La forza sottile della Legge.

Oggi aspettiamo la decisione della Corte Suprema dell’Ucraina sul chi sia il vincitore delle elezioni presidenziali della settimana scorsa. Che non sarà la parola fine ai disordine, c’è da giurarci. La Corte, nominata per intero da Kucma, dovrebbe essere stata abbastanza avvertita, nelle intenzione dell’opposizione, dalla folla scesa, o meglio mai andatasi, in piazza che – e proprio il caso di dirlo – a furor del popolo ha già spinto il parlamento a votare una mozione che dichiari le elezioni “illegittime” e sfiduci in massa l’intero comitato elettorale.
E qui, in parlamento, si sono viste le prime crepe nel file di Kucma e del suo designato Jankovich, quando parlamentari loro hanno votato la mozione dell’opposizione oppure non si sono presentanti. In ogni caso il parlamento, si dice, non è legittimato ad esprimersi e la sua posizione è una posizione squisitamente politica. Di supporto morale. Chi è legittimato è la Corte Suprema, che si deve esprimere oggi.
Qualsiasi cosa dica, la Corte Suprema, di scontenti ne avremo. Jankovich, il candidato filo governativo che si è visto sfilare la poltrona del presidente proprio dal sotto naso, non ci sta e, annusato, l’aria, e soprattutto le delibere, che tirano, ha convinto i governatori della parte del paese a lui fedele, quelli a maggioranza russa, di minacciare l’indipendenza nel caso che Jiusenko, il fascista occidentale, venga nominato – non si sa mai- presidente.
Detto fatto: la conferenza delle autonomie a maggioranza russe si sono riuniti, ha votato, e ha deciso di diventare una repubblica indipendente. L’opposizione non ci sta, urla alla secessione e chiede alla magistratura di intervenire. La magistratura, fedele al motto chi non fa non sbaglia, si limita ad espellere il sindaco di Mosca e un giornalista russo, arrivati a solidarizzare, per “attività ostili al processo democratico ucraino”. Quanto a lungo continuerà il cosiddetto processo democratico, lo vedremo. E leggeremo.
