Sul nuovo sito del sindacato e sul dove si trovi Margaret Thatcher (e a chi sorrida).
Siamo riuniti in una sala riscaldata, rivestita in legno di quercia, parquet e tende: interni tipici delle sale comunali di questa zona dell'Italia (l'Emilia). Fuori infuria la tempesta, la neve umida e la nebbia padana del tardo pomeriggio: tempo tipico di questa parte dell’Italia (l’Emilia). Davanti ad una sala riempita principalmente dagli addetti ai lavori: sindaci della provincia nord, assessori, cappotti e sciarpe abbandonati sulle sedie; presentiamo il nuovo sito della CGIL Bologna Nord. Il progetto è un esperimento, a cui ho partecipato insieme a un professore bolognese di informatica, Zini.
L’idea alla base del progetto è la pubblicazione di informazioni secondo menu-bisogni, anziché al seguito di organigrammi dell’ente.
Il procedimento teorizzato da noi due, ed applicato in questo progetto è il seguente (breve riassunto): perché l’utente visita un sito di un ente pubblico? Probabilmente perché è alla ricerca dei bisogni che quel ente è deputato a soddisfare. Perciò facciamoli trovare, ai nostri utenti, l’elenco di questi benedetti servizi che erroghiamo e mettiamoli in primo piano ;) Cliccandoci si è portati – senza indugio - alla pagina del ufficio/dipartimento/segretaria che se ne occupa. Pagina che, a sua volta, ha un senso solo se ci sono ben evidenziati gli orari, i numeri di telefono, la modulistica, e le comunicazioni relativi al servizio. (E non il ghigno del dirigente di turno, per intenderci, o l’omino giallo del “work in progress”).
Niente di eclatante, per carità. Però i siti correlati dell’Ente, inspiegabilmente – e anche i siti dei comuni, come avremmo scoperto poi - i cui falsa riga in teoria avremmo dovuto seguire, esponevano le informazioni in base agli organigrammi degli uffici che se ne occupavano. Tu, trova (indovina) l’ufficio che ha la risposta al tuo bisogno, e vinci gli orari e numeri di telefono.
C'è da dire che, io e Zini ,abbiamo incontrato un fondamentale appoggio ai piani alti del sindacato bolognese, che ci ha permesso spazi di manovra inauditi per un comitato tecnico, e senza le quali ci saremmo limitati a scambiarci per le mail le nostre belle teorie (e magari postare qualcosa sui blog). Invece possiamo sperare che, il sito inaugurato oggi, sarà un sito comprensibile anche dalla famosa casalinga di Voghera. Non so quanto potevamo dare per scontato, fra gli extracomunitari e i giovani neoassunti, la nozione sull’esistenza dell’INCA o di TEOREMA.
Dopo questo autoincensamento, che il lettore mi perdonerà, lo riporto alla nostra sala di quercia, immersa nella nebbia.
Sta parlando una signora minuta con voce calma e monotona. Più che parlare, legge da una cartella, senza alzare gli occhi dalle righe. C’è qualcosa in lei che mi fa venire in mente Margaret Thatcher. Me la fa venire insistentemente.
"L'uso delle nuove tecnologie, per e con il cittadino è un passo verso una maggiore famigliarità e comprensione del tessuto sociale del territorio”. Gli occhiali, che siano gli occhiali?
“Anche i nuovi giovani della terzà eta possono, e devono passare ad una maggiore alfabetizzazione digitale, al di là dei luoghi comuni che li vedono chiusi in una riserva indiana tecnologica". La voce?
I primi sbadigli della sala colgono la Thatcher in calorosa polemica con un suo ipotetico avversario: "chi accusa lo strumento di essere freddo, di non favorire lo sviluppo di relazioni intersociali e di momenti di aggregazioni, cade in errore. I capelli?
La nuova relazione fra pubblica amministrazione e il cittadino, (sapiente pausa di suspense)… corre sul filo del mouse.” A questa battuta – non proprio nel stile della Lady di ferro - ho l’illuminazione: la stessa molle uniforme di cappelli sostenuti a forza di sparate di lacca della Thatcher.
Tocca noi. Facciamo la presentazione insieme a Zini. Illustriamo gli obbiettivi, l’organizzazione del menu e delle informazioni, il tecnico al portatile ci apre le pagine. Terminato la navigazione sul sito, chiedo se ci sono domande. Un anziano del sindacato, dal fondo della sala, alza la mano, fa si con la testa e chiede: “Quanto costa collegarsi al sito”.
Segue intervento di qualche assessore.. I consulenti in cravatta - occupati fino a quel momento a chiamarsi loscamente fuori per sussurrasi chissà quali loschi e non procrastinabili segreti - si materializzano improvvisamente all’interno della sala. L’assessore richiama l’usabilità nel fornire informazioni. I consulenti iniziano a preparare i biglietti da visita.
Fuori continua ad infuriare la tempesta. Zini, appena termina l’intervento, switcha su questioni più impellenti: se si è ghiacciato il parabrezza della macchina e come è la nebbia dalle parti di Ferrara. Il tepore della sala si anima. La presentazione è finita. Si formano i circoli, si accendono i cellulari. Guadagniamo con Zini l’uscita.
Saluto Zini che sparisce, pensieroso, inghiottito dalla nebbia. Rimango da solo sotto il portico, ma in un angolino ritrovo la Thatcher con fra le ditta una sigaretta. I nostri occhi si incontrano: mi guarda e mi sorride. Un sorriso complice che sembra molto dire: “lo so che lo hai capito., ma non dirlo a nessuno”. Me ne vado in una nebbia londinese, convinto che Margarite Thatcher in persona mi abbia sorriso. E che abbia anche iniziato a fumare.