
Putin ha firmato l'accordo che permette alla italiana Alenia Aeronautica di acquisire il pacchetto di controllo della divsione aerei civili della Sukhoi, uno dei più grossi produttori di aerei russi.
Con questa mossa l'Italia porta a casa un colpo da maestro nella propria penetrazione sul mercato russo. In cambio Italia assisterà la Russia, tramite la costituzione di una società in Europa, alla promozione e vendita degli aerei di classe SuperJet.
Il progetto SuperJet è la risposta della industria aeronutica russa alla esclusione della Russia dal consorzio Airbus. Putin ripetutamente ha cercato di entrare col capitale nel consorzio europeo Airbus. L'industria aeronautica russa, pur vantando una grossa tradizione ed esperienza, sconta diverse arretrattezze tecniche rispetto agli aerei europei ed americani. Ciò nonostante l'obbietivo è di creare un terzo polo di produzione di aerei civili mondiali, in contraposizione all'americana Boieng e l'europea Airbus.
Per ora la Russia non è in grado di presentarsi sul mercato mondiale con un aereo civile decente per le tratte lunghe. SuperJet è della classe a medio breve traggitto per linee aeree regionali.
L'Italia, tramite Alenia, è stata l'unica potenza europea a sostenere il progetto russo e ad offrire una sponda nel cosidetto mondo "civile".
Per ringraziamento, per la somma non ancora ufficiale di 280 milioni, Alenia diventa la proprietaria di maggioranza della Sukhoi divisione aerei civili, portando un pezzo di italianità nella principale industria aerospaziale russa.
L'oscura (allo scrivente-ignorante) Digital Media Technologies, azienda italiana "leader del settore per la tecnologia di diffusione del segnale televisivo (Kommersant)" ha firmato un contratto da diversi milioni di euro con la tv di stato russo per costruire in Russia antenne per la diffusione del segnale della tv sui cellulari e smartphones. All'accordo con "gli italiani" la stampa sta dando molta copertura mediatica.
L'accordo, che prevede la costruzione di una fabbrica di cui il 51% sarà degli italiani, è avvenuto a poche settimane dalla visita di Putin in Italia.
Un'ottimo passo per ribilianciare la bilancia economica con i russi, e il fiume di gas che riversano ogni giorno in Italia.
Sarà poi da vedere,visto la qualità della tv di stato russo, sempre più di propaganda, quanti russi sottoscriveranno per essere inseguiti dai discorsi di Putin anche sui loro cellulari, oltrechè sui tg dell'ora di cena.

A Bolzano diventa un spot di Berlusconi, a Roma un saluto di Santanche. Il nuovo saluto della destra non ha radice storiche.
Bologna devastata, lezioni ferme e aule riempite di scritte e striscioni. Puzza di piedi e formaggio per i corridoi. Si occupava contro la riforma Moratti. Anche l'anno scorso. Anche quello prima. E prima ancora. L'occupazione stagionale è terminata con la partenza in treno occupato per Roma dove in una piazza occupata, i studenti hanno manifestato il disagio di dover studiare di più e passare test attitudinali per accedere ai corsi.
La piazza chiama. Santanche ha risposto.
TUTTI IN FABBRICA...


Sugli stipendi degli parlamentari.
L'articoletto infilato nella finanziaria dalla Sindaca (?) di Lecce sulla riduzione del dieci per cento dello stipendio dei deputati, ha le stesse speranze di sopravivenza di un maiale chiuso in una stanza con un emiliano.
Ridurre gli stipendi di un dieci per cento è una trovata demagogica? Sicuramente.
Il prezzo per non essere demagogici è fissato in 11.000 euro al mese, per seicento e rotti deputati e per le migliaia e passa di deputati regionali (equiparatti - sempre per non cadere in demagogia - ai deputati nazionali nel trattamento economico).
Il Sole 24 riporta che il bilancio della camera italiana è pari al PIL della Mongolia o di San Marino. Voglio essere costruttivo, stasera. Equiparriamo gli indenizzi (delle barche in sardegna) anziche allo stipendio dei giudici di Cassazione a quelli di un operaio. Risolviamo due problemi in una botta: il PIL di San Marino e la sindrome della quarta settimana. Quando capita di vivere con 1200 al mese, probabilmente in parlamento si parlerà d'altro oltreche della legge elettorale.
Altrimenti, care Massaie, per ricuperare il potere d'acquisto non ci rimane che trasferirsi in Mongolia.
Gran bel post demagogico: accetto i complimenti.
I Sistemi Elettorali

In questi mesi di italici (tentativi) di riforme alla legge elettorale, le elezioni tedesche assumono toni inquitanti. Il Sistema Tedesco era stato universalmente indicato come un modello da seguire. Da Fini e Follini, ad esempio. E un po ' di preoccupazione non si può non nasconderla.
Come un ponte che si sgretola direttamente dinnanzi agli occhi di entusiasti ingeneri che ne lodano la solidità, cosi lo spettacolo dei due maggiori partiti tedeschi incapaci di formare un governo, appare agli occhi dei riformisti aspiranti italiani.
Una riforma elettorale di una legge elettorale già pasticciata che, senza decidere da che parte stare: proporzionale o maggioritario, prende i diffetti di ciascuna delle due e i vantaggi di nessuna. Se ora ci vogliamo aggiungere anche pezzi di sistema tedesco...
Proposta: un quarto del Parlamento eletto con il proporzionale a sbarramento al 4 per cento. Un quarto al maggioritario uninominale con circoscrezioni marine incluse; un quarto col metodo "latino americano" disponibile a chiunque riesca ad organizzare un colpo di mano, o in alternativa una marcia, entro i termini di legge; un quarto aganciato infine alla percentualità di fertilità del kaola australiano, da assegnare all'opposizione.
Dovremmo essere più governabile, anche dall'Unione.

Un'ora e mezzo di Storace a tutto campo alla festa di AN di Mirabello. Un'ora e mezzo di Storace che si lucida indisturbato l'aureola davanti a qualche vecchio, quattro troupe di televisione locale e l'odore di salsiccia dallo stand gastronomico.
Si scopre, cosi, che viviamo in un paese con il miglior sistema sanitario possibile. Merito di Storace, ovviamente, ministro da tre mesi ma già con un'agenda risultati "che nessun assessore di chissachi può rivendicare". Scopriamo che Storace quando va tra i colleghi europei si sente coccolato e importante. Ne siamo fieri, appaludiamo.
Scopriamo che nell'anno scarso che rimane alla sua legislatura ha in programma i seguenti modesti punti:
1. Rivedere le competenza sanitaria "incontrollata" e selvaggia delle "sante madre regioni"
2. Riorganizzare i NAS per combattere l'influenza dei polli "miliardi di malati in tutto il mondo" (?)
3. Litigare con la provincia autonoma di Bolzano per una questione che se si rivelasse...
4. Chiarire perchè si è usato il jet privato per quel tipo morso da un serpente a casa sua.
5. Smettere di fumare
6. Sottolineare che Sirchia era consulente di case farmaceutiche tedesche e prendeva 200.000 euro al mese.
6 bis. Lui no.
7. Marazzo cattivo, saperlo.
8. Capire finalmente perchè l'hanno fatto Ministro della Sanità

Come da tradizione, il 2 Agosto l'anniversario della strage a Bologna, qualcuno deve essere fischiato. Questo anno tocca a Tremonti, la tradizione vuole che sia un'esponente del centrodestra. Mi domando ancora cosa ci vadano a fare, gli esponenti del centro destra, alla commemorazione. A Farsi Fischiare?
La vicenda e gli indagini hanno seguito la classica via all'italiana. E, come preconizzato da Montanelli, i pseudo misteri come fiumi carsici rimergono di tanto in tanto per avvelenare la vita pubblica italiana.
A che serve fischiare Tremonti? E' lui il mandante? In questo caso, limitarsi a fischiare è un po' pochino.
Queste manifestazioni stanno diventando passerelle per piccole polemiche e politicanti locali. Un quarto d'ora di notorietà per beghe locali.

FULLY COVERED
Le Assicurazioni ora comprano anche la calvizia. Uno dei assicuratori italiani più antichi, la Cattolica Assicurazioni, ha fatto squadra con una ditta di trapianto dei capelli per offrire la prima poliza di protezione dal trauma di diventare calvo. Per circa EUR 330 all'anno, uomini e donne, anche giù in fasa diradata, avranno la garanzia di incassare EUR 8000, non appena si inizia a vedere la calvizia, da spendersi in un intervento di trapianto presso un istituto specializzato.
Cesare Ragazzi, hair guru, ammette che è anche una trovata per attirare attenzione. (...) "E' una questione di prevenzione, come andare dal dentista per un check up ". Anche se il più famoso testimonial italiano di lotta contro la calvizia, il Primo Ministro Silvio Berlusconi, non lo ha impressionato. Il suo modesto intervento è fallito - secondo Cesare Ragazzi - "lo guardi ed è ancora un uomo calvo". E non assicurato.
TIME european edition (trad. ser)
Quel Pignoletto che si sentì a disagio.

"Quando mangio una mela, posso dire che sa del Montugni"? la domanda risuona davanti ad un esterefatto Franco Vecchi, sommelier di razza.
Con la primavera alle porte, sento sempre la necessità di iscrivermi a corsi serali di sommelier, di quelli che si tengono in cantine regionali, che qui in Emilia fa binomio solo col assaggiare il Pignoletto, Lambrusco e il Montugni. Stanzone caldo con le finestre aperte, fuori sulla sera. Signorine dell'AIS, in cravatta e tailleur, che riempiono i bicchieri scivolando silenziosamente sul parquet ,e un Franco Vecchi che troneggia solenne mentre snocciola le ultime beghe da cortile importate da Vininitaly, assumendo pose che ricordono molto Cesare nei fumetti di Asterix.
Personalmente a questi corsi mi rilasso. E per questo forse mi iscrivo regolarmente. Sana atmosfera maschile unita alla polemica da stadio.
Io vado per la polemica da stadio. (prima che laBuba mi ridia del maschilista).
C'era la polemica del barricato, una volta. Il mercato ha detto: barricato, sì, e vaffanculo la poliedricità del sapore. C'era la polemica sugli vini autoctoni e gli inesti americani. E c'era, come dimenticarne, la polemica sui nomi dei vini:
POLEMICA SUI NOMI DEI VINI. DRAMATIZZAZIONE.
Lui invita Lei:
mi porti un Bordeaux.
Lei gli sorride, inclina la testa e si accarezza le gambe.
Lui invita Lei/2:
mi porti un TEROLDEGO.
Lei si alza, butta il fazzoletto sul tavolo e se ne va.
Ora siamo al Pignoletto passito. Non c'è cantina emiliana che non sperimenti, in segretezza e circospezione, il suo bravo Pignoletto passito. Ma ufficialmente è come in Iran: nessuno sa niente.
Tutto è nato dallo strepitoso successo del romagnolo Albana passito (si, quel divino Albana passito), a cui l'Emilia tenta timidamente di reagire convertendosi armi e bagagli alla vinificazione con macerazione del suo bianco più noto.
La guerra dei passiti, per quest'anno, rilassa anima e corpo obbligando, ogni buongustai, a dire - rigorosamente non richiesta - la sua. E c'è solo un modo per formulare un giudizio equo e fondato. Assaggiare, assaggiare, assaggiare. Coi cantuccini è meglio. Che ne dica Sirchia.
Sempreverdi

Che Berlusconi perderà le elezioni politiche di qua a 11 mesi, lo sa anche lui. Altrimenti non l'avremmo visto stasera a Ballarò. (Rientrato a casa prima da una cena con un amico , non appena informato al cellulare). Personalità del genere hanno una fiammata troppo corta. O si accendono subito o si spengono lentamente e inesorabilmente. Berlusconi si sta spegnendo, non senza agonia.
Sarà il candidato naturale fra 11 mesi, e perderà. Magari non cosi oscenatamente, ma in democrazia il risultato è sufficiente . Ma il dubbio, la paura, che mi assila è che la sua carriera politica finirà là. Fra sei anni il candidato del centro destra sarà un'altro. Magari Fini, magari Follini, magari - Vendola docet: niente è impossibile - Bossi. Questa gente che va bene per tutte le stagioni: si rienventa, si rigenera assomigliando molto ai sempreverdi.
Berlusconi no. Alla prima sconfitta, non di quelli da martire del '94, ma di quelli sul campo, è finito. L'alone da eroi moderno sarà da rottamare. Fa parte del personaggio.
Penso che quando perderà le politiche, si avverà la profezia di Indro Montanelli. Montanelli è come Beppe Grillo: ci azzecca. Montanelli andrebbe ascoltato dalla magistratura come "informato sui fatti." Prima della chiusura del Fatto di Biagio disse: Berlusconi bisogna averlo per metabolizzare un vaccino. Ecco il vaccino ora l'abbiamo.
E siamo pronti a tornare alla solita grigia politica. Quella che sa perdere sempreverdamente. Potrebbe essere una piccola tragedia.
I dieci punti per rilanciare l'ecnomia italiana:
1. Abbattere i costi delle energia elettrica (concorenza ENEL)
a livello industriale costa del 30% in più rispetto ai nostri diretti competitors
2. Rendere gratuite le autostrade
andate in Germania, a vedere. Se sono la terza potenza mondiale, un motivo c'è
3. Costruire le autostrade
vedi come sopra
4. Semplificare il fisco e le norme sull'imponibile
mi rendo conto che la Finanza non potrà più girare col motto "qualcosa dovremmo pur trovare", ma è il momento delle scelte. La complessità, la tendenza al cavillismo, l'enorme mole di casisitiche ed eccezioni, trasforma qualsiasi azienda in un potenziale, inconsapevole, evasore. E ogni visita della Finanza non può che somigliare al arrivo dei pirati Turchi.
5. Semplificare al massimo la legislazione italiana. Il legislatore operi con le forbici, non con la penna.
Laddove ci sono troppe leggi, regna la corruzione - dicevano gli antichi. Tre volte il numero di leggi della Germania e Svezia. In italia, si regolamenta per legge anche la migrazione degli uccelli.
6. Abbattere i costi della telefonia (reale conocorenza Telecom).
Alice, l'adsl della Telecom, in Francia costa diviso tre. E va 256 bps/s. (125 a casa vostra).
7. Investire nell'rinnovabile, con un piano di passaggio dal petrolio ad energia rinovabile del 40 del fabbisogno nazionale, in dieci anni. (costruire le nuove case coi cannoni EcoClima: è in svolgimento in questi giorni la Casa Clima alla Fiera di Bolzano. )
LA tecnologia c'è. La produzione industriale anche. La volontà politica, invece no: finisce alle targhe alterne.
8. Detassare il deposito dei brevetti.
9. Semplificare il giudizio, in tribunale, delle cause fra aziende.
Altrimenti gli unici che investiranno in Italia, saranno gli avvocati.
10. Riformare il sistema creditizio-bancario italiano.
E' un contrasenso prestare ai soldi solo a chi ce li ha già. (E' proprio questo l'unico parametro delle banche italiane). Un sistema creditizio forte è terreno fertile per nuove attività ed investimenti.
Storie.
Immagini che ne riportano tante altre alla memoria, quelle trasmesse dalle tv e dalle foto a colori sulle prime pagine dei giornali. Stessi occhi di bambini spaventati che fissano l’obbiettivo. Stessi fogliettini appiccicati con le foto dei propri cari dispersi.
E nel mezzo di storie che nascono tanti piccoli, nuovi eroi. Come questo quattordicenne che ha convertito il proprio sito sui simpson in una bacheca per i parenti dei italiani dispersi.
Poi ci sono, anche, storie come queste. "Death is all around, but the band plays on for the tourist horde". Raro esempio dell'egoismo umano.
Corriere della Sera / Guardian

Io c'ero. Ma fare a botte per Aldo Busi, che continuava a urlare lei non sa chi sono io, lei non sa chi sono io.Lo sappiamo, urlavano i no global: sei un busone. Sul perchè siamo finiti in rissa (c'è anche una bella galleria fotografica). Mentre con un collega buttavamo giù dalla balconata pezzi di torta in testa ai Cobas, scandendo Busi Busi Busi, l'ex assessore di Guazzoloca, ci indica urlando <ma quello là non è un assessore del centrosinistra da qualche parte
Dopo un po' il presidente della Sala Borsa spa sale su, scortato da una segretaria in minigonna, a salutarci. Ma avevo ancora le mani sporche di torta. E che cavolo vogliamo anche noi un po' della nostra ucraina :)
Ciampi invita i giornalisti a “tenere su la schiena”.
Ma perché le notizie dei nostri telegiornali sono: di inverno fa freddo, d’estate fa caldo, sotto natale gli italiani vanno a fare gli acquisti.
E intanto il mondo gira. Come disse oggi un inglese, su radio24, venire in Italia sembra venire su un’isola. C’è un blackout informativo su cosa accade nel mondo e un blackout su qualsiasi approfondimento delle notizie. In compenso ci sono venti minuti di Lecciso, acquisti natalizi, cani e gatti, al telegiornale.
I telegiornali, tutti i telegiornali, stanno diventando sempre più un misto fra un rotocalco scandalistico, consigli per la cucina, e un ricettacolo di pettegolezzi da massaia, anzi che un indispensabile formatore dell’opinione pubblica. E, ovviamente, che di inverno fa freddo, d’estate fa caldo, sotto natale si va a fare le compere non sono generi di notizie che si addicono ai “cani da guardia”, quali i giornalisti dovrebbero essere.
La verità, pura e cruda, è che non ci sono più (o ancora) grandi firme del giornalismo nostrano. Quelle della passata generazione (i Montanelli, le Fallace, i Terzani, i Zavoli, i Biagi) se ne sono, o se ne stanno, andando.
Eppure che si possa fare del giornalismo normale, e anche “fare ascolti”, è stato già dimostrato a tutti da Capuozzo, ad esempio, che col suo Terra realizza uno dei pochi programmi di inchiesta giornalistica internazionale serio ed approfondito.
Per il resto, è proprio il caso di dirlo, si può anche spegnerlo, il televisore. Che di inverno fa freddo, d’estate caldo, e sotto natale la gente va a fare gli acquisti, lo sappiamo anche senza.