

Cehov, Salvador Dali e Melissa P.

Ora sul caso di Melissa P., - e più perché è uscito il film che perché ho letto il capolavoro commerciale/letterario - diciamo ste due cose e ste due cose soltanto. Gli diciamo perché non si possa accusare questo blog di ignorare i grandi temi del giornalismo italiano: in inverno fa freddo, sotto natale si fanno gli acquisti e Melissa P. racconta le proprie esperienze sessuali nella rivelazione letteraria dell’anno.
Le due cose, e le due soltanto, che diciamo sono queste. A chi dice che, con “Cento colpi di spazzola etc”, siamo davanti ad “un Cehov moderno” lascio il beneficio del dubbio: non ha mai letto Cehov. Se invece lo ha letto - anche di striscio e in un riassunto da quarta copertina - e paragona questo pulp adolescenziale-sessuale, alla melanconia solitaria di un autore che ha saputo far incontrare l’anima del lettore con l’anima dei propri personaggi; farò ingoiare i “cento colpi di spazzola” pagina per pagina, con annesso le voluminosi recensioni di Repubblica. Accusatemi di malafede: sto lavorando con un gruppo di ragazzi proprio alla traduzione di racconti di Cehov, e certe cose le prendo sul personale.
Autori bravi, oggi, ce ne sono: nessuno piange all’ombra di una lapide dei geni che furono e mai più rinasceranno. Ma, che fra questi, per emergere, bisogna parlare di sesso, getta una luce inquietante sull’asfissia di una società, dove la figa serva per vendere di tutto: dai piani telefonici alle lavastoviglie.
Ci sono autori, ad esempio Morozzi, per citare un bolognese. Il suo “l’età del Porco”, per me, restituisce bene il quadro della nostra società: una fragile barchetta che naviga fra le incertezze e gli obblighi dell’essere, cercando nella stranezza il suo ultimo rifugio. (Una certa ragazza che conosco vi potrà dire che il libro mi piace perché mi ci ritrovo nel titolo. Ma è un’opinione fra tante).
In Melissa le pagine sono intuibile a occhi chiusi. Si può prevedere quello che accadrà dal paragrafo al capitolo. Non perché siamo stati noi ad ispirare la storia, ma perché lo sono stati i sogni medie delle medie diciottenni-dicianovenni. Se un merito dobbiamo riconoscere all’opera, che sia questo. Melissa ha avuto il merito, non so quanto consapevolmente, di mettere nero sul bianco – con l’ausilio di uno staff di preparati redattori - la fragile incertezza di chi sogna un posto in una società occupata ad apparire forte ed individuale. Nel farlo, qualche volta, si cerca l’estremo del proibito che si rivela in fondo un proibito finto; un finto fine ad ostentare che a vivere. Come dire: fai l’amore quanto vuoi e non romperci le palle.
Sento già lo voce dal fondo della sala: tu che ne sai. Abbiamo fatto tempo addietro un lavoro sulle scritte che le sedicenne-diciottenne, - queste future mamme e casalinghe - lasciano sui muri delle nostre città per il piacere delle amministrazioni pubbliche. Un intero libro di foto, non più in vendita, che dice le stesse cose di Melissa; forse in un italiano meno accademico. Scaricatevi (e ve lo regalo pure) questo sfondo per il vostro desktop, che è stata parte di quel lavoro.
Parlare di sesso fa vendere anche i frighi agli eschimesi. Non è una novità. Ma non è nemmeno merito dei frighi.
Poi, se c’è una cosa di cui mi vanto e che a Mosca fa colpo, è sapere benino l’italiano. (Poi in genere nessuno ci crede e finiamo a dimostrarcelo in una gara di vodka, ma questa è un’altra storia). Ma frasi come - e cito da "Cento colpi di spazzola etc" rivelazione letteraria dell'anno - “E le risate non erano più risate, ma cori punk che raccontavano l’amore” io non le capisco. Ed essendo il libro pieno di queste frase, forse è per questo che il libro non mi piace: non l'ho capito.
L'arte non deve essere prevedibile: Salvador Dali è arte. Cehov è arte.
Melissa P. è chiacchiera; come: in inverno nevica e sotto natale si fanno gli acquisti.
Promozione Convegni

Per chi è di Bologna o di passaggio l'invito è a Santa Lucia (per chi non è pratico: l'aula magna della Alma Mater), domani sera, ore 8.30. Organizzato da Scienze della Comunicazione, Gerard Depardieu e Umberto Eco leggeranno Sant'Agostino. Per chi ci sarà, venga a salutare: ci berremmo un caffè assieme ;)
Visto che ci siamo, segnalo anche Martedi 29, nella sede del Sindacato di via Marconi, la conferenza "Perchè la Pubblica Amministrazione deve essere in Internet" con la presentazione del sito provinciale della CGIL. Il sottoscritto, fra i relatori ;) sul tema "Usabilità e semplicità. Obiettivo: la casalinga di Voghera."
Cambiare, perché nulla cambi.Ukrainians to mark anniversary of Orange Revolution
Nov 22 2005, 11:01
(AP) - Thousands of Ukrainians were expected to descend on Kyiv's main square Nov. 22 to mark the anniversary of the mass demonstrations that came to be known as the Orange Revolution.
Festivities were slated to include speeches by President Viktor Yushchenko, who now faces sagging popularity among Ukrainians disillusioned by persistent corruption and by the lack of progress since last year's upheaval.
Last November, millions jammed Kiev's streets to protest against election fraud in the bitter election.
A repeat runoff ordered by the Supreme Court ultimately resulted in Yushchenko's election.
(Fonte: Kiev Post)Arrivati all’Anniversario della cosiddetta Rivoluzione Arancione ucraina, che compie oggi il suo primo anno vorrei levarmi un sassolino; e chiedo scusa fin d’ora al lettore se lo trascino in polemica di cui lui non ha seguito l’inizio.Molte cose sono cambiate da un anno fa, quando i kievliani scesero inebriati in piazza – cantando, ballando e dormendo al freddo – nella speranza di dare una spallata a un regime corrotto, discreditato e impotente nemmeno di garantire la propria perpetuazione. Nessuno poteva dire se si sarebbe arrivati a un bagno di sangue, alla guerra civile o a un cedimento del regime. C’era lo scontro fra l’est, tradizionalmente di lingua e cultura russa; e l’ovest, di cultura e storia occidentale-europea. In questo blog abbiamo tifato e abbiamo sofferto insieme a quella piazza. Cambiando- per l’occasione- anche i nostri colori. Ma, senza alcuna pretesa di preveggenza, in quei giorni di entusiasmo generalizzato della blogosfera, in quei giorni di “uno spettro si aggira per l’Europa dell’Est: lo spettro della democrazia”. In quei giorni di trionfo della “democrazia di esportazione” di Bush, avevamo messo in guardia con un post dal titolo “La rivoluzione che non ci sarà”.Nel post ricordavo che stavamo assistendo, con grande probabilità, a un sistema mafioso che va a dare cambio a un altro sistema mafioso. Punto. Non c’entrava Bush, non c’entrava la democrazia o la guerra in Iraq. Ovviamente nello scontro di due sistemi tendenzialmente simili, l’uno- annusando la puzza di morto dell’altro - ha scelto di riempirsi la bocca di termini quali democrazia e libertà e di fare leva sulle bisogni reali della gente di un paese, da cui si fa a gara a scappare.Non ero perspicace nel puntare il dito là: semplicemente chiunque lavori con l’Ucraina non poteva fare a meno di notare che, laddove gli uomini di Yusenko – dal doganiere al ministro – davano il cambio agli uomini del vecchio regime, i primi si rivelarono - nella fame tipica di chi è stato escluso a lungo dal banchetto - più ingordi arroganti nell’occupare posizioni di rendita. Gli appetiti si sono raddoppiati: dove bastava una tangente da ora ne servivano due.Il nuovo sistema ucraino insediatosi, assomiglia alle città magiche dei parchi di world disney: fuori in cartone colorato di arancione – e per vedere ciò, paghi il biglietto -, ma grattando rivela brutte impalcature in legnaccio vecchio e sostegni spesso di ferro arrugginito. In un’epoca dove l’apparenza, anziché precedere, si sostituisce alla competenza, nascono stati marketing da rivoluzioni marketing. Urlano più forte democrazia per camuffarne l’assenza, e libertà per allugarne la mancanza. Come in certi libri gialli: dove, al funerale, la corona di fiori più appariscente, è quella dell’assassino.A coloro che, col sogghigno di chi coglie in fallo , mi mandarono le mail “hai visto, ti sei sbagliato: la rivoluzione c’è stata!”, dico: le rivoluzione moderne vanno lette come le offerte telefoniche: cercando l’asterisco.E’ il primo anniversario di una rivoluzione mancata. Stappiamo pure lo spumante dinnanzi a questa facciata colorata, per festeggiare l’inaugurazione di questo grando palazzo arancione.Ma se ci dobbiamo entrare, vi cedo il passo...



Riprendo mano al blog, con queste belle foto di Torino. Città italiana atipica per le sue strade larghe, per le sue prospettive francesi e i baffoni a manubrio dei tranvieri. Città che si sta addirittura costruendo una metropolitana per la grande occasione che ha avuto di ospitare gli Olimpiadi Invernali del 2006. (ceremonia di apertura il 10 Febbraio, 25 quella di chiusura).
Il sottoscritto, nella veste di volontario a Sestriere, spera di poter trovare nel villaggio una spina per connessione internet per qualche post in presa diretta e foto galeotta.
(nella foto in alto la mastodonitca sede del TOROC, il Comitato Organizzatore Olimpiadi 2006. Km di uffici e uffici adattati apositamente. Il palazzo valentino, l'unica cosa non in restauro in questo periodo. La mole antoniana, bella e cosi san pietroburghese...)
Prima della sua partenza per l'Olanda, Vladimir Putin tiene una conferenza fiume su di se, sul paese e sul proprio futuro.