preferiti, Putin Vladimir Vladimirovich, un politico galantuomo che - spero proprio - non faccia anche il terzo mandato.


Chi è Dr. Woland? Personaggio del Maestro e Margherita di Bulgakov, osservatore della Russia stalinista mentre è intenta a costruire la società più razionale della terra, che nega l’esistenza di Dio,e dunque, di lui stesso, l'antogonista per eccellenza del Creatore,il Diavolo in persona.

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