Oltre a studiare (?) lavoracchio anche nell’azienda di famiglia, dove mi occupo di spedizioni diretti in Ucraina. In genere, la merce arriva dall’Asia, via aerea, al Scalo Merci di Malpensa. Quello dove si arrestano allegri “furtatori” ogni settimana. Negli ultimi mesi non c’è stata una singola spedizione passata indenne da Malpensa. Neanche una. Se va avanti cosi, bisognerà assumere qualcuno solo per sporgere querele contro la SEA, società aeroportuale milanese. Se arrivano dei cellulari – e arrivano dalla Corea o Cina - va in scena una vera e propria razia da scacco a Roma. L’imballaggio arriva a Bologna in uno stato cosi pietoso, da pensare che abbia passata la nottata in una cella con decine di tigresse in calore; e non mezz’ora di attesa a Malpensa.
Qualche volta, nella fretta, capita che ci si scorda di raziare i libretti di istruzione o il carica batterie. Per i libretti, vada: sono scritti in russo. Ma il caricabatteria?! Mi fanno pietà: uno rischia un’intera carriera e poi si dimentica il caricabatteria. Cellulare inutilizzabile.
Io ho iniziato un’intera collezione, dei caricabatterie. Se qualcuno dei galantuomini di cui sopra dovessero leggere queste righe, mi contattino: ne ho un intero cesto da distribuire anonimamente (per carità cristiana). Per quel che ci servano.
La riflessione è un’altra. La riflessione è che noi tutti ci facciamo, qui, la figura di un paese del terzo mondo. La figura di coloro che non hanno la volontà politica di combattere questi fenomeni. Basterebbe, invece, poco: basterebbe installare un sistema di videosorveglianza, serio, per dissuadere i maliziosi e castigare i peccatori.
In alternativa è sufficiente che la SEA mi assuma come magazziniere non qualificato. Avrei almeno l’accortezza di usare il taglierino anziché le mani. E di prendermi il caricabatteria.
