





1000 Donne per la Pace e l'Uzbekistan.
Dal giorno in cui il Premio Nobel è stato istituito, nel 1901, fra i suoi laureati si contano soltanto dodici donne. La sig.ra Gabi Vermut, deputata europea svedese e femminista convinta, sta promuovendo un progetto internazionale per nominare subito mille donne di tutto il mondo per la prossima premiazione del 2005. L’elenco comprenderà le distintosi per la propria lotta per la pace, contro la povertà, la malattia, a difesa dei bambini e vecchi e per una maggiore uguaglianza sociale e distribuzione delle risorse. Tre donne, sorteggiate fra tutte, si reccherebbero a Stoccolma per ritirare il premio a nome anche di tutti gli altri, il premio di denaro invece, sarebbe devoluto in beneficenza.
L’intraprendente signora ha incassato il sostegno del Reale Comitato del Premio Nobel, ma si è vista scontrare con alcune difficoltà non preventivate.
In Uzbekstan, ad esempio.
Quando la delegazione europea è arrivata a Tashekent, capitale dell’Uzbekistan, per la presentazione delle dieci donne uzbeke nominate, la saletta riunioni dell’Interkontinetal - prenotata appositamente per scopo – non era più disponibile. La presentazione si è tenuto in uno scantinato arrangiato alla bella e meglio, per l’impianto audio.
Alcune donne ci hanno raccontato – rivela uno dalla delegazione – che hanno ricevuto concrete pressioni dalle autorità Uzbeche, per rinunciare volontariamente alla nomina. Stanno raccogliendo informazioni sulla loro famiglie, sui loro figli e il loro lavoro, sono quasi tutti pedinati. Lo Stato teme che possa nascere in Uzbekistan un punto di riferimento indipendente e autorevole per la società civile. Delle dieci donne, già in sei hanno manifestato la volontà di rinunciare.
Qui la Situazione è inaccettabile – tuona Tamara Cirnikova del
Fronte Donne Libere. Secondo il regolamento i nomi dei candidati dovrebbero rimanere riservati. Qui invece hanno pubblicato la lista di tutti i mille nomi, ivi inclusi di coloro che vivono in paesi con regime dittatoriali come Burundi, Haiti, Papua Nuova Guinea, Uzbekistan. Ma se nei primi li considerano come eroi nazionali, qui si rischia la prigione. Sono tutti esposto a rischi incalcolabili e in pochi arriveranno a Stoccolma. Il Comitato di Coordinamento in Svizzera ha levato i nomi dal
sito internet dell’iniziativa.
E non sarebbe male, se il Premio Nobel lo vincessero. Queste donne senza nome.
Fonte: Fergana Press Agency, 1000peacewomen.org