
Eccomi e sono shoccato. L'Unione Sovietica è tornata: i carri sulla piazza Rossa sono tornati! L'inno è tornato! Bandiere, stelle, stellette, falci e martelli che spuntano dall'insalata con il planisfero dietro, sono tornati. E' tutto tornato! Accendete la musica, cantate a squarciagola. E' una grande festa. E' una festa sovietica. E' un Soviet Party!
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C'è la storia di un uomo. Limonov, fondatore di un partito estremista di sinistra che si ispira fin dal nome al partito bolshevico dei primi anni rivoluzionari. Un partito di quelli che ce ne sono centinaia al mondo, partiti estremisti, impregnati di odio, razzismo latente, antistorici, che farneticano rivoluzioni, sconvolgimenti mondiali, campano sullo zero virgola per cento, muoiono per risse o disinteresse in giro di pochi anni.
Ecco, è un partito del genere che ha fondato Limonov. E probabilmente la storia sua, e del suo partito, non sarebbe stata molto differente di quella ai partiti suoi analoghi. Se - ed è un se pesante - il Cremlino, con l'assenza del fiuto che lo contradistingue, non ne avesse dato lustro e nuova vitalità con il proprio tentativo goffo di sopprimere la formazione politica di Limonov.
Dopo, con un tecnicismo, avergli impedito la registrazione del partito, il Cremlino goffamente e rumorosamente ha tentato di impedirgli l'accesso ai media, non dico quelli di massi, di cui il Cremlino è saldamento al controllo, ma anche quelli elitari, con pochi ascoltatori e rivolti alla cosidetta elite democratica. E cosi in giro di pochi giorni la rivista online Gazeta e la radio Echo Moskvi, rei di aver intervistato Limonov, si sono trovati con inchieste giudiziarie aperte sul proprio conto. Ovviamente il guadagno (far cioè capire anche ai giornali e radio locali che certi personaggi non vanno intervistati) è stato immensamente inferiore al nuovo, ennesimo danno alla cosidetta "via nazionale alla democrazia".
Il direttore di Radio Echo Moskvi, dinnanzi ai giornalisti occidentali, ha lanciato l'allarme, prontemante raccolto, di un diktat del Cremlino sul a chi si può "dare la voce" e a chi no.
E Limonov rischia, nonostante la sua nulla statura politica e di ideologo, diventare il nuovo martire della Russia con pianti in pubblico in conferenze strapagate negli States.
Per dirla con Enzo Biagi "una smentita è una notizia data due volte". E che seconda volta, per Limonov, da una radio locale al New York Times...
Ringraziando, ovviamente, chi di dovere.