Pubblicato dal 2003 in Bologna.

Eccomi

Blogger: Serghei24
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!

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giovedì, febbraio 03, 2005

<<Hanno fatto un deserto e l'hanno chiamato Pace>> Tacito.

Gianni Riotta – che intervistai ai tempi di MediaCulPop e scusate l’indecente autopromozione – ha scritto ieri nel suo Titanic del Darfur. Vista nel insieme del giornale il tema della povera regione e dei suoi ancora più poveri abitanti, pareva tirato fuori per sbaglio. Proprio non si incollava bene con le cronache dalle basse cucine della politica.
                      
L’evento passato inosservato era la conclusione del rapporto dell’ONU su che cosa stia succedendo realmente in Sudan. Il rapporto di 176 pagine, dissimulato ed ambiguo come conviene ad un rapporto dell’onu, da un colpo al cerchio ed uno alla botte. No, non è genocidio. SI, qualcuno sta morendo.
 
Non è genocidio perchè non c’è la volontà politica di sterminare “tutti” i sudanesi non di origine araba. Più prosaicamente ne stanno sterminando solo “alcuni”. Gioia del rappresentante del governo sudanese che si dichiara soddisfatto per il sottile distinguo fra il genocidio e una sterminio più alla “spariamo nel mucchio.” Era, parole sue, la loro tesi.
 
Non si profila nessuna azione concreta della comunità internazionale all’orizzonte, ne alcuna presa di posizione ufficiale. All’eccezione di una: la Casa Bianca. Bush, in un comunicato stampa, ha fatto sapere che per lui quello “è e rimane un genocidio” che come lo si chiami al palazzo di vetro.
 
Man mano che la cortina di polvere alzata dalla stampa internazionale si dissimula, viene voglia di domandarsi dove sono tutti i campione del pacifismo e del terzomondismo, quando le telecamere sono spente? Non parlo delle tante, troppe e sconosciute, organizzazioni di volontari che operano nel silenzio in questi posti. Parlo del pacifismo istituzionale, del terzomondismo da salotto, quello in giacca e cravatta.
 
Man mano che la cortina di polvere si dissimula, di questa politica, rimane ad agire e a chiamare le cose col loro nome solo lui: Bush.
 
Avrà poche idee, non saprà forse dove il Sudan sulla pianta, ma qualche volta sembra avere il buon senso della gente semplice. Di quello che un sterminio lo chiama un sterminio. Senza aver bisogno delle centosettantasei pagine.

 

Postato da: Serghei alle 13:11 | link |
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