
Oggi Medevedev è diventato ufficialmente il terzo presidente della Russia. Senza indugio, e come primo suo atto, ha inviato alla Duma la candidatura di Putin come primo ministro. "Tutto è già deciso e tutto sta seguendo un percorso già deciso da tempo" - annunca soddisfatta la portavoce della Russia Unita, il partito di governo. Dichiarazione di una certa gravità per un paese democratico da cui uscirebbe un parlamento "notaio" che mette ubbidiente timbri su decisioni presi altrove e da organi non prevvisti dalla costituzione.
Inizia il putismo, l'era di Putin senza Putin. Non metterà, Putin, il ritratto del terzo presidente russo Medvedev nel suo ufficio come vuole la tradizione. Il putismo è l'arte della imitazione. Imitazione della democrazia, imitazione della libertà di parola, imitazione di partiti e movimenti. Da oggi, imitazione del Presidente della Russia. Il ruolo c'è, ma deciderà - c'è da giurarci - non più di quanto decide Napolitano in Italia.
Scenari futuri? Il putismo è legato alle sorti di una persona: Putin. Putinismo finirà con Putin, come lo stalinismo è finito con Stalin, l'era breznevniana con Breznev e la perestroica direttamente con la fine dello Stato.
Il Putinismo ha tratti di peronismo. Ha solidi basi nell'appoggio popolare perciò non ricorre alle armi per autosostenersi. Ma l'appoggio popolare è volatile per definizione, e allora le armi potrebbero sopperire come i manganelli durante le marce della opposizione sopperiscono ad una Costituzione pasticciata e inutile.
Il Putinismo trae linfa economica dai prezzi record di petrolio e gas. Ma la manna dal cielo non viene reinvestita per creare un tessuto economico radicato e duraturo, ovvero industrie internazionalmente concorrenziali. Non viene incentivato un ambiente imprenditoriale moderno libero dalla corruzione e dallo capriccio dello Stato. Agli investitori torna in mente la sorte toccata alla Yukos e ai contratti della BP e EDF buttati a calci in culo in barba ai contratti e obblighi di parte.
Il Putinismo vive l'apice del suo successo ma è volatile quanto le basi su cui si poggia.
Auguri, Presidente Medvedev.

Un paese dove il voto di un elettore vale più di quello di cento milioni, questo è la Russia. Il voto di Putin per Medvedev ha sostanzialmente già eletto Medvedev come terzo presidente della Russia.
Putin ha ereditato da Eltsin un sistema politico che gli ha permesso di fare ciò che ha fatto. L'istituto della presidenza russa nata dalla costituzione del 93 è il peccato originale della morte in cula della democrazia.
Eltsin ha annulato de facto ogni contropeso all'istituto della presidenza, investendola di potere talmente ampio e onniscente che ogni presidente forgerà lo stato alle proprie idee di "stabilità" e "democrazia guidata" più perverse.
Eltsin ha precise responsabilità per aver sacrificato alle esigenze di breve respiro (la sua lotta con la Duma-Soviet Supremo nel 93) la stabilità e il progresso del paese. Si obbietterà che la richezza e il progresso economico pare possibile raggiungere anche senza la democrazia (Cina insegna).
Ma un paese che non garantisce ai propri cittadini diritti inviolabili; un paese che usa la legge e i tribunali per motivi politici non crea un ambiente fertile per lo sviluppo salutare e concorrenziale della propria economia. L'economia invece sarà basata sui favoritismi, corruzione e ad ogni cambio di clan al governo, ci sarà il cambio dei cosidetti "oligarchi". Ieri Berezovskiy era ricco e potente, oggi è accusato di ogni infamia all'eccezione delle guerre puniche. Oggi Abramovich è esempio del uomo fatto da sè, domani probabilmente sarà un incallito evasore fiscale.
Eltsin con la sua costituzione del 93 non ha sacrificato solo il processo democratico russo e un sistema di bilanciamenti e contropesi alla Presidenza; ha sacrificato lo sviluppo strutturale della economia russa. L'economia russa oggi è artificialmente drogata dai prezzi alti non solo del petrolio ma anche di molte materie prime. Questa non è un'economia sana, questa è una gigantesca bolla che si sta gonfiando. E le bolle hanno da sempre un unico destino.
Prima di tornare a commentare le elezioni parlamentari in Russia e l'annuncio di Putin su chi sarà il suo successore (Medvedev), vorrei tracciare un quadro generale di ciò che sta accadendo in Russia e su quali sono le scuole di pensiero per il futuro della nazione più grande del mondo, nonchè il PRIMO esportatore mondiale di gas e secondo di petrolio.
Si possano individuare due scuole di pensiero fra gli osservatori più attenti (ciò non questo blog :)
La prima è la teoria Kapussiana dal KPSS il partito comunista dell'Unione Sovietica. Questa teoria sostiene che Putin diventerrà una specia di "padre della nazione", "leader nazionale" ed ettichette simili. Sarà lui, attraverso il partito Russia Unita il centro de facto del potere politico, amministrativo russo. Mentre gli organi costituzionali Duma, il Presidente, i Ministri saranno svuotati da ogni potere e funzione reale. Si ritornerebbe, dunque, ad una sorte del partito unico, con un leader unico - come fu il KPSS e il suo segretario generale - che svolge con continuità, informalmente la politica della Russia. I sostenitori di questa scuola di pensiero affermano che Putin non ha scelto, pur avendone avuto tutte le possibilità, di rimanere per il terzo mandato, perchè tanto sapeva che entro breve le leve reali del potere sarebbero passati da tutta un'altra parte.
La seconda teoria è quella del "trono dello zar", cosi definita dal New York Times. Questa scuola di pensiero sostiene che avendo distrutto ogni sistema di bilanciamento costituzionale all'istituto del Presidente, chiunque occupi quel posto automaticamente si ritrova nella stanza dei bottoni e diventa il vero fautore del corso politico del paese. Per contro, chiunque ne venga allontanato o si allontani perde ogni potere reale e cadrà nel dimenticataio e da lì ai libri di storia. I sostenitori di questa scuola indicano in Putin stesso l'esempio più lampante del "trono dello zar". Nato dal nulla, selezionato dalla famiglia di Eltsin a cui avrebbe dovuto teoricamente servire, appena insediatosi sul "trono" ha sbaraccato la vecchia russia portando avanti una propria politica, i suoi uomini, il suo business. Eltsin, invece, è sparito dalla scena nazionale e internazionale in giro di pochi mesi, faccendo tornare parlare di se solo per la sua morte.
Queste teorie non sono solo un diletto di politologia. Queste teorie danno una risposta concreta a chi guardare per capire il futuro corso del gigante.
Se guardare a Medvedev e alla sua agenda, oppure neanchè distogliere lo sguardo da Putin: in un paese dove i partiti sono di cartone colorato, perchè anche la Presidenza può non diventarlo?
Washigton - Il consigliere del Presidente russo, Igor Shuvalov non esclude che possa comparire un terzo nuovo candidato alla successione di Putin, a parte i due vice presidenti (leggi post sotto).
"Abbiamo già questi due attivi funzionari (Ivanov e Medvedev n.d.t), che svolgano la funzione di vicepresidenti con diverse competenze. Hanno entrambi visioni liberali" - ha dichiarato Shuvalov a Washington. "Ognuno di loro potrà vincere" - ha aggiunto - "ma è possibile anche la comparsa di un terzo candidato".
"La gente parla di questi due candidati, possibili candidati, ma il mio presidente può fare ancora una sorpresa, e forse, più tardi in questo anno, saprete della comparsa di un altro personaggio" - ha dichiarato il consigliere di Putin.
Shuvalov ha confermato che Putin non ha alcuna intenzione di cambiare la costituzione e lascerà il suo posto allo scadere del mandato. Settimana scorsa, invece, si sono avvicendate voci su una comissione segreta della Duma per cambio della Costituzione, presieduta da Medvedev.
Shuvalov da Washington regala un inciso interessante: " Per noi è molto importante (il non cambiare la costituzione n.d.t.) sopratutto se guardiamo ai paesi come la Bielorussia, il Turkmenistan e altri paesi dove i leaders, avendo un forte supporto popolare, cambiano facilmente la costituzione" - ha detto il consigliere di Putin, aggiungendo che "alla fine dei conti la democrazia russa sarà apprezzata, quando Putin abbandonerà il proprio posto, senza cambiare la costituzione".
Anche il primo aiutante del Presidente russo, Dimitrij Peskov, ha rilasciato una comunicazione da Washigton specificando che "il futuro Presidente della Russia non sarà nominato, ma eletto in elezioni liberi e democratiche, e questo costituerà un progresso definitivo della democratizzazione della Russia".
Ovviamente Putin: "userà il suo diritto per indicare e consigliere agli elettori il nome del proprio successore ma la decisione definitiva su chi sarà il Presidente della Russia lo prenderà il popolo russo, nel rispetto delle normative vigenti" - ha concluso Peskov.
Certo, è inquiettante questa immagine. Il grande popolo russo decide.
Ma nel rispetto delle normative vigenti...
fonte tutte citazioni: RIAN Novosti, trad. Serghei24

Medvedev assaggia il latte: l'agricoltura è fra i Progetti Nazionali che segue.

E Ivanov (al centro) studia i missili. Chi sceglierà il regista-Putin?
La scelta del successore di Putin sta appassionando e trasformandosi sempre più in una specie di lotta alla Grande Fratello. Due candidati in corsa, i due vice presidenti Medvedev e Ivanov.
Il primo è l’ex aiutante-segretario personale di Putin, promosso sul campo a ruolo ministeriale. Il secondo è un volpone del ex kgb, leader ufficioso dei siloviki, la lobby portata la potere da Putin e che ha fatto dei valori fondanti del ex kgb, valori di stato.
L’impressione, condivisa da numerosi osservatori, riassunti anche dal Economist, e che Putin li stia provando sul campo, indeciso ancora su chi scegliere. La scelta è difficile. I due incarnano valori diversi e possano rappresentare svolte nella futura politica della Russia diverse.
Medvedev, è giovane, dinamico ma formato alla scuola di Putin e della amministrazione kgb. Perciò non ha esternazioni giovanili, è discreto, non si sbilancia mai e quando parla ricalca a carboncino le posizioni ufficiali. E se non ci sono posizioni ufficiali: tace. Piace, secondo i sondaggi, ai russi giovani, studenti e giovani imprenditori. Ha la delega di Putin per i cosiddetti “progetti di priorità nazionali” che dovrebbe ridisegnare, riformare e migliorare campi quali l’agricoltura, la sanità, l’istruzione. Cose di tutti giorni, insomma. Cose con cui i russi sono in contatto quotidianamente e possano apprezzare i miglioramenti. (o eventuali fallimenti). Fra i suoi sponsor c’è il monopolista russo del gas il Gazprom.
Ivanov, ha dalla sua una rimonta formidabile. Fino a pochi mesi fa, gli osservatori unanimemente puntavano su Medvedev come il candidato scontato alla successione. Ivanov non solo è riuscito a mettere in dubbio la candidatura di Medvedev, ma è riuscito ad avere la promozione sul campo al suo stesso livello ministeriale (vice presidente) segno sicuro del sua capacità di aver saputo interessare Putin. E’ rappresentante dello stesso ambiente che ha prodotto Putin. Ricalca in tutto e per tutto il modo di fare del Presidente, ne usa la stessa forma e lo stesso linguaggio. Esprime però anche concetti propri, riesce a far passare una propria linea politica per il futuro. Piace soprattutto agli anziani e al establishment che hanno paura che con Medvedev si ritorni alla anarchia. Ha la delega su tutti gli argomenti che sono percipiti come la forza della Russia: l’esercito, l’industria della difesa, spaziala, missilistica e balistica. Fra i suoi sponsor principali c’è il colosso monopolista dell’industria bellica russa Rosoboron e l’intero stato maggiore dell’esercito.
Ma sarà veramente cosi facile: Medvedev o Ivanov? Si domandano ad esempio gli osservatori del Economist. Non è che Putin ha in serbo un terzo incomodo alla maniera di Eltsin, che ha tirato letteralmente dal nulla lo stesso Putin? Forse, ma ciò appartiene all’ambito della speculazione più pura.
E’ poi Putin non è Eltsin, ricordiamocelo. L’uomo non è avvezzo ai colpi di testa.
Barzaletta di quelli che circolano nei pubs:
Appena saputo che il sole divorerà la terra fra 7 milioni di anni, Medvedev ha dato ordine di sbrigarsi con l'applicazione dei Progetti Nazionali.