


"Libero fischio, in libero Stato". Sandro Pertini.

Sestriere
(foto: il riposo dei giusti. Le forze dell'ordine sono interessati a provare il macchino a due ruote che li vedrà - qualche minuto dopo - col vento nei cappelli, girare per il Villaggio Olimpico urlando yahoooo!).
Dove ci sarà l'ingresso a uno dei più grandi villaggi olimpici invernali, una colata di fango sporca le scarpe e i pantaloni ai visitatori. In mezzo al fango, cartoni abbandonati, pile di mattoni e squadre di sorridenti operai cinesi. Immensi striscioni di Torino 2006 sovrastano il cantiere colorandolo, insieme al blu intenso del cielo invernale e al bianco delle cime innevate. La preapertura, ovvero l'apertura del villaggio bonificato è prevista al 26 di questo mese, ma benché nessuno lo esterni ad alta voce, il dubbio serpeggia: riusciranno a finire? E’ il1 Febbraio la data in cui è previsto l'arrivo delle prime delegazioni.
Secondo Sergio, il vice responsabile del Villaggio Olimpico di Sestriere: Sì.
E' veramente uno sforzo immane immaginarsi queste stradine piene di fango, queste piazzette di container di operai cinesi e questa recinzioni cadente in plastica rossa, coi cartelli gialli "lavori in corso", diventare strade, parchi, negozi di ciò che diventerà uno dei posti più ripresi al mondo (5.000 giornalisti accreditati solo a Sestriere).
E’ tutto questo, fra qualche giorno.
Il villaggio a regime accoglierà 2000 fra atleti e dignitari, serviti e riveriti da un personale di 1200 persone in rotazione a turni. Dove saranno stipati tutte queste persone, in questo minuscolo villaggio, è un'altro sforzo richiesto all' immaginazione. Fuori dal villaggio per le case gli affabili locali chiedono 7.000 -8.000 Euro, per un monolocale, per il mese olimpico.
La coda al ristorante del villaggio è lunga. Personale TOROC, personale CIO, tutti in coda con le proprie foto che ammiccano da giganteschi pass. Contrasto fra il lui sorridente dalla gigantesca foto e il lui sonnolento col piatto in mano e incazzato per l’attesa. Il cuoco parla solo piemontese. Si mangia bene, si mangia quanto si vuole. Si beve solo lo sponsor, Coca Cola, bandita l'acqua minerale e il vino. (Non sono sponsor, non sono degni del luogo). Ai tavoli bandierine olimpiche e le facce provocanti delle due mascotte fissano minacciose per tutto il pranzo. Qualcuno del nostro piccolo gruppo di Administration in ricognizione, esterna l’intenzione di far durare le proprie pause pranzo qualche ora e pure chiedere la siesta pomeridiana. La mascotte fissa implacabile l’intero tavolo. Dietro le vetrate, sulla pista, l’avvocato milanese è arrivata alla valle, sollevando un polverone bianco.
Da un'altra parte, qualcuno ha acceso una ruspa.

Erdogan e Sharon.Con il freddo di Bologna e la nebbia di bianca che occulta la città, il senso di auto conservazione richiedere di rimanere chiusi in casa. Approfitto per un aggiornamento dei link, che da un paio rimangono sempre gli stessi. Aggiungo l’ottimo blog – scoperto da poco – di Ragoburgo. Italiano trasferitosi a San Pietroburgo, che sicuramente ha una prospettiva diversa sulle cose che accadono, non solo in Russia, ma anche in Italia. San Pietroburgo, una città a cui l’Italia con l’ingegno dei suoi architetti ha dato molto.
L’altro è un bar interessante, Turrisi, un posto dove la sera ci si andrebbe con piacere e in buona compagnia. Peccato che sia vicino a Messina. E peccato che Messina sia cosi lontana.

E' cosi fra meno 24 giorni iniziano le Olimpiadi. Fioriscano forum e siti dei volontari di Torino2006. Polemiche e polveroni, stranieri alibiti di fronte e non ancora smaliziati dall'italica capacità di arrangiarsi, l'arte su cui è basata l'intera organizzazione dei Volontari Torino 2006.

Era il bianco, il colore di quella città. Un bianco sporco, un bianco grigio. Come il grigio dei suoi palazzi, dritti e squadrati come scatole di cartone. Grigio come la sua neve, come la polvere che copre le sue strade larghe e i suoi giardini. C’era sempre un cielo limpido su quella città.
Un grande cielo stellato che pareva l’avvolgesse sotto la sua coperta blu. Ed erano blu gli occhi degli abitanti, di quella città. Grandi occhi blu che guardavano da sotto ciuffi biondi. Camminavano sotto il grande cielo, lunghe le sue larghe strade, in mezzo alle bianche case di cartone.
E i bambini ridevano in piazza, indicando il grande mausoleo nero. E i bambini ridevano con i loro occhi blu, e le giovane mamme li stringevano la sciarpa, li asciugavano il nasino. Un pittore solitario, vecchio e con la pelle fredda, fumava una sigaretta con il suo unico dente giallo e marcio. Ed era l’uomo più affascinante che vidi mai. Portava sulla sua pelle i segni della storia violenta e generosa di quella città di neve.
Storie leggendearie come quella di Stenka Razin che getta la princepessa persiana, la più bella fra le belle, nell'abbraccio del fiume Volga, inchinandosi davanti al grande fiume.
E lui mi avrebbe detto che mi stava aspettando. Che ero in ritardo. Che sono stato molto tempo lontano. Sarei dovuto tornare prima. E poi, guardandomi con la sua sigaretta in bocca, mi avrebbe regalato il suo quadro dipinto nell'attesa: bianco come i palazzi di quella città e blu come gli occhi dei suoi abitanti.
La mamma giovane, viso lei stessa di bambina, con piccole dite bianche avrebbe trattenuto il bambino che andava incontro a me: ad uno straniero. E io l’avrei guardata con i miei occhi, blu per niente, l’avrei guardata finché mi riconoscesse e mi desse il benvenuto, lasciando correre il bambino per quella piazza coperta di neve.
In una famosa commedia sovietica degli anni 70, l'amministratore di condominio staccava la fornitura di gas ad un condomino colpevole di non comprare i biglietti della lotteria (che l'amministratore stesso rivendeva nel palazzo) dimostrando in questo mondo la propria non lealtà allo Stato. La commedia ironizzava sul paradosso del sistema, sulla mediocrità dei piccoli funzionari statali, occupati a far a gara a raggiungere e superare quote, rasentando ridicolo.