
La cosiddetta marcia dei dissidenti, in Russia, ha offerto un divertente spettacolo di opportunismo politico e umano, da parte di persone che fino a ieri erano legati anima e corpo all’amministrazione putiniana e poi....si sono riscoperti democratici e preoccupati della libertà in russia, subito un minuto dopo che furono buttati fuori. Ragione per cui questa marcia dei dissidenti, non mi galvanizza, nè eccita, nè – e che cacchio – porti a credere che stia nascendo una società civile partecipativa.
La manifestazione, invece, offre l'occasione ad un ironico decano del giornalismo russo, Kisilev, rivivere gli ultimi giorni della famigerata televisione di stato sovietica, l'adorata, la casareccia, la pane-burro-marmellata GOSTELRADIO e della sua punta di diamante, il telegiornale serale VREMIA. Di cui l’unica cosa attendibile, voleva la saggezza popolare, era l’ora a cui andava in onda.
Kisilev su Gazeta ricorda i giorni in cui lui, giovane giornalista alle prime armi, fu inviato alla prima manifestazione di sapore “contrario”, nel 89. La manifestazione di pochi coraggiosi, in pochi mesi si trasformò in una valanga di centinaia di migliaia. Ricorda divertito che, quando la folla si assiepò dinnanzi al palazzo del governo, nel 91, Vremja, parlò di “un piccolo gruppetto di curiosi e nulla facenti”. Il mese dopo "il gruppo dei curiosi" travolgeva il governo e chiudeva un periodo storico.
Ma, Vremia il telegiornale, non è cambiato per nulla, se non forse per il portatile in studio. E parla della manifestazione dei dissidenti, elogiando le forze d'ordine "che non hanno ceduto alle provocazione lanciati contro di loro", e lo diceva sulle immagini di poliziotti che stavano selvaggiamente picchiando dei ragazzi e trascinando una ragazza per le gambe, e con la faccia coperta di sangue.
Lo stessa, bonaria incompetenza della GOSTELRADIO, con la stessa attendibilità, che va in onda sempre alla stessa ora.
