Analisi
L’apatia del Terzo Mandato

In Russia in questi mesi impazza il toto-terzo-mandato. Si candiderà Putin al terzo mandato o, come impone la costituzione, si farà da parte? E’ interessante notare che l’ostacolo della costituzione – che chiaramente stabilisce il limite di due mandati presidenziali – ha sempre figurato in secondo piano nel dibattito e da nessuno analista ritenuto un problema serio. La Costituzione, in Russia, non ha mai avuto la funzione del pilastro delle istituzione e del barometro legislativo, bensi quello di una carta decorativa da avere più per emulazione del kit democrazia dei paesi occidentali. Dunque quando si tratta di parlare di cose serie, le cose decorative si possano cambiare “nella direzione giusta”, citazione di Medevdev il consigliere politico di Putin.
Nel dibattito si è introdotto oggi l’autorevole (in Russia sinonimo di indipendente)
Gazeta (in russo). Con un editoriale senza firma, dunque per ribadire la posizione unanime del giornale, Gazeta ribatte che probabilmente
è Putin stesso, il primo a non volere un terzo mandato. Perché in questo caso “dovrebbe rispondere anche dei primi due”. Il giornale fa un’analisi spietata del sistema di governo instaurato da Putin,
la cosiddetta verticale di potere, che alla prova dei fatti si è rivelato inattuabile per governare la russia
producendo litigi a ogni livello dell’amministrazione nazionale e locale e costringendo il presidente ad intervenire di persona per risolvere ogni bega da cortile. Beghe che in caso contrario finiscano per paralizzare l’amministrazione.
La verticale di potere, se ha dimostrato di funzionare efficacemente, lo è stata solo nella repressione della stampa libera e dell’opposizione non addomestica. Come dimostra il caso Hodorkovskij, condannato in tempi fulminee per non poter intervenire da candidato alle prossime elezioni comunali. Minacciosi sondaggi già lo vedevano vincitore.
Putin, in sostanza, conclude Gazeta nel suo editoriale, non avrebbe più alcuna intenzione di correre (e vincere) il terzo mandato, perché si è reso conto da solo del fallimento del suo sistema politico. Ne è prova che già da un anno che tutte le riforme e proposte di leggi vengano in continuazione rinviati al “dopo”, ovvero oltre il 2008. Come dire, che verrà, ci penserà.
fonte: Gazeta