
Green che cerca di fare il diplomatico.

C’è questa notizia, completamente ignorata dai media italiani, ma abbastanza presa sul serio nei Tg europei. Gli Stati Uniti stanno dispiegando in Polonia e in Repubblica Ceca un sistema anti missilistico della NATO (ma della NATO c’è solo il nome, secondo Ivanov). La motivazione ufficiale è proteggere i paesi europei della NATO contro gli eventuali lanci di missili da parte di paesi “canaglia” (Iran, Corea del Nord e compagnia bella) e contro gli eventuali attacchi terroristici, non del tutto remoti, secondo gli Stati Uniti, in quanto i terroristi in questi ultimi tempi potrebbero aver messo mano a tecnologia sufficientemente sofisticata da bombardare l’europa - a sentire il pentagono.
Questo è l’antefatto.
Dire che la decisione americana abbia scatenato a Mosca un putiferio, è minimizzare. Washington ha sollevato a Mosca una vera intifada diplomatica. Il ministro della Difesa Ivanov, bianco in volto, glaciale nelle parole ha dichiarato in tv: “Quando il cosiddetto blocco della Nato veniva esteso ai paesi nostri confinanti (Polonia e Rep.Ceca n.d.t.) ci avevano assicurato (gli americani n.d.t.) che sui loro territori non sarebbero mai stati dispiegati missili di nessun genere. Ci hanno semplicemente mentito”. (Ivanov, fonte: Izvestija, 27 aprile 2007). Ora, per chi non è del settore, Ivanov è il guru dei cosiddetti siloviki, la lobby dei ex agenti dei servizi segreti che Putin ha portato al potere. Ciò obbliga, chiunque voglia prevedere le mosse russe, ad ascoltare con entrambe le orecchie qualsiasi cosa dica Ivanov. Che non parla quasi mai. Le parole di Ivanov esprimono la preoccupazione del cosiddetto sindacato di potere, i siloviki appunto, e danno il senso del momento.
La Russia ormai da settimane parla il linguaggio della guerra fredda, la tv di stato loda le forze armate, i giornali principali – come Izvestia, che titola per tre giorni di fila sulle mosse militari americane – ritirano fuori dalla naftalina i propri esperti militari. Proprio oggi l’Izvestia dedica ampio spazio agli sviluppi americani “nella guerra stellare” ovvero lo scudo spaziale di reaganiana memoria che Bush ha riativato alla chetichella.
Ad ascoltare bene Ivanov, che si dice “preoccupato che l’Europa unita è stata scavalcata l’ennesima volta su un tema cosi importante e sensibile, dimostrando di non volere e potere una politica di difesa comune” ma “di cui si dovrà presto dotare”, si rizzano le orecchie. Traduzione: Mosca getta un ponte e guarda all’Unione Europea per impedire il dispiego dei missili ai propri confini. Se questo gruppo di potere esce indenne dal cambio del Presidente, assisteremmo nei prossimi mesi ed anni, ad una inedita lobbing russa per un Europa con una politica di difesa comune.
A Mosca sognano un Europa che possa dire “no” e che il suo "no" conti.
A sentire bene Ivanov, a Mosca hanno capito che solo passando da un rafforzamento dell’Unione Europea, la Russia potrà riprendere il suo ruolo di leadership (aspirata). E’ questa è una piccola rivoluzione.
Per tornare al ridicolo, è bastata l’indecisione del Governo su come rispondere a questo benedetto dispiegamento missilistico vicino a Praga.
Dispiegando missili russi nell’estremo oriente, puntati contro gli Usa?
O boicottando la birra ceca?
(l'Herzegova, no?)

La povera statua del soldato-liberatore, posta nel cuore di Talin, capitale dell'Estonia è per alcuni simbolo di vittoria sui nazi fascisti, ma per altri l'inizio dell'occupazione russa durata per più di settant'anni.
E questo in sostanza quello che si gioca con la decisione presa dalle autorità estone di rimuovere la statua dal centro della città. Sono ormai mesi che attorno al soldato liberatoreinfuria una delle polemiche più aspre, velenose e rancorosi dei ultimi anni.
Per gli estoni, che hanno visto nei nazisti addirittura una liberazione dai comunisti russi, da Stalin e dal NKVD, la "liberazione" dell'Estonia per mano dell'Armata Rossa è ben lontana dal essere una data da festeggiare. Una legge dell'anno scorso ha addirittura istituito il giorno di lutto nazionale, la data di sconfitta delle truppe tedesche. E ha decretato che la statua di bronzo è "simbolo dell'odioso occupatore" dunque da rimuovere e nascondere lontano dall'occhio e dalla coscienza.
Una decisione che avrebbe prevedibilemente provocato un vespaio. In Estonia, come in tutte le repubbliche baltiche, vive una forte comunità russa, spesso in un clima di separati in casa. Andare a gettare la benzina sul fuoco è quanto mai irresponsabile da parte delle autorità estone, che hanno collezionato più di un richiamo formale dalla UE per il "non rispetto dei diritti delle minoranze (i russi n.d.a.)"
La tempistica e il modo scelto, unito alla rinata voglia della Russia di riconquistare un ruolo di primo piano nella regione, oltrechè di ritrovare una propria fiducia in sè, ha potenzialmente creato una situazione esplosiva ai confini orientali della UE.
Vorrei che il pacifico soldato di bronzo, solitario sotto la neve di Talin, diventato contro sua volontà un simbolo da abbattere, non sia altro che un dovuto riconoscimento ai centinania di migliaia di giovani ragazzi - sia russi, che estoni, che tedeschi - morti in questa terra per una guerra insensata, nata dallo stesso odio che soffia in questi giorni.
L'oscura (allo scrivente-ignorante) Digital Media Technologies, azienda italiana "leader del settore per la tecnologia di diffusione del segnale televisivo (Kommersant)" ha firmato un contratto da diversi milioni di euro con la tv di stato russo per costruire in Russia antenne per la diffusione del segnale della tv sui cellulari e smartphones. All'accordo con "gli italiani" la stampa sta dando molta copertura mediatica.
L'accordo, che prevede la costruzione di una fabbrica di cui il 51% sarà degli italiani, è avvenuto a poche settimane dalla visita di Putin in Italia.
Un'ottimo passo per ribilianciare la bilancia economica con i russi, e il fiume di gas che riversano ogni giorno in Italia.
Sarà poi da vedere,visto la qualità della tv di stato russo, sempre più di propaganda, quanti russi sottoscriveranno per essere inseguiti dai discorsi di Putin anche sui loro cellulari, oltrechè sui tg dell'ora di cena.

Passato un po' di tempo dalla morte a Londra di Litvenenko, ex spia russa pentita, tempo che rende un po' "più elegante" sputtanare il morto, il sistema mass mediatico russo inizia una campagna di demolizione personale. Il calcio d'inizio lo ha dato in questi giorni il portavoce della stampa russa all'estero, l'Izvestia. Scovato chissa dove la prima moglie di Litvenenko, ha spiaccicato in prima pagina tutto il rancore di cui è capace solo una prima moglie.
L'intervista si apre con la signora che inveisce contro l'ex marito morto dandogli del " traditore della famiglia, dei figli e della patria". Dipingendo l'ex agente morto come opportunista, al soldo di Berezovskij, pronto ad abbandonare la famiglia per correre dietro la "prima gonna": la vedova di Litvenenko Marina.
La Marina stessa viene dipinta con toni che sfumano nella "squillo".
Anche i figli del primo matriomonio di Litvenenko ricordano come "non abbia mai regalato un gioco, mai giocato insieme" e "praticamente sempre assente di casa".
Guardando la foto di Izestija viene a domandarsi come mai tiene la foto del marito sul pianoforte (risposta data più avanti nella intervista: "al funerale ce ne erano decine,ne ho portate via un paio, tanto li avrebbero buttati via." e comunque complimenti per la carta da parati.)
Tocco di classe e di eleganza, del giornale russo, che speriamo non faccia scuola.

Per tornare al discorso "multilateralismo" discusso due post su cui la Russia pone accenti un giorno sì e l'altro pure, c'è da segnalare la conferenza inaugurata oggi a Mosca " Il mondo attorno alla Russia 2017 - il ruolo dell'energia, il nuovo secolo atomico, la crisi e lo scontro delle civiltà". Dalle prime parole il ministro degli esteri russo Lavrov, non è stato a guardare cosi lontano, ma ha ricordato che "il mondo unilaterale è finito, piaccia o no agli Usa." E che ogni tentativo americano di governare da soli il mondo non porta ad altro che "alla crescita dell'antiamericanismo". Poi ha parlato dell'iran, dell'afganistan, dell'iraq. Putroppo nessun gli ha chiesto come sta il multilateralismo in Cecenia.

La Russia, la Grecia e la Bulgaria hanno firmato un accordo per costruire un nuovo oildotto per aggirare lo stretto del Bosforo in Turchia. E' un progetto lungamente dibattuto che aumenterà i rifornimenti di petrolio in Europa ma darà alla Russia ancora un maggiore controllo su un pezzo molto importante della infrastruttura energetica europea.

L'oliodotto permetterà alla compagnie russe (che poi stringi stringe è una, Gazprom) di spedire il petrolio dal porto di Novorossisk sul mare nero direttamente in Bulgaria, senza passare via nave attraverso il congestionato stretto del Bosforo. In questo modo la destinazione finale sarà direttamente la Grecia, e da lì i porti (e i mercati) di tutto il mondo.
I greci, tradizionali nemici dei turchi, si leccano i proverbiali baffi.
Fino ad ora la quantità di petrolio russo era limitata dalla capacità dello stretto di Istanbul e, sopratutto, in mano al controllo turco. "Era come passare attraverso il soggiorno di una casa" ha dichiarato Cliff Kupchan, un analista del petrolio. "si poteva letteralmente guardare in casa della gente".
I russi avranno il 51% delle azioni di questo petroldotto. I Bulgari e i Greci il restante diviso a metà.
Ma sopratutto i russi avranno dal 2012 (anno previsto di fine lavori) un canale alternativo per i propri clienti europei, svincolati dai turbolenti vicini come l'Ucraina e la Bielorussia.
A Bari Putin e Prodi hanno concluso il vertice italo russo andando d'amore e d'accordo. Ad esempio sui "pericoli del mondo unilateralista",tema caro a Putin e da lui ripetutamente sollevato in ogni sua tappa all'estero. Prodi è d'accordo sui pericoli del mondo unilateralista e auspica pure lui un mondo multilaterale. "Noi siamo accomunati con la Russia da una visione multilaterale del mondo" ha messo in evidenza Prodi alla conferenza stampa conclusiva.
Ma è lo stesso mondo multilaterale di cui parlano Prodi e Putin? Putin a leggere fra le righe parla di un mondo multilaterale "fatto di confronto e di Nazioni Unite". Ammirevole, ma portare il confronto alle Nazioni Unite di cui parla Putin, non è altro che il tentavo di mettere il veto su qualsiasi questione non grata alla Russia. Facciamo la guerra all'Iran? LA Russia là ci ha investito miliardi fitti ( perchè va detto che sul nucleare iraniano ci lucrano i russi) e il suo "confronto" è un No a priopri (dichiarazione di Lavrov). Parliamo dei diritti umani in Cina? La Russia nel "confronto" alla Nazioni Unite non vorrà creare precedenti che le si ritorgano contro.
La Russia quando parla di un "mondo unilaterale" intende il ritorno al vecchio duopolio america-urss. Putin in questi anni ha dimostrato di non potere inventare nuovi schemi per il mondo moderno. In patria si ri fa alla esperienza sovietica come modello di dove deve andare la Russia. (E' sua la dichiarazione che lo sciogliemento dell'URSS è stata "una sciagura"). La repressione delle libertà di stampa, la chiusura delle ONG, lo svuotamento dei organi eletti, la ripresa con la mano di ferro delle province e dell'economia, la corsa al riarmo, delinea un solo fine. Riportare la Russia "ai splendori" dell' fu URSS.
In politica estera Putin tenta di riacquistare il potere di veto che la Russia aveva una volta. Il suo richiamo al multilateralismo esclude con accuratezza le sedi dove la Russia non ha il potere di rovesciare il tavolo. (La nato non è un organo di "confronto" per Putin, dichiarazione in Germania un mese fa.) Il "cofronto" alla Russa è arrivare con una posizione ed imporla.
Che confronto si può avere con un governo che dichiara il volontariato e le ONG, tutte dalla prima all'ultima, al soldo di potenze straniere e un covo di spie? Questa è gente che ragiona con la mentalità vecchia di cinquant'anni.
E male fa Prodi a far il rappresentante che asseconda tutto e tutti pur di chiudere l'affare. E a nascondersi dietro la foglia di fico della terminologia.
"Multilateralismo".
Se ignora effettivamente cosa intendano i russi, è grave. Ma è ancora più grave se fa finta di ignorarlo.
Da non perdersi oggi sul Corriere l'editoriale di Venturini dedicato alla visita di Putin in Italia.
"Non si tratta soltanto di coerenza con l'indignazione del 2003, o di discontinuità rispetto al governo di allora. E nemmeno pensiamo che sia giusto abbandonarsi a eccessi retorici, o ignorare le peculiarità storiche della Russia. Ma il rispetto dovuto al grande Paese che Vladimir Putin rappresenta non esclude, e anzi richiede in un rapporto collaudato e maturo come il nostro, che tra i doveri governativi figuri anche quello di rendere esplicita e percepibile la propria identità. Siamo di questa stessa opinione quando si dialoga con la Cina o quando ci troviamo davanti agli orrori di Abu Ghraib. Cosa potrebbe mai spingerci a essere ancora gli «avvocati» di Putin, allora, anche se questa volta la difesa dovesse scegliere la tecnica del silenzio?
Una possibile risposta la conosciamo: il gas, il petrolio, gli interessi economici vecchi e nuovi. Ma Angela Merkel, se proprio abbiamo bisogno di un esempio, resta in buoni rapporti con l'America dopo aver detto a Bush di chiudere Guantanamo e fa affari d'oro con la Russia dopo aver strigliato Putin sui temi della democrazia. Vogliamo sperare che oggi il presidente del Consiglio non sia da meno. " Venturini - corriere
Speriamo davvero.

Zjuganov ostenta ottimismo. Secondo alcuni "si è già prostituito col potere".
Sono terminate le elezioni regionali in Russia. Il partito del potere “Russia Unita” festeggia la propria vittoria alle elezioni di ieri che, secondo diversi osservatori, è la ripetizione generale delle prossime elezioni per la duma.
Secondo i primi dati di oggi, il partito del potere ha ottenuto il primo posto ovunque eccetto che nella provincia di Stavrapol, dove la vittoria è andata al “Partito della Giustizia”. (ne abbiamo parlato ieri).
Da notare anche una leggera ripresa dei partiti tradizionali di opposizione, il Partito Comunista di Zjiuganov, l’Unione delle Destre, e dei liberali di Jabloko che - questi ultimi - pur non ottenendo dei seggi in nessuna regione (giustificati da divieti della commissione elettorale) registrano un rialzo.
Oreshkin del Centro Carnegie prevede che, se la tendenza rimane, alle elezioni parlamentari il partito del potere potrebbe perdere un cinque per cento, in quanto associato direttamente al Cremino e, dunque, valvola di sfogo di eventuali insoddisfazioni dell’elettorato.
Per entrare nelle assemblee regionali i partiti devono superare la barriera del 7%. Una legge inaugurata da Putin per spezzare le gambine ai piccoli partiti e movimenti, in genere di opposizione.
Da segnalare l’ennesima, scandalosa, non sanzionata, usanza del partito del governo di usare i soldi delle tasse per finanziare la propria campagna elettorale. Giungendo ad “avere 20 volte i soldi di Jabloko da spendere per le elezioni” – BBC news russian. Scandalizzato, vado a farmi un caffe.

Come in giochi come the Sims oppure Cesar, dove il giocatore si diverte ad allevare una famiglia, oppure addirittura un impero, divertendosi davanti al computer, cosi in Russia il Cremlino crea partiti politici per divertire l’elettorato con una scheda elettorale, colorata, piena di simboli e di nomi altisonanti.
(Il tutto si chiama: “la via russa alla democrazia”.)
All’inizio fu il flop del partito Rodina - la Patria - creato in fretta e furia dal marketing del Cremlino e “piazzato” sul mercato elettorale in due mesi, per sottrarre i voti ai comunisti. L’ideologia del partito è rimasta sempre abbastanza nebulosa e i suoi litigiosi leaders, perfetti sconosciuti apparsi dal nulla come i maghi alle feste di compleanno, non amarono mai argomenti come quali sono le radici del partito.
Giusto per andare sul sicuro a sottrarre i voti ai comunisti, l’insegna e le bandiere le hanno fatto fare rossi. (l’occhio della vecchietta è abituato).
Il partito, come era logico aspettarsi, ha vissuto le prime elezioni, il suo ruolo l’ha svolto portando via un 9% ai comunisti, poi si è trasformato in uno scannatoio di rivalità personali degenerando fino al penoso spot razzista contro i caucasici. Appellandosi al populismo nazionalistico ha ben fatto capire che la spinta “ideologica” si era ormai esaurita, si era senza più argomenti, si tirava a campare ed era giunta l’ora di ritirare il brand dal mercato.
Al Cremino l’antifona fu capita, il partito fu sciolto e pochi mesi dopo, giusto in tempo per le elezioni regionali, ecco che assistiamo alla “nascita” del glorioso “Partito della Giustizia”. I gadget sono pronti, le bandierine e le magliette sono già stati consegnati, le ragazze rigorosamente gnocche sorridono al congresso.
E noi ci sediamo sul divano col popcorn in mano a goderci questo nuovo siparietto di democrazia.

La cosiddetta marcia dei dissidenti, in Russia, ha offerto un divertente spettacolo di opportunismo politico e umano, da parte di persone che fino a ieri erano legati anima e corpo all’amministrazione putiniana e poi....si sono riscoperti democratici e preoccupati della libertà in russia, subito un minuto dopo che furono buttati fuori. Ragione per cui questa marcia dei dissidenti, non mi galvanizza, nè eccita, nè – e che cacchio – porti a credere che stia nascendo una società civile partecipativa.
La manifestazione, invece, offre l'occasione ad un ironico decano del giornalismo russo, Kisilev, rivivere gli ultimi giorni della famigerata televisione di stato sovietica, l'adorata, la casareccia, la pane-burro-marmellata GOSTELRADIO e della sua punta di diamante, il telegiornale serale VREMIA. Di cui l’unica cosa attendibile, voleva la saggezza popolare, era l’ora a cui andava in onda.
Kisilev su Gazeta ricorda i giorni in cui lui, giovane giornalista alle prime armi, fu inviato alla prima manifestazione di sapore “contrario”, nel 89. La manifestazione di pochi coraggiosi, in pochi mesi si trasformò in una valanga di centinaia di migliaia. Ricorda divertito che, quando la folla si assiepò dinnanzi al palazzo del governo, nel 91, Vremja, parlò di “un piccolo gruppetto di curiosi e nulla facenti”. Il mese dopo "il gruppo dei curiosi" travolgeva il governo e chiudeva un periodo storico.
Ma, Vremia il telegiornale, non è cambiato per nulla, se non forse per il portatile in studio. E parla della manifestazione dei dissidenti, elogiando le forze d'ordine "che non hanno ceduto alle provocazione lanciati contro di loro", e lo diceva sulle immagini di poliziotti che stavano selvaggiamente picchiando dei ragazzi e trascinando una ragazza per le gambe, e con la faccia coperta di sangue.
Lo stessa, bonaria incompetenza della GOSTELRADIO, con la stessa attendibilità, che va in onda sempre alla stessa ora.