Sui CD e le coppie di sicurezza.
Non serve più farlo di nascosto, sentendosi come cospritori nel buio della notte o magari al lavoro. Non serve più giustificarsi con l’ignaro visitatore (da me al lavoro è un classico) – quando fissa stupito pile di cd sul tavolo col titolo scritto a pennarello – avvisandolo che sono “copie di sicurezza” perfettamente legali e che non si facci strane idee: in questa azienda siamo tutti persone serie. E, caso mai si chiedesse dove sono i cd originali, indicargli un scafale vuoto (appositamente tenuto per questi casi) “ecco li tenevo le copie originali e qui più a destra queste qui di sicurezza, perfettamente legali. L’altro giorno sono venuti i ladri...e tu non ci crederai che cosa hanno rubato!”
Ecco a tutto questo basta.
Un lapsus freudiano di
Mauro Masi, direttore del dipartimento Editoria di Palazzo Chigi ed ex commissario straordinario della SIAE, ci rivela, papale papale, a Radio24 (
qui la trascrizione del pezzo incriminato) che tanto la SIAE lo sa che piratete e vi fa pagare una tassa proprio a questo scopo al acquisto di ogni CD e DVD vergine.
Ammetto che il gusto del proibito viene un attimo scalfito da una dichiarazione del genere. Pagare le tasse su una cosa teoricamente vietata apre una serie di interrogativi etici. Che non mancherò di affrontare col prossimo vistatore ignaro.