
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!
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Una Russia che spesso si sente smarrita e senza radici – i fasti dello zarismo sono lontani : settanta anni di meticoloso lavoro per cancellarne il ricordo fa sentire i propri effetti; l’esperienza dell’Unione Sovietica non è metabolizzata e non sono ancora maturi i tempi per parlarne – festeggia oggi con uno slancio e partecipazione popolare intensa il 9 maggio, anniversario della vittoria nella Seconda Guerra mondiale. Il ricordo della storia in Russia sembra caratterizzato continuamente da rotture brusche, le rivoluzioni, che arrivando cercano con metodo di cancellare tutto ciò che li ha preceduti. Una continua damnatio memoria e revisione storiografica che fornisce ai russi del loro passato un complicato mosaico indecifrabile. L’unico evento limpido che si staglia e la vittoria nella cosiddetta Grande Guerra patriottica. Parate in piazza rossa, telefonate di auguri, messaggi presidenziali, film vecchi di guerra in televisione, concerti per i giovani, ritrovo a casa di amici per pranzare insieme e brindare, ricordi degli anziani questa è la vera festa nazionale russa.
Questo amore quasi sacrale per il 9 maggio, questo orgoglio infinito “per aver vinto e liberato gli altri popoli” impedisce una revisione storica doverosa del ruolo giocato dalla Unione Sovietica durante la guerra. E sopratutto sugli effetti della "liberazione" nei paesi del ex blocco.
Lo storico Suvorov che, dal Rompighiaccio in poi, ha osato mettere in dubbio lo stereotipo patriottico delle masse che difendono la propria patria dal invasore fascista arrotolandosi la bandiera rossa attorno al petto, avanzando letture più prosaiche, si scontrò addirittura con collegamenti sentimentali diretti col 1814 quando Napoleone invase ed arrivò fin a Mosca, bruciandola, e lasciandone un ricordo traumatico non minore di quello dello scacco di Roma. Questo storico è stato letteralmente linciato a furor di popolo. E lui stesso aprì il suo libro chiedendo scusa ai compatrioti se “ si avventa contro il più sacro, limpido, onesto che abbiamo”.
Anche Putin, che si rifà alla storia sovietica senza poterlo dichiarare apertamente, nel suo discorso alla nazione di oggi ha trovato modo di alludere contro chi vorrebbe vivere il 9 maggio un po’ meno religiosamente e un po’ di più come lezione storica.
“Siamo profondamente grati alla generazione alla cui sorte è toccata la pesante sfida della guerra, e perciò chi oggi cerca di sminuire il sacrificio di questi uomini, offende in primo luogo la loro memoria e offende i monumenti alla guerra [riferimento all’estonia n.d.a.] offende la propria gente e semina sfiducia reciproca fra stati e fra i popoli”
Putin, RIAN novisti, trad. serghei24.
