E invece la rivoluzione c’è.
Lukasehnko, Putin, Kucma. Meno uno?
Ho sbagliato, e Marco Masi ha ragione, nel aver valutato il sistema politico ucraino più forte di quello che si sta rivelando ora, facendo acqua e crepe da ogni parte, solo su qualche impressione e un paio di telefonate. Ho sbagliato nel sottovalutare la passione della società civile ucraina, giovani e studenti in prima fila, e la loro voglia di cambiamento. Ho sbagliato perché ho pensato troppo all’Ucraina avendo in mente la Russia e proiettando gli eventi di Kiev come se stessero accadendo a Mosca.
E oggi, lui però da Ucraina, un ‘altro russo fa ammenda, Valerij Paniuskin del Kommersant, anche lui convinto che la lunga e tentacolare rete della politica ucraina avrebbe saputo strozzare questo germoglio di libertà. E oggi in un lungo editoriale sul Kommersant, in toni quasi poetici – o patetici che si voglia – si dichiara “invidioso” perché, forse, lui da vivo non vedrà mai scene del genere per le vie di Mosca. Libertà, libertà ,libertà ovunque, in ogni angolo della strada.
E ancora una volta sono d’accordo con lui. Questa volta, però, volendo sbagliare.
Sperando che non sia Jusenko, paradossalmente, a soffocare il germoglio della libertà una volta catapultato nel seggio del presidente-autocrate dalla piazza. E’ un problema di controbilanci costituzionali, assenti sia in Russia che in Ucraina, che sembra essere fatta a posta per invogliare alle peggiori ambizioni. E Jusenko, lo ripeto, è ambizioso.
