Dopo 10 anni di governo Putin la stabilità è la maggiore e più orgogliosa rivendicazione dell’amministrazione. Stabilità nel governo, stabilità nella politica estera, stabilità nella economia e sfera sociale. Tutto è all’insegna della stabilità. Anche il fondo di accumulo degli petrodollari si chiama, indovina, fondo di stabilità.
A tirare il bilancio del governo di Putin ricorre sempre questa parola chiave. E in questa parola, stabilità, si racchiude l’intero progetto politico perseguito con ostinazione e coerenza da Putin.
Però si sono fatti i conti senza l'oste.
La democrazia è parolaia, instabile, piena di litigi, rivendicazioni, scioperi, manifestazioni, proteste. Ma è l’unica forma di governo che consente valvole di sfogo alla pressione della società civile.
Putin ignora, nel suo progetto politico, le esigenze della società che sono multiformi, svariati, settoriali, generazionali e debbano avere valvole di sfogo nel rivendicare le proprie esigenze ed aspirazioni. Questo è un elemento della democrazia.
Senza la democrazia non c’è vera stabilità, c’è solo un forzato appiattimento del magma vitale della società sotto il coperchio della ideologia e del pensiero unico. Quanto potrà durare?
Qualcosa vorrà dire se la democrazia è la forma di governo più lunga e stabile sopravvissuta alla storia.
Se l’aspirazione di Vladimir era un edificio stabile, ha sbagliato sin dal primo mattone. Era un gesto di stabilità, invece, concedere a Bukovskij di gareggiare nelle elezioni. Il suo delfino Medvedev avrebbe perso qualche punto percentuale, ma la Stabilità, quella con la s maiuscola, ne avrebbe guadagnati molti di più.
