


Altri politici, fotografati come Putin ieri, non mi risultano.

Cosa sappiamo ad oggi del cosidetto "bombardamento" della Georgia? Sappiamo solo questo: il 6 agosto vicino a Gori (città natale di Stalin, fra l'altro) è caduto un oggetto da un aereo che sorvolava la zona e si è conficato nel terreno ad una profondità di cinque metri. I mass media georgiani scrivono che quando i locali hanno estratto l'oggetto dal terreno, questo pesava una tonnellata. Successivamente le agenzie battono la notizia che all'interno del oggetto si sono rinvenuti solo 80 kg di tritolo. Di cosa era fatto i restanti 920 kg i georgiani non ce l'hanno detto. Forse, è meglio cosi.
I russi, ovviamente, si sono nascosti dietro un nulla vidi, nulla sacci: non sappiamo niente - hanno detto - la Georgia non l'abbiamo sorvolata, anzi, hanno aggiunto, quel giorno non abbiamo proprio volato da nessuna parte.
La Georgia, invece, ha alimentato in tutti modi lo scandalo chiamando l'oggetto "un missile aria-terra" e iniziando a presentare le cosidette "prove." Per primo, hanno detto che sul missile ci sono cifre e lettere in cirilico. Ma cosa c'era scritto, non lo specificano. Ed è un peccato, in quanto sarebbe interessante sapere cosa c'è scritto con questi benedetti caratteri cirillici. Se, mettiamo, sul corpo c'è scritto "Abbasso il regime sanguinario di Sakashvili" è una faccenda. Se c'è scritto "Ehi, partigiani osseti anti Sakashvili, vi facciamo un regalo. Usatelo" è un'altra faccenda.
Grazie al cielo nessuno è morto o rimasto ferito. Però l'intera storia sa di farsa, indipendentemente da chi gioca in questo modo con la armi, russi o georgiani che siano. L'unico interessato, in , ad una escalation della tensione, già pericolosamente alta, sono gli osseti. Ma gli ossetti non hanno una aviazione.
Può anche trattarsi di un errore: il missile era agganciato male all'aereo, il portellone era diffettoso etc. E i politici hanno tentato di strumentalizzare la faccenda.
I georgiani si stanno sforzando sempre più per coinvolgere la diplomazia internazionale. Ma l'ONU stessa sembra considerare con molto scetticismo l'intera faccenda. In ogni caso il Consiglio di Sicurezza ha respinto la richiesta georgiana di trattare la questione.
E la Georgia dovrebbe sostituire l'isterismo di stato con una politica estera più pragmatica e moderata.

Continua la polemica fra una delle giornaliste liberali più note Jiulia Latinina, e l'avvocato Kuznezov in esilio in ignota località per sfuggire alle perseguitazioni del FSB. Dalla polemica cerchiamo di capire che opposizione c'è in Russia, e di quali credenziali morali gode.
Non mi pento di essermi occupata di questa storia col avvocato Kuznezov. La questione non è l'avvocato Kuznezov. La questione è la qualità della opposizione democratica e la qualità dei nostri difensori per i diritti civili.
Guardo con preoccupazione quando persone che non hanno alcuna autorità morale; persone complettamente in colisione con questo sistema politica, persone ciniche; che se per qualche ragione entrano in collisione con l'autorità, subito acquisiscono lo stato di vittime per la libertà.
Ogni volta che Patrushev (capo del FSB n.d.t) ci comunica che ha evitato più di 300 attacchi terroristici, oppure che ha scoperto attacchi terroristi in tutti i tre i summit che si sono tenuti(a San Pietroburgo, in Sotchi e a Samara), mi domando come è possibile che la Russia è governata da persone cosi mediocri e stupide? Una delle risposte a questa domanda non fa piacere. E' che l'opposizione democratica si comporta in modo non meno stupido. FSB ci racconta di 300 attacchi terroristici, mentre la società civile liberale ci racconta che l'avvocato di Kaitov*, è un faro della libertà.
Chi si esalta per i 300 attacchi e passa evitati dal FSB, è sfaccettamente usato dal governo. Chi definisce l'avvocato Kuznezov una baludardo della democrazia, è usato ugualmente.
Io non vorrei essere usata in nessuno dei due modi.
J.Latvinina
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*Kaitov: è un signore della guerra del caucaso. E' accusato di aver organizzato nel cuore della notte una imboscata ad un suo rivale. Lui e i suoi uomini avrebbero ucciso l'avversario e le sue guardie del corpo, e li avrebbero brucciati mangiando e bevendo durante l'attesa.
Per dirla con Galileo: Simplicius.
Per dirla con Flaiano: la madre dei cretini è sempre in cinta.

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L’eurocrazia di Bruxelles, la stessa che vuole la Turchia ed Israele in Europa, vuole tenerne la Russia fuori. È una prova in più della sudditanza della burocrazia oligarchica europea ai poteri forti “americani”.
È infatti Zbigniew Brzezinsky, ossia il Council on Foreign Relations, ad aver elaborato il progetto di separare fisicamente la Russia dall’Europa, circondandola di “democrazie colorate” (Ucraina, Georgia, etc.) filo-americane appositamente create e finanziate.
La colpa di Putin è di aver ridato alla Russia le materie prime che i poteri finanziari occidentali avevano comprato a un centesimo del loro valore durante le cosiddette “privatizzazioni” di Eltsin.
Il caso Yukos è esemplare: un mafioso di nome Khodorkovsky comprò di fatto l’intero patrimonio energetico ex-sovietico (valore di Borsa, 19 miliardi di dollari) con 250 milioni anticipatigli dai Rothshild di Londra.
Da quando Putin ha messo in galera Khodorkovsy e costretto alla latitanza altri “oligarchi” suoi pari, il capo del Cremlino ha smesso di piacere: non è democratico, disprezza i diritti umani, massacra i ceceni, fa uccidere la Politkovskaya, fa avvelenare Litvinenko e così via. E va tenuto lontano dall’Europa.
La nostra tesi è ovviamente il contrario.
Se c’è un destino manifesto per l’Europa dopo il crollo sovietico e dopo l’11 settembre, è che deve integrare la Russia. E precisamente la Russia di Putin, il solo leader, apparso dopo tanti anni, che difenda l’interesse nazionale invece di quello delle lobby globali.
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Se questo personaggio crede veramente in ciò che ho scritto, lo invito a trasferirsi a Mosca e mi adopererrò personalmente perchè gli venga concessa la cittadinanza.
Viene in mente una barzeletta dei tempi sovietici: "Due operai inglesi decidono di trasferirsi nell'URSS di Stalin in quanto si dice che sia il paradiso dei lavoratori. Ma, essendo uno sospettoso di natura, invita l'altro a trasferirsi per primo. Se l'URSS si rivelerà veramente un paradiso, gli dice, scrivimi una lettera con inchistro rosso, se dovesse essere una terribile dittatura scrivimi una lettera con inchiostro blu, onde non incampare in censura.
Passa un mese e al operaio rimasto a Londra arriva una lettera da Mosca scritta con inchiostro rosso. La lettera è piena di sperticati elogi e acclamazioni dell'URSS, della vita degli operai, delle libertà e dell'abbondanza di cibo per tutti. L'unica cosa negativa, conclude la lettera, è che dannatamente non si trova in nessun posto l'inchistro blu".

Fa piacere l'articolo che Geoff Andrews ha dedicato all'anniversario della strage di Bologna del 2 agosto sul Open Democracy. Andrews indica che nella memoria storica che a Bologna si conserva di quel terribile evento, può esserci una lezione per i londinesi: di come si reagisce agli attentati. Lettura consigliata (in inglese).



Continuiamo il monitoraggio della guerra propagandistica contro il Regno Unito scatenata dalla tv di stato russa. In questo momento sta andando in onda sul RTR Rossija, il canale di stato più visto, un documentario storico sulla conferenza di Jalta. Più precisamente si tratta il tema dei russi che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, sono stati consegnati dalla coalizione anglo-americana a Stalin, dove li aspettava una fine scontata: la morte.
Della coalizione anglo americana, ovviamente, il documentario si occupa solo della particella "anglo".
L'intero documentario parla solo degli inglesi. Vengono analizzati gli esiti nefausti delle "estradizioni" - cosi chiamati dal documentario - che gli inglesi hanno deliberatamente compiuto ai danni dei russi che si sono fidati di loro. I Russi di cui si parla sono quelli che si sono trovati, a vario titolo, negli territori liberati sotto la giurisprudenza inglese. Vengono raccontati con dettagli raccapriccianti storie di cosacchi scappati dalla Russia post rivoluzionari, dei russi alleati che hanno combatutto affianco degli inglesi, la storia toccante del generale inglese che "dà la parole dell'ufficiale inglese che vi porto solo ad una conferenza", ovviamente tradendola e consegnando i russi al NKVD che li fucilirà direttamente sul posto dove è avvenuta la consegna.
Non entriamo qui nel merito degli episodi, sicuramente storicamente accaduti, della consegna dei russi dell'europa occidentale agli sovietici. Dal momento che è noto che fu una delle condizioni poste da Stalin alla conferenza di Jalta.
Entriamo qui in merito invece della evidente strumentalizzazione in chiave anti inglese della storia. Il documentario non analizza ne il contesto, ne la situazione di quel travagliato periodo storico, ne tanto meno la portata - non in termini di vite umane, la cui perdita è un valore incomisurabile - ma storica di quei episodi. L'intera vicenda, invece, viene raccontata senza cifre, dati ne contesti, ma con l'unico scopo di giocare sulla rabbia naturale dello spettatore di fronte alla quella ingiustizia, additando gli unici responsabili: gli inglesi.
Inglesi, come termine generico. Non c'è alcuna analisi delle responsabilità personali, del gerarchia di commando, era colpa degli inglesi punto e basta. Ad un certo punto viene addirittura direttamente suggerito un collegamento fra quegli episodi e le decisioni presi nella Gran Bretagna moderna.
Per concludere: il documentario dal titolo altisonanante "L'ultimo segreto della Seconda Guerra Mondiale" lascia nello spettatore l'amaro in bocca per lo stupro compiuto della storia e del suo - di spettatore - inteligenza.
Regista ed autore: Aleksij Denisov.

L'accanita battaglia attorno alla morte di Litvenenko, l'estradizioine negata di Lugovoi, e la telenovela Berozvskij passa sul campo della propaganda. La tv di Stato Russa è stata colta in fragrante a manipolare i titoli dei giornali inglesi, il The Times in particolare. Il 30 luglio il conduttore Mihail Antonov ha informato gli spettatori che la Russia ha mosso nuove accuse contro Berezovskij, chiedendone l'estradizione dalla Gran Bretagna, dove ha il rifugio politico. E' stato mostrato il titolo della pagina principale di the Times dove si leggeva: "Berezovskij ci manipola e ci imbarazza". In realtà il The Times non è mai uscito con questo titolo, che è frutto di un fotomontaggio. Non solo ma anche la grafica del giornale ormai è diversa da alcuni anni (vedere in foto in alto l'edizione di The Times mostrata durante il telegiornale di stato e l'edizione di quel giorno).
In realtà l'articolo è vero ed era uscito non sul giornale ma su un allegato. Si trattava di un articolo di Opinione (il cosidetto columnist) per firma di Stephan Marshall. L'articolo era di tono ironico e affatto contrario a Berezovskij, che anzi veniva definito da Marshall come "il più grande amico della Gran Bretagna" e che il suo asilo è una questione di civilità. Il titolo era provocatorio, come spesso si fa nei giornali per attirare l'attenzione del lettore. E' comunque, dicono al The Times, tale libertà è stata presa perchè si trattava di un articolo su un allegato estivo, e non sul prestigioso giornale.
Il telegiornale di stato ha quindi manipolato, anche in modo abbastanza rude, il titolo montandolo nella prima pagina di The Times, usando per di più una grafica che il Times non usa da anni.
In redazione del telegiornale parlano di un errore tecnico del grafico, ma da più parti si sospetta un maldestro tentativo di propaganda, sul modello sovietico. Se questi trucchetti potevano funzionare in una unione sovietica isolata dal mondo ora, il vecchio arsenale della propaganda russa non va più bene in un mondo globalizzato e fatto di internet.