
Come in giochi come the Sims oppure Cesar, dove il giocatore si diverte ad allevare una famiglia, oppure addirittura un impero, divertendosi davanti al computer, cosi in Russia il Cremlino crea partiti politici per divertire l’elettorato con una scheda elettorale, colorata, piena di simboli e di nomi altisonanti.
(Il tutto si chiama: “la via russa alla democrazia”.)
All’inizio fu il flop del partito Rodina - la Patria - creato in fretta e furia dal marketing del Cremlino e “piazzato” sul mercato elettorale in due mesi, per sottrarre i voti ai comunisti. L’ideologia del partito è rimasta sempre abbastanza nebulosa e i suoi litigiosi leaders, perfetti sconosciuti apparsi dal nulla come i maghi alle feste di compleanno, non amarono mai argomenti come quali sono le radici del partito.
Giusto per andare sul sicuro a sottrarre i voti ai comunisti, l’insegna e le bandiere le hanno fatto fare rossi. (l’occhio della vecchietta è abituato).
Il partito, come era logico aspettarsi, ha vissuto le prime elezioni, il suo ruolo l’ha svolto portando via un 9% ai comunisti, poi si è trasformato in uno scannatoio di rivalità personali degenerando fino al penoso spot razzista contro i caucasici. Appellandosi al populismo nazionalistico ha ben fatto capire che la spinta “ideologica” si era ormai esaurita, si era senza più argomenti, si tirava a campare ed era giunta l’ora di ritirare il brand dal mercato.
Al Cremino l’antifona fu capita, il partito fu sciolto e pochi mesi dopo, giusto in tempo per le elezioni regionali, ecco che assistiamo alla “nascita” del glorioso “Partito della Giustizia”. I gadget sono pronti, le bandierine e le magliette sono già stati consegnati, le ragazze rigorosamente gnocche sorridono al congresso.
E noi ci sediamo sul divano col popcorn in mano a goderci questo nuovo siparietto di democrazia.
