
Mihkelsoni: usa trucchi da piazzista.
Che gli Estoni odiano profondamente la Russia, è chiaro ai nostri lettori più affezionati. Dopo aver spostato la statua del soldato liberatore nella loro capitale; dopo aver provocato a Ravenna il Patriarcato Russo, ora arrivano a ipotizzare che l'OSCE è al soldo dei russi.
La mentalità estone sembra essere: chi parla a favore della Russia, deve per forza essere o pazzo o venduto. E' cosi che è stato accolto a Talinn il richiamo formale dell'OSCE per il rispetto dei diritti linguistici della minoranza russa.
Minoranza mica tale. 30%, secondo statistiche estoni, sono i cittadini della piccola, ma irrascibile, repubblica che parlano il russo come lingua principale. Continuamente perseguitati con lo scopo dichiarato di mandarli fuori dal paese, la minoranza non riesce ad avere proprie scuole, propri insegnanti, comunicare con lo stato nella propria lingua. I giornali sono costantemente perquisiti, le rotative regolarmente fermati per "accertamenti" e "controllo licenze software".
Da quanto è entrata in Europa l'Estonia ha dovuto sfumare le sue politiche più razziste, guadagnandosi comunque (oltre le regolari proteste di Mosca) i richiami di Bruxelles.
Ora il Ministro estone per le relazioni con Unione Europea, il sig. Marko Mihkelsoni ha convocato una conferenza stampa a Talinn accusando il Presidente del OSCE, Rene van der Linden, di essersi sostanzialmente venduto a Mosca. Mihkelsoni è sicuramente informato, in qualità del suo ruolo, che l'OSCE è un organismo che cappeggia la crociata anti russa in Europa. OSCE continuamente ha condanato la Russia per le violazioni umane in Cecenia, per il clima in cui si sono svolti le elezioni, per i brogli etc. Si arrivò al punto che la Russia minacciò di tagliare i propri fondi e uscire dall'OSCE, accusando l'organismo europeo di essere pregiudizialmente anti russo.
Mihkelsoni sa tutto questo. E quindi la sua accusa è strumentale. Fra l'altro è tornato a ribadirlo nel proprio blog (http://markomihkelson.blogspot.com/).
Gli estoni stanno facendo di tutto per non parlare nel merito del richiamo: ovvero i diritti dei russi sono garantiti come si deve per un paese dell'UE?
Mihkelsoni e il governo estone, usano invece vecchi trucchi da piazzisti: parlare d'altro.
Così ora tutti discutano se van der Linden sia venduto ai russi oppure no. Quando le ridicole accuse cadranno da sole, il richiamo formale alla Estonia sarà fuori dall'agenda dei media.
E i vari Mihkelson dell'Estonia torneranno a violare i diritti basilari delle minoranze russe nel silenzio. E senza scriverlo sul proprio blog.

Provocazione russa, ancora per la storia del soldato di bronzo levato dalle autorità estone. Al sindaco di Mosca è arrivata la richiesta di concessione di terreno davanti all'ambascita estone a Mosca per installarci una copia identica, anche in dimensioni, della statua al liberatore ignoto, tolta a marzo dal centro di Talinn.
La richiesta è stata firmata da un gruppo trasversale di deputati russi.
Solo pochi giorni fa, sempre davanti all'ambasciata estone, è stata smontata la cosidetta "campana della libertà" che suonava ogni quarto d'ora, 24 ore al giorno, per richiedere la liberazione dello studente russo arrestato a Talinn a seguito dei scontri che ebbero luogo proprio per protestare contro la rimozione della statua.
Il circo davanti al'Ambasciata estone continua.

Una Russia che spesso si sente smarrita e senza radici – i fasti dello zarismo sono lontani : settanta anni di meticoloso lavoro per cancellarne il ricordo fa sentire i propri effetti; l’esperienza dell’Unione Sovietica non è metabolizzata e non sono ancora maturi i tempi per parlarne – festeggia oggi con uno slancio e partecipazione popolare intensa il 9 maggio, anniversario della vittoria nella Seconda Guerra mondiale. Il ricordo della storia in Russia sembra caratterizzato continuamente da rotture brusche, le rivoluzioni, che arrivando cercano con metodo di cancellare tutto ciò che li ha preceduti. Una continua damnatio memoria e revisione storiografica che fornisce ai russi del loro passato un complicato mosaico indecifrabile. L’unico evento limpido che si staglia e la vittoria nella cosiddetta Grande Guerra patriottica. Parate in piazza rossa, telefonate di auguri, messaggi presidenziali, film vecchi di guerra in televisione, concerti per i giovani, ritrovo a casa di amici per pranzare insieme e brindare, ricordi degli anziani questa è la vera festa nazionale russa.
Questo amore quasi sacrale per il 9 maggio, questo orgoglio infinito “per aver vinto e liberato gli altri popoli” impedisce una revisione storica doverosa del ruolo giocato dalla Unione Sovietica durante la guerra. E sopratutto sugli effetti della "liberazione" nei paesi del ex blocco.
Lo storico Suvorov che, dal Rompighiaccio in poi, ha osato mettere in dubbio lo stereotipo patriottico delle masse che difendono la propria patria dal invasore fascista arrotolandosi la bandiera rossa attorno al petto, avanzando letture più prosaiche, si scontrò addirittura con collegamenti sentimentali diretti col 1814 quando Napoleone invase ed arrivò fin a Mosca, bruciandola, e lasciandone un ricordo traumatico non minore di quello dello scacco di Roma. Questo storico è stato letteralmente linciato a furor di popolo. E lui stesso aprì il suo libro chiedendo scusa ai compatrioti se “ si avventa contro il più sacro, limpido, onesto che abbiamo”.
Anche Putin, che si rifà alla storia sovietica senza poterlo dichiarare apertamente, nel suo discorso alla nazione di oggi ha trovato modo di alludere contro chi vorrebbe vivere il 9 maggio un po’ meno religiosamente e un po’ di più come lezione storica.
“Siamo profondamente grati alla generazione alla cui sorte è toccata la pesante sfida della guerra, e perciò chi oggi cerca di sminuire il sacrificio di questi uomini, offende in primo luogo la loro memoria e offende i monumenti alla guerra [riferimento all’estonia n.d.a.] offende la propria gente e semina sfiducia reciproca fra stati e fra i popoli”
Putin, RIAN novisti, trad. serghei24.


La povera statua del soldato-liberatore, posta nel cuore di Talin, capitale dell'Estonia è per alcuni simbolo di vittoria sui nazi fascisti, ma per altri l'inizio dell'occupazione russa durata per più di settant'anni.
E questo in sostanza quello che si gioca con la decisione presa dalle autorità estone di rimuovere la statua dal centro della città. Sono ormai mesi che attorno al soldato liberatoreinfuria una delle polemiche più aspre, velenose e rancorosi dei ultimi anni.
Per gli estoni, che hanno visto nei nazisti addirittura una liberazione dai comunisti russi, da Stalin e dal NKVD, la "liberazione" dell'Estonia per mano dell'Armata Rossa è ben lontana dal essere una data da festeggiare. Una legge dell'anno scorso ha addirittura istituito il giorno di lutto nazionale, la data di sconfitta delle truppe tedesche. E ha decretato che la statua di bronzo è "simbolo dell'odioso occupatore" dunque da rimuovere e nascondere lontano dall'occhio e dalla coscienza.
Una decisione che avrebbe prevedibilemente provocato un vespaio. In Estonia, come in tutte le repubbliche baltiche, vive una forte comunità russa, spesso in un clima di separati in casa. Andare a gettare la benzina sul fuoco è quanto mai irresponsabile da parte delle autorità estone, che hanno collezionato più di un richiamo formale dalla UE per il "non rispetto dei diritti delle minoranze (i russi n.d.a.)"
La tempistica e il modo scelto, unito alla rinata voglia della Russia di riconquistare un ruolo di primo piano nella regione, oltrechè di ritrovare una propria fiducia in sè, ha potenzialmente creato una situazione esplosiva ai confini orientali della UE.
Vorrei che il pacifico soldato di bronzo, solitario sotto la neve di Talin, diventato contro sua volontà un simbolo da abbattere, non sia altro che un dovuto riconoscimento ai centinania di migliaia di giovani ragazzi - sia russi, che estoni, che tedeschi - morti in questa terra per una guerra insensata, nata dallo stesso odio che soffia in questi giorni.