
Oggi Medevedev è diventato ufficialmente il terzo presidente della Russia. Senza indugio, e come primo suo atto, ha inviato alla Duma la candidatura di Putin come primo ministro. "Tutto è già deciso e tutto sta seguendo un percorso già deciso da tempo" - annunca soddisfatta la portavoce della Russia Unita, il partito di governo. Dichiarazione di una certa gravità per un paese democratico da cui uscirebbe un parlamento "notaio" che mette ubbidiente timbri su decisioni presi altrove e da organi non prevvisti dalla costituzione.
Inizia il putismo, l'era di Putin senza Putin. Non metterà, Putin, il ritratto del terzo presidente russo Medvedev nel suo ufficio come vuole la tradizione. Il putismo è l'arte della imitazione. Imitazione della democrazia, imitazione della libertà di parola, imitazione di partiti e movimenti. Da oggi, imitazione del Presidente della Russia. Il ruolo c'è, ma deciderà - c'è da giurarci - non più di quanto decide Napolitano in Italia.
Scenari futuri? Il putismo è legato alle sorti di una persona: Putin. Putinismo finirà con Putin, come lo stalinismo è finito con Stalin, l'era breznevniana con Breznev e la perestroica direttamente con la fine dello Stato.
Il Putinismo ha tratti di peronismo. Ha solidi basi nell'appoggio popolare perciò non ricorre alle armi per autosostenersi. Ma l'appoggio popolare è volatile per definizione, e allora le armi potrebbero sopperire come i manganelli durante le marce della opposizione sopperiscono ad una Costituzione pasticciata e inutile.
Il Putinismo trae linfa economica dai prezzi record di petrolio e gas. Ma la manna dal cielo non viene reinvestita per creare un tessuto economico radicato e duraturo, ovvero industrie internazionalmente concorrenziali. Non viene incentivato un ambiente imprenditoriale moderno libero dalla corruzione e dallo capriccio dello Stato. Agli investitori torna in mente la sorte toccata alla Yukos e ai contratti della BP e EDF buttati a calci in culo in barba ai contratti e obblighi di parte.
Il Putinismo vive l'apice del suo successo ma è volatile quanto le basi su cui si poggia.
Auguri, Presidente Medvedev.

Si scaldano gli animi in Georgia dopo l'uscita del governo Russo che si è detto <<pronto a riconoscere l'indipendeza della Abkhazia>>. La mossa era evidentemente propagandistica e seguiva il riconoscimento del Kosovo da parte dell'Europa e USA. Altretanto polemica e propagandista la risposta della Nino Burdzanadze, presidente del parlamento georgiano e facente funzione del capo di stato. La signora ha dichiarato che un eventuale riconoscimento dell'indipendenza della Abkhazia da parte della Russia sarà considerata come una dichiarazione di guerra.
Nino Burdzanadze sabato ha dichiarato <<Se le autorità russe faranno questo passo [riconoscere l'indipendenza dell'Abkhazia] ciò sarà una diretta dichiarazione di guerra alla Georgia e una occupazione del nostro paese>>
Il ministro degli esteri della Abkhazia il sig. Serghei Shamba ha definito le dichiarazioni della signora "senza senso". <<Non è chiaro a chi sono indirizzate queste minacce - ha detto il ministro dell'Abkhazia - se alla Russia si tratta di una buffonata. Se alla Abkhazia allora vorrei ricordare come sono finiti i tentativi di occupazione georgiana nel 1992,1998 e nel 2001>>.
Shamba ha continuato <<Continueremmo a pretendere che il precedente del Kosovo abbia il suo peso. In questo caso il processo di riconoscimento dell'Abkhazia ha la strada spianata. La nostra situazione è analoga a quella del Kosovo e abbiamo gli stessi diritti a chiedere il riconoscimento dell'indipendenza. Abbiamo dalla nostra sia l'esperienza che il diritto internazionale in questo campo>>.
Di parere opposto l'ex ministro georgiano per questioni regionali Georgij Hadaraev che nell'intervista alla Nezavisimaia Gazeta ha dichiarato: <<Non ci credo che la Russia riconoscerà l'indipendenza della Abkhazia e della Ossetia del Sud. A favore di questa sciagurata scelta non esiste una sola argomentazione logica. Mosca già ha tutto ciò che le serve in questa regione: ha il controllo politico, militare ed economico. Riconoscere formalmente una indipendenza che de facto esiste già non le darà nulla di concreto in più, invece avrà grossi gratacapi nelle proprie regioni dove serpeggia il separatismo>>.
Intanto Mosca fa finta di non centrare nulla. Un ingenuoamente stupito rappresentante russo a New York presso le Nazioni Unite ha dichiarato che <<Mosca è preoccupata per la crescente ondata di rivendicazioni separatiste al seguito del riconoscimento del Kosovo>>. Mosca sarà anche preoccupata, però promettere di riconoscere unilateralmente le varie indipendenze caucasiche non aiuta a diminuire "la crescente ondata di rivendicazioni separatiste". Forse le fomenta.
Brutta settimana per la Georgia. Dopo l'Ossetia del Sud (leggi sotto) anche l'Abkazia ha chiesto "alla comunità mondiale" di riconoscere l'indipendenza.
Mosca gioca al gatto e al topo con l'Europa faccendo trapellare in via ufficiosa di essere pronta a riconoscere l'Abkazia, e per concrettizzare la cosa ha levato oggi le sanzioni economiche contro l'autoproclamata repubblica.
Pronta la reazione europea per bocca del Commissario per gli Affari Esteri Benita Ferrero Waldner <<desta preoccupazione e allarme l'evidente intenzione della Russia di riconoscere l'Abkahzia>>.
Dubbito che la Russia riconosca l'indipendenza dell'Abkhazia: la Signora può stare tranquilla. Riconoscere l'Abkhazia per i russi equivale a darsi una zappa sui piedi in Cecenia, per esempio.
L'atteggiamento è l'equivalente diplomatico al lanciare il sasso e ritirare la mano.
La Waldner ha ribadito ai russi che l'Unione sosterrà sempre l'integralità territoriale della Georgia.
La Georgia dal canto suo con toni aggressivi ha accusato la Russia di fomentare separtismi col suo atteggiamento irresponsabile.
Dopo l'indipendenza unilaterale del Kosovo, il governo Russo ammoniva in più occasioni che ciò sarebbe stato un precedente. La Russia da tempo sostiene diverse cause indipendentiste in Moldavia con la Transdnistria; in Georgia con Abkhazia e l'Ossetia.
In nessun di queste cause il supporto russo si è mai spinto al sostegno completo politico ed economico di una indipendenza effettiva, nè la Russia desidera aprire questi vasi di pandora.
Ciò che è probabile che stiamo assistendo ad un ricatto psicologico dell'Occidente dopo lo schiaffo subito con l'indipendenza del Kosovo. Si solleva un po' di chiasso giusto per dire il "l'avevamo detto".
La situazione si sgonfierà da sola.


Ha sollevato interesse il libro di Edward Lucas, (il suo blog http://edwardlucas.blogspot.com/). Lucas è un noto esperto inglese sulla Russia, scrittore, giornalista per Economist. Ha scritto il libro NEW COLD WAR "per svegliare l'opinione pubblica europea sulla vera natura e identità della Russia". "L'Occidente sta perdendo la nuova guerra fredda senza neanchè accorgersi che la guerra è iniziata".
Secondo Lucas lo scontro tra l'Occidente (ma forse Lucas confonde Gran Bretagna per l'Occidente) e la Russa è lo scontro fra due sistemi di valori opposti, e la politica estera del Cremlino è un naturale proseguimento della politica interna: liquidazione delle libertà personali, distruzione della società civile, repressione dell'opposizione. "Il conflitto ideologico in questa nuova guerra fredda è un conflitto fra il nazionalismo senza legge russo e il diritto e pluralismo occidentale" scrive Lucas.
Però la Russia non rappresenta più una minaccia militare. Bisogna preoccuparsi lo stesso? Lucas descrive rapidamente le tappe principale della espansione energitica e finanziaria della Russia in Europa occidentale, e tenta di dimostrare come questa espansione si intreccia strettamente con interessi politici. "Se prima l'Occidente usava le proprie risorse finanziarie per aiutare i processi di riforme nei paesi vicini, oggi il Cremlino usa le proprie risorse finanziarie per sabbotare e indebolire la democrazia in quei stessi paesi".
"Russia non vuole essere normale"
Lucas deride le aspettative liberali degli anni 90 quando in molti credevano che, dopo il fallimento del comunismo, Russia diventerà parte dell'Europa e dell'Occidente.
"L'errore più grave commesso dal mondo dopo il 1991 è l'aver immaginato che la Russia lentamente ma inesorabilmente si trasformerà in "un paese normale" - scrive Lucas faccendo intuire di essere un fatalista.
"Il danno portato dai comunisti in 70 anni di governo, si è rivelato profondo e il richiamo del male troppo forte. La sfida lanciata a Eltsin e ai suoi riformatori era troppo grande".
Lucas espande il proprio concetto fatalista: "Neanchè la migliore politica del mondo, organizzata idealmente e con un supporto pubblico illimitato, sarebbe riuscita con i catastrofici problemi che ha dovuto affrontare la Russia".
Un punto di vista del genere è molto diffuso. Dopo un evento storico catastrofico è facile supporre che niente altro poteva succedere dopo a parte ciò che è successo. E' cosi nella desolazione della Germania sconfitta nella prima guerra mondiale era inevitabile la nascita di Hitler; dopo la rivoluzione d'ottobre e il terrore rosso di Lenin era inevitabile uno come Stalin, etc. Putroppo non esiste un modo sperimentale per verificare queste idee di "fatalismo storico" e "del male inevitabile". Ma non si può escludere a priori, come fa Lucas, che la Storia non poteva evolversi in modo alternativo senza i vari Stalin, Hitler ma anche Churchill. E, ovviamente, senza Vladimir Putin.
Lodevole la spiegazione di Lucas sul perchè nel mente della gente comune la democrazia e il capitalismo di mercato è spesso associato alla anarchia, corruzione, banditismo e oligarchia.
L'Unione Sovietica ha lasciato "in eredità" al nuovo governo russo un paese sull'orlo del fallimento. Ma la popolazione ha ritenuto responsabile proprio Eltsin e il suo governo. Il Primo Ministro Pavlov di fatto ha svalutato il rublo, ma la popolazione lo ha notato solo quando Gaidar è riuscito a riempire i negozi con cibo e merce, rendendo palese il ridotto potere d'acquisto degli salari. Da quel istante Gaidar è ritenuto "il colpevole" per aver distrutto i risparmi della gente e svalutato la pensione. Al contrario oggi l'aumento della qualità di vita è ritenuto, non a torto, essere merito di Putin e ciò spiega il suo alto indice di gradimento.
Che libertà vogliano i russi?
"Putin ha salvato quelle libertà di cui sono particolarmente gelosi i nuovi russi". Hanno molte più possibilità che prima di pianificare la propria vita, di istruirsi, di viaggiare, di crescere i propri figli come vogliano; possano acquistare tutto ciò che possano; possano avere proprietà immobiliari in Russia e all'estero, possano professare la religione che meglio credano e possano vivere la propria vita sessuale in base alle proprie preferenze" scrive Lucas.
Anche se non hanno la libertà di scegliere i propri governanti o di creare organizzazioni pubbliche che possano influire sulle scelte di governo, ne di influenzare in nessun altro modo il proprio governo, tutto ciò non è importante. Mai in tutta la storia della Russia ci fu un livello di benessere e libertà cosi diffuso. Qui c'è molto di cui essere orgogliosi e questo bisogna riconoscere anche da parte di chi critica la strada attuale del paese, - nota l'autore del New Cold War.
Fra chi critica la strada scelta dal paese, c'è ovviamente Lucas stesso. Secondo lui in Russia si è creato un "pluralismo falsificato": le leggi, le elezioni, la proprietà privata: sono tutti attributi di un paese democratico ma nel gran paese servano unicamente a mascherare l'illegalità diffuso, la violenza e il sopruso.
[CONTINUA]

Lo scontro diplomatico fra la Gran Bretagna e la Russia raggiunge un nuovo livello di tensione. Nella giornata di ieri le sedi di British Council, l'ente brittanico culturale, di San Pietroburgo ed Ekatenburgo sono stati chiusi a forza dalla polizia, mentre nella sede centrale di Mosca - che ha sede nella ambasciata brittanica - è stato rimosso il cartello del ente.
I dipendenti russi del British Council oggi sono rimasti a casa e gli ingressi sono bloccati dai poliziotti che tengano lontano curiosi e giornalisti, riferisce Gazeta.
Il Foreign Office brittanico ha diffuso un comunicato in cui, in sostanza, dichiarava di non tentare più alcuna strada negoziale nel braccio di ferro con le autorità russe. Il Ministro degli Esteri inglese ha dichiarato che l'azione russa "è pregiudiziale e non degna di un grande paese".
La sede londinese brittanica del British Council ha diffuso il comunicato: "A seguito delle azioni intraprese dalle autorità russe , siamo spiacenti di interrompere tutte le nostre attività da sempre improntate alla qualità verso l'utente. Speriamo di riprendere le nostre attività col nostro abituale standard nel tempo più breve possibile".
Lo scontro fra i russi e il British Council ebbe inizio nella cornice del più ampio scontro diplomatico dopo l'omicidio di Litvenenko e la richiesta di estradizione per Lugovoi, faccendiere russo sospettato dagli inglesi di essere l'autore materiale del avvelenamento (poi eletto deputato). Il British Council fu accusato di avere evaso le tasse e di tenere corsi commerciali di lingua inglese e dunque non essere quel ente culturale che ha dichiarato di essere.
In quei giorni numerosi alti esponenti della amministrazione accusarono direttamente il British Council di essere un covo di spie inglesi che tentava di destabilizzare il governo organizzando una rivoluzione arancione.
"Azioni del genere accadevano durante la guerra fredda" - ha dichiarato Miliband, il ministro degli esteri inglese. "Le azioni della Russia sollevano domande sul suo rispetto della legge internazionale e del suo atteggiamento verso i propri cittadini".
Dopo 10 anni di governo Putin la stabilità è la maggiore e più orgogliosa rivendicazione dell’amministrazione. Stabilità nel governo, stabilità nella politica estera, stabilità nella economia e sfera sociale. Tutto è all’insegna della stabilità. Anche il fondo di accumulo degli petrodollari si chiama, indovina, fondo di stabilità.
A tirare il bilancio del governo di Putin ricorre sempre questa parola chiave. E in questa parola, stabilità, si racchiude l’intero progetto politico perseguito con ostinazione e coerenza da Putin.
Però si sono fatti i conti senza l'oste.
La democrazia è parolaia, instabile, piena di litigi, rivendicazioni, scioperi, manifestazioni, proteste. Ma è l’unica forma di governo che consente valvole di sfogo alla pressione della società civile.
Putin ignora, nel suo progetto politico, le esigenze della società che sono multiformi, svariati, settoriali, generazionali e debbano avere valvole di sfogo nel rivendicare le proprie esigenze ed aspirazioni. Questo è un elemento della democrazia.
Senza la democrazia non c’è vera stabilità, c’è solo un forzato appiattimento del magma vitale della società sotto il coperchio della ideologia e del pensiero unico. Quanto potrà durare?
Qualcosa vorrà dire se la democrazia è la forma di governo più lunga e stabile sopravvissuta alla storia.
Se l’aspirazione di Vladimir era un edificio stabile, ha sbagliato sin dal primo mattone. Era un gesto di stabilità, invece, concedere a Bukovskij di gareggiare nelle elezioni. Il suo delfino Medvedev avrebbe perso qualche punto percentuale, ma la Stabilità, quella con la s maiuscola, ne avrebbe guadagnati molti di più.

Un paese dove il voto di un elettore vale più di quello di cento milioni, questo è la Russia. Il voto di Putin per Medvedev ha sostanzialmente già eletto Medvedev come terzo presidente della Russia.
Putin ha ereditato da Eltsin un sistema politico che gli ha permesso di fare ciò che ha fatto. L'istituto della presidenza russa nata dalla costituzione del 93 è il peccato originale della morte in cula della democrazia.
Eltsin ha annulato de facto ogni contropeso all'istituto della presidenza, investendola di potere talmente ampio e onniscente che ogni presidente forgerà lo stato alle proprie idee di "stabilità" e "democrazia guidata" più perverse.
Eltsin ha precise responsabilità per aver sacrificato alle esigenze di breve respiro (la sua lotta con la Duma-Soviet Supremo nel 93) la stabilità e il progresso del paese. Si obbietterà che la richezza e il progresso economico pare possibile raggiungere anche senza la democrazia (Cina insegna).
Ma un paese che non garantisce ai propri cittadini diritti inviolabili; un paese che usa la legge e i tribunali per motivi politici non crea un ambiente fertile per lo sviluppo salutare e concorrenziale della propria economia. L'economia invece sarà basata sui favoritismi, corruzione e ad ogni cambio di clan al governo, ci sarà il cambio dei cosidetti "oligarchi". Ieri Berezovskiy era ricco e potente, oggi è accusato di ogni infamia all'eccezione delle guerre puniche. Oggi Abramovich è esempio del uomo fatto da sè, domani probabilmente sarà un incallito evasore fiscale.
Eltsin con la sua costituzione del 93 non ha sacrificato solo il processo democratico russo e un sistema di bilanciamenti e contropesi alla Presidenza; ha sacrificato lo sviluppo strutturale della economia russa. L'economia russa oggi è artificialmente drogata dai prezzi alti non solo del petrolio ma anche di molte materie prime. Questa non è un'economia sana, questa è una gigantesca bolla che si sta gonfiando. E le bolle hanno da sempre un unico destino.
Prima di tornare a commentare le elezioni parlamentari in Russia e l'annuncio di Putin su chi sarà il suo successore (Medvedev), vorrei tracciare un quadro generale di ciò che sta accadendo in Russia e su quali sono le scuole di pensiero per il futuro della nazione più grande del mondo, nonchè il PRIMO esportatore mondiale di gas e secondo di petrolio.
Si possano individuare due scuole di pensiero fra gli osservatori più attenti (ciò non questo blog :)
La prima è la teoria Kapussiana dal KPSS il partito comunista dell'Unione Sovietica. Questa teoria sostiene che Putin diventerrà una specia di "padre della nazione", "leader nazionale" ed ettichette simili. Sarà lui, attraverso il partito Russia Unita il centro de facto del potere politico, amministrativo russo. Mentre gli organi costituzionali Duma, il Presidente, i Ministri saranno svuotati da ogni potere e funzione reale. Si ritornerebbe, dunque, ad una sorte del partito unico, con un leader unico - come fu il KPSS e il suo segretario generale - che svolge con continuità, informalmente la politica della Russia. I sostenitori di questa scuola di pensiero affermano che Putin non ha scelto, pur avendone avuto tutte le possibilità, di rimanere per il terzo mandato, perchè tanto sapeva che entro breve le leve reali del potere sarebbero passati da tutta un'altra parte.
La seconda teoria è quella del "trono dello zar", cosi definita dal New York Times. Questa scuola di pensiero sostiene che avendo distrutto ogni sistema di bilanciamento costituzionale all'istituto del Presidente, chiunque occupi quel posto automaticamente si ritrova nella stanza dei bottoni e diventa il vero fautore del corso politico del paese. Per contro, chiunque ne venga allontanato o si allontani perde ogni potere reale e cadrà nel dimenticataio e da lì ai libri di storia. I sostenitori di questa scuola indicano in Putin stesso l'esempio più lampante del "trono dello zar". Nato dal nulla, selezionato dalla famiglia di Eltsin a cui avrebbe dovuto teoricamente servire, appena insediatosi sul "trono" ha sbaraccato la vecchia russia portando avanti una propria politica, i suoi uomini, il suo business. Eltsin, invece, è sparito dalla scena nazionale e internazionale in giro di pochi mesi, faccendo tornare parlare di se solo per la sua morte.
Queste teorie non sono solo un diletto di politologia. Queste teorie danno una risposta concreta a chi guardare per capire il futuro corso del gigante.
Se guardare a Medvedev e alla sua agenda, oppure neanchè distogliere lo sguardo da Putin: in un paese dove i partiti sono di cartone colorato, perchè anche la Presidenza può non diventarlo?
Lo spot censurato dalle tv.
La scritta sovraimpressione: "Questa parte del brano è stata tagliata dal Canale Kultura", compare il canta autore col testo: "Figliolo alziamo un bicchierino per V.V. (Putin n.d.a) anche se ci ha già rotto pure lui..."
Scritta sovraimpressione: "Per questo intervista Leonid Parfenov è stato licenziato dalla tv di stato". Appare sul video una cosidetta vedova nera, vedove dei guerriglieri ceceni uccisi dai russi, che dice" lui (il marito n.d.a) è stato ucciso a.."
Scritta sovraimpressione "Questo uomo non vedrete mai più in tv". Compare sullo schermo il popolare conduttore dei talk show politici che dice "Benvenuti a Libertà di Parola, un programma dove la libertà di parola è limitata solo dal tempo e da me, Savik Shuster".
Sovraimpressione: "Loro sostengano che nel paese c'è la libertà di parola". Appare Putin che dichiara "il paese ha fatto una scelta storica per la democrazia e la libertà, una scelta ragionata e voluta e di cui la libertà dei mezzi di comunicazione è il più importante garante".
Appare il leader del SPS che gioca a fare lo zapping sui canali della tv, e su cui campeggiano sempre le stesse facce. "Perchè se c'è la libertà di informazione, non ci raccontano la verità su Beslan, Nord Ost e altri" si domanda rettoricamente il leader. Segue l'appello ad avere la risposta alle urna.
(SPS non entrerà in Duma dopo 2 Dicembre perchè non supererà lo sbarramento del 7%).

Una delle tante dichiarazioni di supporto a Putin dalla "gente di strada" apparse in tv.
La ruota della Storia torna indietro in Russia. Torna la corsa ad iscriversi "al partito" perchè ciò migliora le proprie chances di fare carriera. Migliora e aggiusta i processi ("sono iscritto al partito: non dirà, signor giudice, che avrebbero preso un criminale"). Torna il Deja Vu sovietico. Torna l'adorazione per il "Leader", tornano la mungitrice di vacche, atleti, attori, cantanti, ballerini e nani da circo, tornano tutti a chiedere al Leader "di rimanere". Perchè senza il "leader" va tutto a puttane, cosi piangono. E appena il Leader se ne va, spontaneamente o "aiutato dagli amici leali", lo si buta nel dimenticatoio.
La Russia è tornato a punto e a capo. Che il leader si chiami Breznev, Eltsin, Putin; che il partito sia Comunista oppure Russia Unita, si ricicla il già vissuto. Ecco, il russo medio è a suo agio. Torna l'Homus Sovieticus di bulgakoviana memoria, torna il pensiero comune. L'OSCE non si scomoda nemmeno di venire in Russia, perchè è tutto talmente corrotto e falsificato in queste elezioni, da non rendere necessario spendere i soldi per dimostrarlo? Bene, al Homus Sovieticus verrà, la sera stessa, dettato il pensiero comune. E cosi l'uomo comune di strada scoprirà di pensare che l'OSCE è un covo di spie; che ha organizzato la rivoluzione in Georgia che in Kosovo l'OSCE impedisce l'accesso ai seggi dei serbi regolarmente iscritti alle liste; e che i suoi "monitor" sono dei agenti della CIA sotto copertura. (Non invento nulla, cito la tv di stato).
E se Putin fosse una persona normale, non costerebbe nulla di dare ascolto ai vari ballerini, mungitrice di vacche e nani da circo, mandare a quel paese l'Europa e l'opinione mondiale e rimanere per il terzo mandato. E poi quarto. E poi quinto. E poi a vita come Leader Nazionale, come ha proposto il deputato ceceno, evidentemente il cui concetto di "potere" è più affine a quelle delle cosche mafiose che ai libri di Voltaire (che Il deputato ceceno crede essere un farmaco).
Ma grazie al Cielo, un critico autorevole a questo ritorno di peso al modo sovietico di fare politica, si è trovato.
"Non penso che il destino della Russia possa essere legato ad un uomo solo", "In Russia Unita è pieno di opportunisti". Sono dichiarazioni di Vladimir Putin. "So bene che il Partito serve la poltrona, e non me personalmente".
Penso che Putin abbia una sua statura politica, che la Storia gli riconoscerà. Avessimo avuto un Lukashenko o uno di quei presidenti-padri-della-nazione che hanno abusivamente occupato le poltrone nelle repubbliche ex sovietiche del caucaso, avremo già una dittatura col marchietto "doc".
Putin si è reso conto di aver distrutto il sistema di bilanciamento di poteri che impedivano a qualunque opportunista, con manie di grandezza, di ascoltare i vari ballerini, mungitrici, nani da circo e deputati ceceni, proclamandosi Leader nazionale. Al sistema costituzionale di bilanciamento di potere, è stato sostituito il sistema di lotta perenne fra cosche mafiose di potere. Ogni cosca brama dal sbrannare l'avversario e lo venderebbe subito al Presidente. Questo dividi et impera oggi è il sistema di governo della Russia. Rientra nel disegno di lotta perenne fra cosche gli eventi delle ultime settimane: FSB che arresta i doganieri corrotti; doganieri che aprono inchieste sui generali del FSB.
Le cosche sono fedeli alla poltrona e chi la occupa, non a Putin. A questo si riferiva Putin. Basta guardare da che gente è riuscito a circondarsi, per rendersi conto che nel momento esatto che Putin si dimettesse non conterebbe più nulla seduta stante.
Il Presidente della Duma, Mironov: ha dichiarato di essere disponibile a lasciare la sua poltrona a Putin in ogni momento; che galantuomo, che lealtà! Il vero grado di sua lealtà con gli amici, Mironov ce l'ha mostrata la settimana scorsa: cancellando dalla lista elettorale i suoi amici e compagni di sempre, lo scrittore Shargynov e Roijzman. Ha venduto i suoi amici di vent'anni in un attimo perchè l'ha chiesto "qualcuno" dall'apparato del partito. Che fiducia può avere Putin nel uomo che ricopre la terza carica dello stato?
Putin si è scavato la fossa da sola, dal primo momento che ha scelto di non rafforzare il sistema di bilanciamento dei poteri in Russia. L'ha scelto quando ha soffocato la televisione e la stampa libera, trasformando i sei canali federali in un palcoscenico per mungitrici, ballerini e nani da circo che gli chiedono di restare; e di salvarli, quando avrà tempo, dalle elezioni truccate per mano dei imperialisti del OSCE.


Un gruppo gogliardico si inchina al manifesto elettorale che recita: "Mosca vota Putin". (grazie Elena 82 per la foto).

Presidente Putin a proposito del sistema anti missilistico americano in Europa, ha tirato un diretto paragone con la crisi missilistica di Cuba. Sviluppando ulterioramente la fantasiosa idea del Presidente, mi aspetto che lui, come risposta alla minaccia talmente grave, torni di nuovo a dispiegare i missili russi a Cuba.
Ma il presidente russo, nonostante tutto questo parlare dell'interesse nazionale della Russia, difficilmente prenderà qualche azione di risposta adeguata alla minaccia americana (cosi da lui definita). Perchè se dovesse tirare troppo la corda, gli americani diventeranno ostili sul serio e porteranno alla Russia il colpo più terribile e immaginabile: il colpo sui conti svizzeri dei signori del Cremlino.
E' un problema arduo, quello di Putin. Da un lato, raccontare alla gente di tutte le Russie, che il paese sta restaurando la sua autorità sulla scena mondiale. Dall'altra parte fare ciò senza che gli americani, Dio lo scampi, prendano le parole russe troppo sul serio e si attivino con le politiche del caso.
Non so, forse qualche paese ha una politica estera. La Russia ne è sicuramente sprovvista: al posto della politica estera, la Russia ha "l'apparenza all'estero".
Un esempio su tutti: la relazione con la nemica Georgia. Iniziando con il film porno su Sakhasvili; passando al missile perso su Gori, con le relative dichiarazioni che il missile ce l'hanno portato e sepolto gli stessi georgiani.
Ai loro tempi, quando gli USA temevano minacce da parte di Cuba e dei missili sovietici là dislocati, hanno agito. Si può ridere quanto si vuole dello sbarco alla Baia dei Porci, ma almeno la risposta alle minacce fu uno sbarco e non le riprese di un porno film di propaganda. Gli USA concepivano Cuba come una minaccia ai loro interessi nazionali e hanno pensato una radicale soluzione a questa minaccia.
Nel 1968 la Primavera di Praga minacciava la distruzione del blocco socialista nella Europa dell'Est. L'URSS fece entrare i carri armati in Cecoslovacchia. Oggi, si può indignarsi quanto si vuole dei carri armati per le strade di Praga, ma l'URSS agì razionalmente nel perseguire i suoi obbiettivi di allora: mantere unito il blocco socialista.
Difficilmente si immagina l'URSS che minaccia la Cecoslovacchia "perdendo" i missili dagli aerei: è probabile che avrebbo perso anche la faccia.
A guardare le relazioni del Cremlino con i suoi vicini, la Georgia e l'Estonia, la prima cosa che si nota è la continua polemica sulle cose più infime e minute. Così non si comporta una superpotenza che aspiri ad essere tale. Così si comporta nella sceneggiata napoletana la vicina di casa, sporcando i panni stesi dalla vicina.
La seconda cosa che si nota è la completa inutilità di tutto ciò. In teoria, l'idea Russa è di rafforzare la propria autorità nel Caucaso. Difficilmente ciò si potrà ottenere coi video porno propagandistici. La mente torna di nuovo alla casalinga napoletana. Si può fare amicizia coi propri vicini e farsi rispettare su basi paritetiche. Si può reglarmente romperli i denti e costringerli a temere solo la nostra presenza. Ma aumentare la nostra autorità, sporcandogli di nascosto i panni stesi, è impossibile.
Ciò che vediamo non è una politica estera, qui è la psicologia estera. Sporcare i panni, è un gesto inutile. Ma non sempre la gente fa ciò che è utile. Alcune persone fanno ciò che è piacevole.
Esiste qualche limite a questa apparenza all'estero?
Certo che c'è.
Perchè, al posto di sporcare di nascosto i panni del vicino, non gli spacco il muso?
Risposta semplice: se rompi il muso a qualcuno, chiamano i carabinieri.
Tutte le azioni della Russia sulla scena mondiale, sono accuratamente dosate perchè "non chiamino i carabinieri". Perchè non ci siano sanzioni della comunità internazionale. Incomprensioni con la comunità internazionale, sì. Ridono di noi, sì. Sanzioni? Assolutamento no.
La Russia si diferenzia dai paesi canaglia perchè, a differenza di loro, non rappresenta un pericolo reale. In qualità di risposta simmetrica alla minaccia americana, la Russia non dislocca i missili a Cuba. In qualità di risposta simetrica alla minaccia americana, noi nominiamo invece come ministro della difesa l'ex mobiliere Serdjkov.
Noi russi non facciamo esplodere i missili sulla Georgia. Semplicemente li buttiamo giù come sassi, forse nella speranza di colpire in testa qualcuno. Modo originale, bisogna notare, di usare le armi ad alta precisione.
La comunità internazionale può addottare sanzioni contro paesi che organizzano il genocidio; invade il territorio del vicino o vi ci manda anche solo un reparto speciale. Ma chi addotta sanzioni contro chi manda "i ragazzi" a tirare le uova contro l'ambasciata Estone?
E' una lezione che al Cremlino hanno imparato bene. A suo tempo l'URSS rapprsentava una minaccia reale e concreta per il mondo libero, e, alla fine della fiera, il mondo libero ha braccato l'URSS in un angolo. Braccare i residenti attuali del Cremlino è anche più semplice: è sufficente indagare sui conti svizzeri e le proprietà immobiliari in costa azzurra.
Ecco, perchè Putin ad alta voce parla di una nuova crisi di Cuba, ma si comporta in modo tale che non chiamino i carabinieri.

FSB segnala che “contro Putin in Teheran si prepara un attentato dinamitardo”. A proposito di come FSB trova e sventa gli attentati, vale la pena di raccontare una vecchia storia. Vecchia non tanto: datata un anno e mezzo fa.
FSB scova e sventa un attentato contro il governatore di San Pietroburgo, la signora Matvienko, amica e protetta di Putin. L’attentato è stato fortunatamente stroncato dalla sempre efficente FSB, fra lodi della stampa e della opinione pubblica, e grazie al cielo, prima che i due pericolosi estremisti islamici si lanciassero imbottiti di esplosivo sulla signora di amicizie altolocate.
Furono arrestati tali Muratov e tale Saidgareev. Furono presi nel momento stesso che acquistavano l’esplosivo. L’arresto fu di quegli che si ricordano: intero quartiere bloccato; la palazzina circondata senza vie di fuga; elicotteri coi fari sorvolavano la zona; agenti in tuta antiproiettile con scritte FSB, armati di fucili ad alta precisione, abbattevano la porta con la telecamera a seguito . Muratov e Saidgareev si arrendevano spaventati davanti a tal professionalità e forza, borbottando sconesse scuse e ammissioni.
Nell’appartamento dei due, che si è rivelato essere infarcito di cimici e telecamere come un panettone di canditi, si prendevano i nastri delle registrazioni. I video mostrano i due che discutano con tal Muslim, ceceno e proprietario dell’appartamento. Parlano di tutto: dell’Islam perseguitato, dei gay parade, dell’Occidente decadente, della deriva in Russia.
Fra i migliaia di video di dottrina islamica in cucina c’è anche il video chiave che inchioda i malviventi: Muslim, il proprietario dell’appartamento, rimasto solo, alza la cornetta e compone un numero. Fissando poi dritto nella telecamera del soffitto, pronuncia in russo chiaro e forte, e chissà perchè nell'obbiettivo e non nella cornetta: “Allora siamo d’accordo, facciamo fuori la Matvenenko a Sabunta”.
Spento l'eco dei complimenti al FSB per l’ottimo lavoro, per la competenza, per la prontezza nel diffendere il paese, la storia inizia a fare acque da tutte le parti. Il venditore del esplosivo, quello da cui acquistavano i due terroristi, vi ricordate?, è scomparso letteralmente nel nulla. Dio sa solo come è riuscito a scappare da un palazzo circondato, da un quartiere isolato, con più di 300 uomini armati ed elicotteri di sorveglianza.
Successivamente venne fuori, grazie ad un giovane avvocato coinvolto marginalmente con l’inchiesta e che ebbe occasione di leggere le pratiche, che fu Muslim, il proprietario dell’appartamento, a reclutare i due disgraziati fuori da una moschea. Fu Muslim ad organizzare i cosidetti “discorsi in cucina” sull’Islam perseguitato. Questo Muslim nella casa di cui furono piazzati le camere di sorveglianza, colui che – alzando il viso verso la telecamera – pronunciò in russo forte e chiaro (non in ceceno, anche se erano tutti ceceni) la frase su Matvenenko. Questo Muslim che chiese "ai ragazzi" di andare a comprare l’esplosivo, ecco questo Muslim, risultò scomparso nel nulla. Svanito. Smaterializzato.
FSB disse che i suoi documenti si rivelarono falsi. Sì, è vero loro riuscirono a riempirgli la casa di camere nascoste, ma no, non si erano accorti che i documenti di questo Muslim erano falsi. Non avevano semplicemente controllato i suoi documenti.(così dissero).
La storia fu insabbiata con generale imbarazzo quando un giornalista indipendente fornì le prove che Muslim era un agente del FSB in copertura, e non si chiamava Muslim ovviamente.
Niente si seppe del venditore Houdini di esplosivi che riuscì a scapare da un palazzo circondato da agenti e senza vie di fughe.
Io, qualche ipotesi la azzarederei.
Che l’FSB (come KGB prima) organizza da sola i complotti per poi scoprirli, con grande piacere di tutti; dei suoi generali sopratutto che acquistano gradi, è noto. Patrushev (capo FSB nda) fece ridere tutti l’anno scorso quando disse di aver sventato tre attentati in tutti i tre forum internazionali che si tennero quel anno in Russia (Samara, San Pietrobrugo, Sotchi: ne parlammo già sul blog). Ovviamente, come si domandò all’epoca Kommersant, se sono stati sventati tre attentati, dove sono i terroristi? Dove sono i processi? Patrushev rispose piccato che “la stampa non si fida di chi lavora per il paese”.
E Basaev? Basaev il super terrorista ceceno, responsabile dell’assalto al NORD OST ( di cui cade in questi giorni proprio l’anniversario di cinque anni)? Si sfiorò la farsa, grazie al cielo, con poche ripercussioni sulla stampa occidentale.
Basaev è saltato su una bomba a Ekazevo, due chilometri da Nazrani, in Ighusehzia. I Federali del FSB (come venne fuori dopo) hanno una fifa nera di girare di notte per l’Inghusezia, e cosi aspettarono il mattino successivo per recarsi sul posto dell’attentato. Una volta arrivati, i locali riferirono al FSB il via vai il giorno prima sul posto delle milizie dei vari Don Rodrigo locali. Fu cosi che dopo ben 16 ore dalla esplosione, il ben amato Nikolaij Platonovich Patrushev, capo del FSB, scoprì di aver condotto una “operazione speciale” senza saperlo. Mentre Patrushev correva al Cremlino per fare “la relazione” al Presidente, i suoi in Inghusezia scoprivano che le tracce della bomba e la metodologia dell’attentato collegava l'esplosivo a certi clan locali. Rese di conti interni, in altre parole.
La cosiddetta operazione “Basaev” portò a medaglie, medagliette, nastrini e varie promozioni a ben 24 generali del FSB.
Ecco e ora FSB scopre qualcosa in Iran...

Mihkelsoni: usa trucchi da piazzista.
Che gli Estoni odiano profondamente la Russia, è chiaro ai nostri lettori più affezionati. Dopo aver spostato la statua del soldato liberatore nella loro capitale; dopo aver provocato a Ravenna il Patriarcato Russo, ora arrivano a ipotizzare che l'OSCE è al soldo dei russi.
La mentalità estone sembra essere: chi parla a favore della Russia, deve per forza essere o pazzo o venduto. E' cosi che è stato accolto a Talinn il richiamo formale dell'OSCE per il rispetto dei diritti linguistici della minoranza russa.
Minoranza mica tale. 30%, secondo statistiche estoni, sono i cittadini della piccola, ma irrascibile, repubblica che parlano il russo come lingua principale. Continuamente perseguitati con lo scopo dichiarato di mandarli fuori dal paese, la minoranza non riesce ad avere proprie scuole, propri insegnanti, comunicare con lo stato nella propria lingua. I giornali sono costantemente perquisiti, le rotative regolarmente fermati per "accertamenti" e "controllo licenze software".
Da quanto è entrata in Europa l'Estonia ha dovuto sfumare le