"La situazione è difficile, direi critica. Tutto ciò che si può fare, si fa direttamente sul posto". Questa è stata la prima frase pronunciata dal Presidente della Russia esattamente sei anni fa, 16 agosto 2000, quando pronunciò questa unica frase, dopo un incontro con studenti all’università di Sotchi. Ben cinque giorni dopo la tragedia [di Kursk ].
E’ stata l’ultima occasione in cui la solidarietà della gente, direi della nazione intera, si sia unita al dolore dei morti, aggirando il Presidente della nazione. Il dolore era forte e comune. Insieme ai marinai e alle loro famiglie, tratteneva il respiro l’intera nazione. Ognuno intuiva ciò che stava accadendo, al di là delle menzogne delle versioni ufficiali. Nessuno poteva capire il silenzio in cui si era circondato il Presidente, ne tantomeno nessuno lo poteva giustificare.
Aprite i giornali di quel periodo, riportate alla memoria le immagini dei telegiornali: con le moglie e le madri dei marinai del “Kursk”. La stampa russa mai più fui cosi unita – nemmeno durante l’orrore del Nord-Ost e le snerviante attese di Beslan – e la televisione russa non lavorò mai più cosi, come in quei giorni difficili, quando davanti agli occhi della nazione morivano i 118 marinai.
(c) KOMMERSANT 2006. trad. Serghei24.
Kursk ha messo la parola fine al diritto della stampa russa di formulare giudizi indipendenti sugli eventi o sul Presidente. Risultò che l'ultimò non gradì nessuno dei due. Ed ebbe il potere di farlo.