
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!
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Do ut des. (per citare Alain, nei commenti).

Ieri ho fatto un po' di teoria. Su chi sia stato immolato dalla Rice sull’altare del appoggio russo alla risoluzione Onu per l’Iraq.
Oggi, dietrologo più che mai, osservo divertito, sui giornali, la messa in pratica. Igor' Ivanov, Presidente del Comitato per la Sicurezza Nazionale, ha fatto un blitz di ventiquattro ore a Tbilissi, capitale della Georgia. Evidentemente, sul primo aereo dopo la partenza della Rice.
Con Saakashvili - riporta l'edizione on line di Izvestja odierna - hanno avuto "scambi di vedute su un ampio ventaglio di questioni ". Il Primo Ministro georgiano, Zuraba Zvanie, ha riassunto questo “ampio ventaglio di questioni” in "Si è parlato principalmente della questione adjariana". E ha definito la visita come “inaspettata”.
E mentre un inaspettato Ivanov si scambiava vedute su un ampio ventaglio di questioni, con Zvanie e Saakashvili, a Mosca, il presidente della Commissione Parlamentare per gli Affari Esteri, non rubava il suo stipendio.
"Abbiamo seri preoccupazioni che [...] la Georgia possa gestire la questione nel modo peggiore". “Con l'aiuto della Russia là è stata indicata una via verso la stabilizzazione, che ha evitato uno spargimento di sangue su scala massiccia".
La soluzione indicata dalla Russia è un'indipendenza de facto della regione. Monetaria, politica, militare. E poi più in là, quando le acque si calmano, un referendum.
Saakashvili sta cercando di portare avanti una forte politica di riconquista di tutte le regioni del paese. E sarebbe anche un fautore di un progressivo sganciamento della Georgia dalla zona di influenza russa per volteggiare verso l'Europa e gli Stati Uniti. Questi ultimi l’hanno già accoltellato alla schiena sull'altare dell'Iraq, l’Europa dovrebbe farlo presto su quello della indifferenza.
Spengo ora anche io i fari sulla Adjaria - da bravo europeo - senno si rischia di diventare un covo di specialisti.
Che però, all’ombra dei media internazionali, ci saranno laggiù grandi via e vai in aereo di un accigliato Ivanov, a scambiarsi vedute “su temi di largo respiro”, è una certezza.
Come l'Iraq.