Master i Margherita. "Non sei tu ad aver appeso la mia vita ad un filo, e non sta a te tagliarlo..."
Uno dei libri più mistici della letteratura Russa, torna dopo trent'anni sul grande schermo per mano di uno dei registi più promitenti.
"Seguimmi lettore! Chi ti ha detto che non esiste al mondo l'amore vero, fedele ed eterno? Taglia la lingua sporca a quel bugiardo. Seguimmi, lettore, e segui solo me. E te lo farò vedere io, questo amore..."
Un libro travagliato, non finito, sullo sfondo del periodo più tragico e sanguinario della violenta, e solitaria, storia russa: lo stalinismo. Le speranze, la sensualità, l'amore e la delusione di quel periodo, lungo e tragico.
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Maestro e Margherita, il manoscritto che il suo geniale autore,
Bulgakov (foto), cercò di bruciare prima di morire, torna a far parlare. Un libro strano, un libro maledetto che ossessionò un'uomo fino alla fine. Ci lavorò fino al suo ultimo giorno di vita, cieco e solo. Nel libro, forse, dette le risposte alle domande che l'intelleghenzia russa si poneva. Un libro osteggiato, sconosciuto, pubblicato solo dopo vent'anni dalla sua morte.
E furono le file per acquistarne una copia. E furono letture e avide riletture. E furono citazioni. E furono generazioni. Uno dei ultimi capolavori dello straordinario periodo artistico a cavallo del secolo. Il feudalismo zarista appena spazzato via, il conformismo comunista che iniziava ad allungare la sua lunga ombra.
Esce domani, il film più atteso dell'anno in Russia. Per regia di
Vladimir Bortko, regista rivelazione di
Il Cuore di Cane, e il cui
Idiota triplicò le vendite di Dostoevskij in Russia. Bortko promette bene: di far riscoprire alla Russia moderna uno dei suoi capolavori più sintomatici. La metafora dell'anima russa: in lotta fra le sue molteplici identità. Questo film aiuterà la Russia a guardarsi allo specchio. Si vedrà, forse, svestita e spettinata, con i suoi valori persi nella storia e la sua identità ancora da trovare. Una Russia brutta, forse, ma capace di emozioni e ancora viva. Come il manoscritto di Bulgakov: che non brucia.
"Dio, Dio mio!...Cosa serviva a questa donna, nei occhi della quale ardeva quell'inspiegabile fuocherello; cosa sarà servito a questo essere un po' strabico, che si è coperta con le mimose in quella primavera? Non lo so. Mi è ignoto. Evidentemente, lei diceva la verità: a lei serviva lui, il maestro, e affatto questa villa, questo giardino, questi soldi. Lei lo amava, lei diceva la verità".
Galibin e Anna Kovalchuk, per i ruoli di Maestro e Margherita.