Pubblicato dal 2003 in Bologna.

Eccomi

Blogger: Serghei24
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!

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lunedì, aprile 26, 2004
No? E perchè mai... ...

No? E perchè mai...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ne Marx ne Lenin hanno mai parlato e scritto sul pacifismo, o sulla questione palestinese (e non potevano d’altronde). E perché allora essere di sinistra porta ad essere pacifisti e pro palestinesi? Da dove saltano fuori questi dogmi?

 

A dire il vero – mi avete colto in castagna ;-) – sulla prima hanno scritto. Chi ha studiato Lenin sa anche cosa: “La violenza non è solo ammissibile ma talvolta è utile”. Poi teorizzo il concetto del Terrore Rosso. Lo vogliamo chiamare pacifismo ante littere?

 

La questione palestinese, quando nacque, fu gestita dall’Unione Sovietica in un modo opportunistico e con entrambi occhi alla guerra fredda. Il problema di un popolo senza terra non ha mai toccato minimamente nessun comunista al Cremlino. In Africa e Asia succedeva di peggio, e se noi, oggi, non manifestiamo sulle sorti di qualche tribu africana in contesa territoriale, è perché la sedicente lotta capitalismo – comunismo ha scelto altri lidi. Il medioriente, appunto.

 

L’Unione Sovietica inizialmente non aveva pregiudiziali contro Israele, anzi, dette un contributo fondamentale alla sua nascita. Poi non appena fu chiaro che il nuovo stato stava lentamente scivolando nella sfera d’influenza americana, l’Unione Sovietica – come era scritto nelle regole del gioco – si guardò intorno per vedere chi opporci. Ed ecco la nascita del mito del popolo palestinese.

 

Questo e altro, lo racconta Gromyko nel suo ormai classico “La politica estera dell’Unione Sovietica”. Gromyco (caro Mmo, lo so che te lo stai chiedendo) fu per l’Unione Sovietica quello che Kissinger fu per gli Stati Uniti: un decano della politica estera. Gromyko, da ministro degli esteri, è stato un tipico rappresentante del paradosso quando persone assai intelligenti gestiscono un colossale fallimento. Consiglio a tutti una rilettura del suo libro.

 

Però, la sindrome da caccia alle streghe è sempre in agguato. Leggiamo il sovietologo Robert Conquest, sulla nascita del movimento pacifista:

Il leitmotiv della manovra intrapresa dai sovietici nei riguardi dell'opinione pubblica occidentale era la «Pace». [...] ogni discorso, ogni libro, ogni trasmissione, ogni articolo in cui un occidentale rendesse note le vicende dello stalinismo, venivano additati come minacce alla pace. Furono anche lanciate «campagne per la Pace» di vaste proporzioni, con azioni dimostrative, raduni di massa, polemiche condotte mediante la radio e gli organi di stampa. (p. 187)

 

La paura della guerra [...] indusse molta gente a credere [...] che i propri governi potessero evitare il conflitto attuando politiche che compiacessero il governo sovietico; e in molti casi maturò addirittura la convinzione che alla dissuasione fosse preferibile la resa. [...] già nel 1944 Milovan Gilas, allora principale esponente del comunismo iugoslavo, si sentì dire da un generale sovietico: «Quando il comunismo si sarà affermato in tutto il mondo, allora la guerra conoscerà un ultimo giro di vite». [...] Nel 1956 in Ungheria si ebbe il primo scontro aperto tra due governi a guida comunista [...]. Nel 1968 la Russia comunista invase la Cecoslovacchia comunista; e l'anno seguente lungo il fiume Ussuri si registrarono vere e proprie battaglie tra la Russia comunista e la Cina comunista e si sfiorò la guerra nucleare totale. Nel 1978 scoppiò il conflitto che oppose il Vietnam comunista alla Cambogia comunista; e poco dopo fu la volta degli scontri tra il Vietnam e la Cina. Come aveva detto Gilas il generale sovietico, alla fine le varie correnti e le varie fazioni del comunismo «[avrebbero] inizi[ato] una sconsiderata distruzione del genere umano con il pretesto di dare all'umanità una maggiore "felicità"». Red and dead, insomma. (p. 189-190)

[A proposito di guerra fredda e negoziati] A un certo punto, vedemmo la leadership sovietica affermare pretestuosamente che se le sue richieste non fossero state accolte, al Cremlino avrebbero preso il sopravvento gli esponenti della linea dura [...]. L’argomento [...] equivale a dire: «se non mi date spontaneamente quel che voglio, chi mi succederà lo prenderà con la forza». (p. 203)

[...] i negoziati con l'URSS erano distorti non solo dalla presenza di sostenitori dei sovietici tra l'elettorato occidentale, ma anche da errori di prospettiva all'interno del nostro corpo diplomatico e nelle nostre compagini di governo. (p. 208)

Conquest non mi è mai piacciuto. Troppo comunista nel far storia, paradossalmente. Solo dall'altro versante. Ha cosi chiara la divisione fra chi è buono e chi è cattivo, copiata pari pari dalla storiografia sovietica, forse, a forza di studiarla?

 

Poi quando si tratta di additare e vedere dei secondi (e pericolosi?) fini, con chi magari non si condivide una visione, mi mette sempre sull'allerta. Abbiamo dato per settant'anni dei mascalzoni e traditori a chi non la pensava come noi, e non vorrei continuare a farlo per altri settanta.

 

E poi che i ragazzi sono in buona fede, e non al soldo di qualche grande vecchio, lo possiamo verificare con un piccolo esperimento. Prendetene uno e chiedetegli chi è Gromyko (che obbiettivamente è l'ideatore del movimento pacifista occidentale, l'ha ammesso nelle sue memorie). Ci scometto il blog che non l'ha mai sentito nominare, ne mai letto. Per qualsiasi ideale combatte è un ideale suo, in cui crede genuinamente.

 

E questo l'ha riconosciuto anche Gromyko, da grande galantuomo che era.

 

Anche se questo riconoscimento, lo concedo, può suonare un po' sinistro.

 

Postato da: Serghei alle 13:22 | link |


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