Prima di tornare a commentare le elezioni parlamentari in Russia e l'annuncio di Putin su chi sarà il suo successore (Medvedev), vorrei tracciare un quadro generale di ciò che sta accadendo in Russia e su quali sono le scuole di pensiero per il futuro della nazione più grande del mondo, nonchè il PRIMO esportatore mondiale di gas e secondo di petrolio.
Si possano individuare due scuole di pensiero fra gli osservatori più attenti (ciò non questo blog :)
La prima è la teoria Kapussiana dal KPSS il partito comunista dell'Unione Sovietica. Questa teoria sostiene che Putin diventerrà una specia di "padre della nazione", "leader nazionale" ed ettichette simili. Sarà lui, attraverso il partito Russia Unita il centro de facto del potere politico, amministrativo russo. Mentre gli organi costituzionali Duma, il Presidente, i Ministri saranno svuotati da ogni potere e funzione reale. Si ritornerebbe, dunque, ad una sorte del partito unico, con un leader unico - come fu il KPSS e il suo segretario generale - che svolge con continuità, informalmente la politica della Russia. I sostenitori di questa scuola di pensiero affermano che Putin non ha scelto, pur avendone avuto tutte le possibilità, di rimanere per il terzo mandato, perchè tanto sapeva che entro breve le leve reali del potere sarebbero passati da tutta un'altra parte.
La seconda teoria è quella del "trono dello zar", cosi definita dal New York Times. Questa scuola di pensiero sostiene che avendo distrutto ogni sistema di bilanciamento costituzionale all'istituto del Presidente, chiunque occupi quel posto automaticamente si ritrova nella stanza dei bottoni e diventa il vero fautore del corso politico del paese. Per contro, chiunque ne venga allontanato o si allontani perde ogni potere reale e cadrà nel dimenticataio e da lì ai libri di storia. I sostenitori di questa scuola indicano in Putin stesso l'esempio più lampante del "trono dello zar". Nato dal nulla, selezionato dalla famiglia di Eltsin a cui avrebbe dovuto teoricamente servire, appena insediatosi sul "trono" ha sbaraccato la vecchia russia portando avanti una propria politica, i suoi uomini, il suo business. Eltsin, invece, è sparito dalla scena nazionale e internazionale in giro di pochi mesi, faccendo tornare parlare di se solo per la sua morte.
Queste teorie non sono solo un diletto di politologia. Queste teorie danno una risposta concreta a chi guardare per capire il futuro corso del gigante.
Se guardare a Medvedev e alla sua agenda, oppure neanchè distogliere lo sguardo da Putin: in un paese dove i partiti sono di cartone colorato, perchè anche la Presidenza può non diventarlo?

Una delle tante dichiarazioni di supporto a Putin dalla "gente di strada" apparse in tv.
La ruota della Storia torna indietro in Russia. Torna la corsa ad iscriversi "al partito" perchè ciò migliora le proprie chances di fare carriera. Migliora e aggiusta i processi ("sono iscritto al partito: non dirà, signor giudice, che avrebbero preso un criminale"). Torna il Deja Vu sovietico. Torna l'adorazione per il "Leader", tornano la mungitrice di vacche, atleti, attori, cantanti, ballerini e nani da circo, tornano tutti a chiedere al Leader "di rimanere". Perchè senza il "leader" va tutto a puttane, cosi piangono. E appena il Leader se ne va, spontaneamente o "aiutato dagli amici leali", lo si buta nel dimenticatoio.
La Russia è tornato a punto e a capo. Che il leader si chiami Breznev, Eltsin, Putin; che il partito sia Comunista oppure Russia Unita, si ricicla il già vissuto. Ecco, il russo medio è a suo agio. Torna l'Homus Sovieticus di bulgakoviana memoria, torna il pensiero comune. L'OSCE non si scomoda nemmeno di venire in Russia, perchè è tutto talmente corrotto e falsificato in queste elezioni, da non rendere necessario spendere i soldi per dimostrarlo? Bene, al Homus Sovieticus verrà, la sera stessa, dettato il pensiero comune. E cosi l'uomo comune di strada scoprirà di pensare che l'OSCE è un covo di spie; che ha organizzato la rivoluzione in Georgia che in Kosovo l'OSCE impedisce l'accesso ai seggi dei serbi regolarmente iscritti alle liste; e che i suoi "monitor" sono dei agenti della CIA sotto copertura. (Non invento nulla, cito la tv di stato).
E se Putin fosse una persona normale, non costerebbe nulla di dare ascolto ai vari ballerini, mungitrice di vacche e nani da circo, mandare a quel paese l'Europa e l'opinione mondiale e rimanere per il terzo mandato. E poi quarto. E poi quinto. E poi a vita come Leader Nazionale, come ha proposto il deputato ceceno, evidentemente il cui concetto di "potere" è più affine a quelle delle cosche mafiose che ai libri di Voltaire (che Il deputato ceceno crede essere un farmaco).
Ma grazie al Cielo, un critico autorevole a questo ritorno di peso al modo sovietico di fare politica, si è trovato.
"Non penso che il destino della Russia possa essere legato ad un uomo solo", "In Russia Unita è pieno di opportunisti". Sono dichiarazioni di Vladimir Putin. "So bene che il Partito serve la poltrona, e non me personalmente".
Penso che Putin abbia una sua statura politica, che la Storia gli riconoscerà. Avessimo avuto un Lukashenko o uno di quei presidenti-padri-della-nazione che hanno abusivamente occupato le poltrone nelle repubbliche ex sovietiche del caucaso, avremo già una dittatura col marchietto "doc".
Putin si è reso conto di aver distrutto il sistema di bilanciamento di poteri che impedivano a qualunque opportunista, con manie di grandezza, di ascoltare i vari ballerini, mungitrici, nani da circo e deputati ceceni, proclamandosi Leader nazionale. Al sistema costituzionale di bilanciamento di potere, è stato sostituito il sistema di lotta perenne fra cosche mafiose di potere. Ogni cosca brama dal sbrannare l'avversario e lo venderebbe subito al Presidente. Questo dividi et impera oggi è il sistema di governo della Russia. Rientra nel disegno di lotta perenne fra cosche gli eventi delle ultime settimane: FSB che arresta i doganieri corrotti; doganieri che aprono inchieste sui generali del FSB.
Le cosche sono fedeli alla poltrona e chi la occupa, non a Putin. A questo si riferiva Putin. Basta guardare da che gente è riuscito a circondarsi, per rendersi conto che nel momento esatto che Putin si dimettesse non conterebbe più nulla seduta stante.
Il Presidente della Duma, Mironov: ha dichiarato di essere disponibile a lasciare la sua poltrona a Putin in ogni momento; che galantuomo, che lealtà! Il vero grado di sua lealtà con gli amici, Mironov ce l'ha mostrata la settimana scorsa: cancellando dalla lista elettorale i suoi amici e compagni di sempre, lo scrittore Shargynov e Roijzman. Ha venduto i suoi amici di vent'anni in un attimo perchè l'ha chiesto "qualcuno" dall'apparato del partito. Che fiducia può avere Putin nel uomo che ricopre la terza carica dello stato?
Putin si è scavato la fossa da sola, dal primo momento che ha scelto di non rafforzare il sistema di bilanciamento dei poteri in Russia. L'ha scelto quando ha soffocato la televisione e la stampa libera, trasformando i sei canali federali in un palcoscenico per mungitrici, ballerini e nani da circo che gli chiedono di restare; e di salvarli, quando avrà tempo, dalle elezioni truccate per mano dei imperialisti del OSCE.


Un gruppo gogliardico si inchina al manifesto elettorale che recita: "Mosca vota Putin". (grazie Elena 82 per la foto).