
Sembra proprio che il Cremlino è serio sul scegliersi gli oppositori alle prossime elezioni presidenziali. Kasianov, uomo con una faccia da poker e sempre in gessato mafioso anni venti, è stato escluso dalla Comissione elettorale "perchè oltre 13% delle firme raccolte non sono regolari". Così dopo Bukovskij che ha la doppia cittadinanza, anche Kasianov perchè ha falsificato le firme. Vedendo l'uomo in faccia, non che lo si possa escludere, che abbia ricorso alle falsificazioni. Anzi ha l'aria di uno che ha appena ordinato un omicidio. Ma la democrazia, quella morta in culla per mano del Cremlino, ne soffre. All'elettorato non rimane che scegliere l'unico candidato più meno serio e decente rimasto, il delfino, Medvedev.
Tanto valeva mettere una freccetta di fianco al suo nome nella scheda elettorale. La si poteva anche avere luminosa. Per i più duri di comprendonio.
foto: BBC

Una delle tante dichiarazioni di supporto a Putin dalla "gente di strada" apparse in tv.
La ruota della Storia torna indietro in Russia. Torna la corsa ad iscriversi "al partito" perchè ciò migliora le proprie chances di fare carriera. Migliora e aggiusta i processi ("sono iscritto al partito: non dirà, signor giudice, che avrebbero preso un criminale"). Torna il Deja Vu sovietico. Torna l'adorazione per il "Leader", tornano la mungitrice di vacche, atleti, attori, cantanti, ballerini e nani da circo, tornano tutti a chiedere al Leader "di rimanere". Perchè senza il "leader" va tutto a puttane, cosi piangono. E appena il Leader se ne va, spontaneamente o "aiutato dagli amici leali", lo si buta nel dimenticatoio.
La Russia è tornato a punto e a capo. Che il leader si chiami Breznev, Eltsin, Putin; che il partito sia Comunista oppure Russia Unita, si ricicla il già vissuto. Ecco, il russo medio è a suo agio. Torna l'Homus Sovieticus di bulgakoviana memoria, torna il pensiero comune. L'OSCE non si scomoda nemmeno di venire in Russia, perchè è tutto talmente corrotto e falsificato in queste elezioni, da non rendere necessario spendere i soldi per dimostrarlo? Bene, al Homus Sovieticus verrà, la sera stessa, dettato il pensiero comune. E cosi l'uomo comune di strada scoprirà di pensare che l'OSCE è un covo di spie; che ha organizzato la rivoluzione in Georgia che in Kosovo l'OSCE impedisce l'accesso ai seggi dei serbi regolarmente iscritti alle liste; e che i suoi "monitor" sono dei agenti della CIA sotto copertura. (Non invento nulla, cito la tv di stato).
E se Putin fosse una persona normale, non costerebbe nulla di dare ascolto ai vari ballerini, mungitrice di vacche e nani da circo, mandare a quel paese l'Europa e l'opinione mondiale e rimanere per il terzo mandato. E poi quarto. E poi quinto. E poi a vita come Leader Nazionale, come ha proposto il deputato ceceno, evidentemente il cui concetto di "potere" è più affine a quelle delle cosche mafiose che ai libri di Voltaire (che Il deputato ceceno crede essere un farmaco).
Ma grazie al Cielo, un critico autorevole a questo ritorno di peso al modo sovietico di fare politica, si è trovato.
"Non penso che il destino della Russia possa essere legato ad un uomo solo", "In Russia Unita è pieno di opportunisti". Sono dichiarazioni di Vladimir Putin. "So bene che il Partito serve la poltrona, e non me personalmente".
Penso che Putin abbia una sua statura politica, che la Storia gli riconoscerà. Avessimo avuto un Lukashenko o uno di quei presidenti-padri-della-nazione che hanno abusivamente occupato le poltrone nelle repubbliche ex sovietiche del caucaso, avremo già una dittatura col marchietto "doc".
Putin si è reso conto di aver distrutto il sistema di bilanciamento di poteri che impedivano a qualunque opportunista, con manie di grandezza, di ascoltare i vari ballerini, mungitrici, nani da circo e deputati ceceni, proclamandosi Leader nazionale. Al sistema costituzionale di bilanciamento di potere, è stato sostituito il sistema di lotta perenne fra cosche mafiose di potere. Ogni cosca brama dal sbrannare l'avversario e lo venderebbe subito al Presidente. Questo dividi et impera oggi è il sistema di governo della Russia. Rientra nel disegno di lotta perenne fra cosche gli eventi delle ultime settimane: FSB che arresta i doganieri corrotti; doganieri che aprono inchieste sui generali del FSB.
Le cosche sono fedeli alla poltrona e chi la occupa, non a Putin. A questo si riferiva Putin. Basta guardare da che gente è riuscito a circondarsi, per rendersi conto che nel momento esatto che Putin si dimettesse non conterebbe più nulla seduta stante.
Il Presidente della Duma, Mironov: ha dichiarato di essere disponibile a lasciare la sua poltrona a Putin in ogni momento; che galantuomo, che lealtà! Il vero grado di sua lealtà con gli amici, Mironov ce l'ha mostrata la settimana scorsa: cancellando dalla lista elettorale i suoi amici e compagni di sempre, lo scrittore Shargynov e Roijzman. Ha venduto i suoi amici di vent'anni in un attimo perchè l'ha chiesto "qualcuno" dall'apparato del partito. Che fiducia può avere Putin nel uomo che ricopre la terza carica dello stato?
Putin si è scavato la fossa da sola, dal primo momento che ha scelto di non rafforzare il sistema di bilanciamento dei poteri in Russia. L'ha scelto quando ha soffocato la televisione e la stampa libera, trasformando i sei canali federali in un palcoscenico per mungitrici, ballerini e nani da circo che gli chiedono di restare; e di salvarli, quando avrà tempo, dalle elezioni truccate per mano dei imperialisti del OSCE.


Un gruppo gogliardico si inchina al manifesto elettorale che recita: "Mosca vota Putin". (grazie Elena 82 per la foto).