
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!
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C’è questa notizia, completamente ignorata dai media italiani, ma abbastanza presa sul serio nei Tg europei. Gli Stati Uniti stanno dispiegando in Polonia e in Repubblica Ceca un sistema anti missilistico della NATO (ma della NATO c’è solo il nome, secondo Ivanov). La motivazione ufficiale è proteggere i paesi europei della NATO contro gli eventuali lanci di missili da parte di paesi “canaglia” (Iran, Corea del Nord e compagnia bella) e contro gli eventuali attacchi terroristici, non del tutto remoti, secondo gli Stati Uniti, in quanto i terroristi in questi ultimi tempi potrebbero aver messo mano a tecnologia sufficientemente sofisticata da bombardare l’europa - a sentire il pentagono.
Questo è l’antefatto.
Dire che la decisione americana abbia scatenato a Mosca un putiferio, è minimizzare. Washington ha sollevato a Mosca una vera intifada diplomatica. Il ministro della Difesa Ivanov, bianco in volto, glaciale nelle parole ha dichiarato in tv: “Quando il cosiddetto blocco della Nato veniva esteso ai paesi nostri confinanti (Polonia e Rep.Ceca n.d.t.) ci avevano assicurato (gli americani n.d.t.) che sui loro territori non sarebbero mai stati dispiegati missili di nessun genere. Ci hanno semplicemente mentito”. (Ivanov, fonte: Izvestija, 27 aprile 2007). Ora, per chi non è del settore, Ivanov è il guru dei cosiddetti siloviki, la lobby dei ex agenti dei servizi segreti che Putin ha portato al potere. Ciò obbliga, chiunque voglia prevedere le mosse russe, ad ascoltare con entrambe le orecchie qualsiasi cosa dica Ivanov. Che non parla quasi mai. Le parole di Ivanov esprimono la preoccupazione del cosiddetto sindacato di potere, i siloviki appunto, e danno il senso del momento.
La Russia ormai da settimane parla il linguaggio della guerra fredda, la tv di stato loda le forze armate, i giornali principali – come Izvestia, che titola per tre giorni di fila sulle mosse militari americane – ritirano fuori dalla naftalina i propri esperti militari. Proprio oggi l’Izvestia dedica ampio spazio agli sviluppi americani “nella guerra stellare” ovvero lo scudo spaziale di reaganiana memoria che Bush ha riativato alla chetichella.
Ad ascoltare bene Ivanov, che si dice “preoccupato che l’Europa unita è stata scavalcata l’ennesima volta su un tema cosi importante e sensibile, dimostrando di non volere e potere una politica di difesa comune” ma “di cui si dovrà presto dotare”, si rizzano le orecchie. Traduzione: Mosca getta un ponte e guarda all’Unione Europea per impedire il dispiego dei missili ai propri confini. Se questo gruppo di potere esce indenne dal cambio del Presidente, assisteremmo nei prossimi mesi ed anni, ad una inedita lobbing russa per un Europa con una politica di difesa comune.
A Mosca sognano un Europa che possa dire “no” e che il suo "no" conti.
A sentire bene Ivanov, a Mosca hanno capito che solo passando da un rafforzamento dell’Unione Europea, la Russia potrà riprendere il suo ruolo di leadership (aspirata). E’ questa è una piccola rivoluzione.
Per tornare al ridicolo, è bastata l’indecisione del Governo su come rispondere a questo benedetto dispiegamento missilistico vicino a Praga.
Dispiegando missili russi nell’estremo oriente, puntati contro gli Usa?
O boicottando la birra ceca?
(l'Herzegova, no?)