Da non perdersi oggi sul Corriere l'editoriale di Venturini dedicato alla visita di Putin in Italia.
"Non si tratta soltanto di coerenza con l'indignazione del 2003, o di discontinuità rispetto al governo di allora. E nemmeno pensiamo che sia giusto abbandonarsi a eccessi retorici, o ignorare le peculiarità storiche della Russia. Ma il rispetto dovuto al grande Paese che Vladimir Putin rappresenta non esclude, e anzi richiede in un rapporto collaudato e maturo come il nostro, che tra i doveri governativi figuri anche quello di rendere esplicita e percepibile la propria identità. Siamo di questa stessa opinione quando si dialoga con la Cina o quando ci troviamo davanti agli orrori di Abu Ghraib. Cosa potrebbe mai spingerci a essere ancora gli «avvocati» di Putin, allora, anche se questa volta la difesa dovesse scegliere la tecnica del silenzio?
Una possibile risposta la conosciamo: il gas, il petrolio, gli interessi economici vecchi e nuovi. Ma Angela Merkel, se proprio abbiamo bisogno di un esempio, resta in buoni rapporti con l'America dopo aver detto a Bush di chiudere Guantanamo e fa affari d'oro con la Russia dopo aver strigliato Putin sui temi della democrazia. Vogliamo sperare che oggi il presidente del Consiglio non sia da meno. " Venturini - corriere
Speriamo davvero.
