
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!
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Aleksij Bradvkin, il rappresentante permanente della Russia presso l’OCSE, rilascia una intervista su Moskvoskie Novisti in cui tenta di convincere il lettore che l’Ocse è un covo di spie, rivoluzionari e sobillatori di professioni, (non necessariamente in questo ordine), e che la Russia debba uscire da questa organizzazione il prima possibile.
Ritengo che il lettore italiano non debba essere privato della notizia.
E cosi l’organizzazione fondata nel 75 con il famoso trattato di Helsinki sui diritti civili, - sottoscritto anche dall’URSS (che è come l’ARCI Caccia che firma per la difesa del fagiano selvatico) – cela lati oscuri e inquietanti, secondo il rappresentante russo in questo organismo.
“E’ incomprensibile che il Bureau per i diritti civili (il direttivo dell’OCSE n.d.t.) istituito e nominato dai governi dei paesi membri, cerchi di essere indipendenti da questi e da chiunque altro portando avanti una propria politica.” (fonte: MN №18 за 2007 год 11.05.2007, trad. Serghei24)
Ovviamente è intollerabile che un ente che deve controllare cerchi di essere autonomo e terzo. L'idea è questa, nel fare un organismo di controllo. Il concetto è un po’ arduo per Bradvkin, e per chi l’ha nominato (Putin), ma probabilmente l’esempio del controllore in autobus dovrebbe aiutarlo a capire come funziona la cosa. Segue una contorta dimostrazione che l’OCSE è uno strumento politico degli USA e all’UE in quanto questi ne sono i più massicci finanziatori.
Il lettore è disorientato. Bradvkin a distanza di tre righe si contraddice. Prima l’OCSE è colpevole di essere autonomo e non dipendere dai governi, poi è colpevole di dipendere dai governi che lo finanziano. A’ Bradkiii, depende o nun depende?!
A dimostrazione “lampante” che l’OCSE è in mano “agli interessi di certi governi occidentali” è l'accusa di “brogli elettorali rivolto solo a certi paesi”. Come mai, si domanda rettoricamente Bradvkin, si denunciano solo le elezioni in Russia e Bielorussia, e non in altri paesi membri?
Mostriamo per favore un gesto di buona volontà a Bradvkin e alla Russia intera. Denunciamo i brogli alle prossime elezioni anche in Canada. O a San Marino.